FC 26 I 50 giovani talenti più forti del calcio mondiale nel 2026 – Seconda parte
Prima Parte:
FC 26 I 50 giovani talenti più forti del calcio mondiale nel 2026 – Prima parte

JOSEPH LITETA, 2006, CAGLIARI (ZAMBIA)
Il Cagliari sembra voler puntare sempre più sulla propria Primavera, che è sottovalutata in relazione alla dimensione del club, se si considera che negli ultimi anni ha prodotto tanti giocatori di Serie A. Uno su tutti Nicolò Barella, ma anche Murru, Deiola, Carboni, e leggermente più indietro Francesco Pisano e Marco Sau. Nomi magari non di primo piano ma comunque autori di una solida carriera in Serie A. E con la promozione di Fabio Pisacane dalla Primavera alla prima squadra la società sarda sembra voler puntare di più sui propri “prodotti”, e tra questi, oltre a Riyad Idrissi, c’è anche Joseph Liteta, che è arrivato a Cagliari nel 2024 dall’Atletico Lusaka. Il classe 2006 zambiano era inamovibile nella Primavera di Pisacane e il tecnico napoletano ha deciso di promuoverlo. Ha già collezionato due presenze, di cui una da titolare con il Verona ad ottobre, ed ha anche esordito con lo Zambia in Coppa d’Africa.
Può giocare mediano o mezzala. Non è particolarmente alto (1.75) ma compensa con la sua intelligenza tattica da giocatore già maturo, fattore particolarmente apprezzato da Pisacane. Non possiede un primo passo particolarmente esplosivo, ma compensa con una grande resistenza e soprattutto una grande intensità messa in campo anche nello spazio concesso da Pisacane contro il Verona, che dopo la partita lo ha elogiato. «Liteta è un ragazzo che ho visto crescere, avevo bisogno dall’inizio della sua calma e pulizia in mezzo al campo. Ha un grande futuro davanti.».
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Un video di Liteta quando ancora era una promessa locale del calcio zambiano.
Le qualità di Liteta non sono solo fisiche. Il 19enne è molto intelligente nelle letture difensive, specialmente quando si tratta di dover proteggere la linea di difesa, ed è molto preciso quando si tratta di far ripartire l’azione. Qualità in entrambe le fasi che lo hanno fatto spostare, in Primavera, da mezzala, forse il ruolo più ottimale per un futuro sviluppo nel calcio dei grandi. Pisacane non ha paura di far giocare i giovani. Per ora i risultati gli stanno dando ragione, ed è probabile che Liteta trovi ancora più spazio nel 2026.
JOÃO SIMÕES, 2007, SPORTING CP (PORTOGALLO)
I centrocampisti portoghesi si dividono in genere in due categorie. Piccoli barattolini tutta tecnica praticamente infallibili nel gioco corto; enormi armadi deputati solo a distruggere il gioco avversario. Moutinho e Vitinha fanno parte della prima categoria, Danilo e Palhinha della seconda. Joao Simoes è arrivato per rompere questa dicotomia, con un gioco da mezzala box-to-box che non fa del tutto parte della tradizione portoghese. È ovviamente un giocatore molto dotato tecnicamente, mancino. Il suo stile di gioco però è piuttosto verticale e basato sulle conduzioni palla al piede, gli inserimenti, i tiri. Non è molto veloce ma è forte nei duelli, capace di strappi e improvvise accelerazioni.
Lo scorso anno si stava già inserendo in prima squadra, prima che una frattura del metatarso gli facesse perdere metà stagione. Quest’anno ha ripreso il suo inserimento nello Sporting. Sta giocando come secondo mediano di un 4-2-3-1 accanto a un mediano come Hjulmand, che tiene la posizione e gli offre ampia libertà per sganciarsi in avanti. La qualità del suo piede nel gioco lungo e corto è notevole. Simoes ha tutta l’aria del giocatore per cui la Premier League sarà disposta a staccare un grosso assegno.
IBRAHIM MBAYE, 2008, PSG (SENEGAL)
Ibrahim Mbaye è entrato a mezz’ora dalla fine di Senegal-Congo e ha creato il panico. Non ha concluso niente, per carità, ma sembrava andare a una velocità diversa da tutti gli altri. Può giocare a sinistra o a destra, appena riceve palla vuole sfrecciare verso la porta avversaria. Ha baricentro basso, gambe potenti, sui primi passi è devastante. A volte va così veloce che sembra faticare a rimanere in piedi. Ha un buon bagaglio di trick ma non è Doué: è più diretto. Si fida molto della sua velocità. Nell’uno contro uno neanche un mostro come Koundè è riuscito a contenerlo.
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Possiede una facilità di calcio notevole e non disdegna di concludere anche col sinistro. Arrivato sulla trequarti è bravo anche a fraseggiare nello stretto, a cercare associazioni spontanee. Insomma: è forte, molto forte. Molto forte anche per lo standard di questa lista fatta di giovani forti. Bisognerà vedere quali saranno le sue scelte di carriera, se Luis Enrique punterà su di lui con continuità o se dovrà provare a trovare minutaggio altrove. L’allenatore del PSG ha detto che sta giocando già a un livello molto molto alto. È diventato il giocatore più giovane a giocare e a vincere una Supercoppa UEFA (record che apparteneva a Ryan Giggs). Il Senegal, che rappresenta, è il paese di suo padre, mentre sua madre ha origini marocchine.
Effettivamente era un po’ che non veniva fuori un fenomeno del PSG cresciuto nell’Ile de France, grazie.
YAN DIOMANDE, 2006, RB LIPSIA (COSTA D’AVORIO)
Siamo a gennaio e Yan Diomandé ha già 7 gol e 4 assist in 16 partite e soprattutto senza nemmeno essere sempre titolare. Il giovane ivoriano, altro talento sulle ali della Nazionale africana come Amad Diallo, è arrivato in estate dal Leganés per 20 milioni di euro. Una cifra anche elevata se si considera che nel club spagnolo, poi retrocesso, Diomandé aveva giocato appena dieci partite, che però sono bastate al Lipsia per credere in lui.
Diomandé può giocare su tutte e due le fasce, anche se il suo lato preferito è chiaramente il destro, dove ha segnato e fatto quasi tutti gli assist. C’è di più rispetto ai numeri, ed è il senso di minaccia che riesce a portare palla al piede. È per distacco il miglior dribblatore della Bundesliga e tra i migliori d’Europa in questa stagione. I numeri sono notevoli: Diomandé completa 3 dribbling a partita e sorpassa il suo avversario nel 58% dei tentativi. Non solo, è anche il secondo calciatore in Bundesliga per metri guadagnati portando palla (le cosiddette progressive carries) e soprattutto è il terzo per palle portate dentro l’area di rigore avversaria.
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Chissà che l’ivoriano non sarà protagonista di un grande trasferimento già nel 2026.
MATTEO PALMA, 2008, UDINESE (GERMANIA)
L’Udinese non è una squadra che di solito punta sui giovani italiani, e teoricamente non è neanche questo il caso, essendo Palma sì di padre italiano e in passato nazionale Under-15, ma a livello Under-16 e Under-17 ha deciso di rappresentare il suo paese di nascita, la Germania. Qualcosa però sta cambiando nel club friulano, e lo testimoniano sia l’acquisto estivo del promettente portiere Nunziante del Benevento che soprattutto le opportunità date a Palma, che a 17 anni ha già avuto modo di scendere in campo in 4 partite di A quest’anno, addirittura da titolare contro il Sassuolo a inizio stagione. Una rarità a quest’età, soprattutto nel nostro campionato, ma Runjaic sembra avere fiducia in lui.
Palma ha un fisico imponente (1.94) a cui abbina una buona agilità ma soprattutto una forza fisica straripante, forse il fattore che più ha contribuito a renderlo già pronto per il calcio ad alti livelli. Una qualità che spicca anche in una squadra maestosa come l’Udinese. La sua forza fisica, abbinata a un buon primo passo, lo rendono un braccetto da difesa a tre aggressivi sul marcatore diretto. Nella partita di Coppa Italia contro la Juventus si è vista però la difficoltà nella scelta dei tempi di intervento, e nella gestione nell’uno contro Yildiz (ci mancherebbe).
Per portarlo a Udine i friulani lo hanno strappato dal vivaio dell’Hertha Berlino, e in una difesa che probabilmente perderà Oumar Solet in estate quest’anno è soprattutto di apprendistato per Palma. Non sappiamo ci sarà ancora Runjaic l’anno prossimo, che sembra credere particolarmente in lui, ma è un giocatore da tenere d’occhio sia per questa seconda parte di stagione che soprattutto per l’anno prossimo, dove potrebbe imporsi tra i titolari.
OSKAR PIETUSZEWSKI, 2008, JAGIELLONIA (POLONIA)
Lo Jagiellonia non è solo Afimico Pululu, ma da quest’anno anche Oskar Pietuszewski, che ancora minorenne gioca già in Europa. Gli vedi le cosce e capisci che giocatore è. Ala sinistra che gioca a piede invertito e che dribbla parecchio. Sta già giocando e segnando molto. Ha già 4 gol in 4 presenze con l’Under-21 polacca. In Polonia è considerato un predestinato, e in effetti sta battendo tutti i record di precocità e si parla di lui per trasferimenti importanti (è stato accostato al Porto, per esempio, e a un trasferimento potenziale da 11 milioni).
Dribbla troppo, lascia andare via spesso troppo tardi il pallone (se guardate lo Jagiellonia ci sono spesso attorno compagni intransigenti che lo sgridano) e spalle alla porta soffre ancora la pressione fisica avversaria. Però quando si gira non è facile da fermare: ha cambi di direzione davvero fulminanti e quando punta la porta è pericoloso. Possiede un’intensità mentale davvero alta, che a volte però lo trasforma in un giocatore frenetico e un po’ pasticcione.
Un pochino monodimensionale, a questo punto del suo sviluppo, e bisognerà capire se potrà diventare un giocatore più complesso di un’ala che dribbla e rientra sul destro. Deve migliorare molto nell’ultimo passaggio, per esempio. Nel frattempo però la Polonia sembra aver trovato davvero un tesoro, visto che di giocatori con queste caratteristiche l’Europa non è esattamente piena.
Oltre al Porto ci sono altre squadre interessate: è davvero difficile immaginare che Pietuszewski possa passare il 2026 in Polonia.
ABDELHAMID AIT BOUDLAL, 2006, RENNES (MAROCCO)
Per una volta un talento nordafricano, marocchino, di cui innamorarsi, che non sia una mezzala dribblomane o un’ala che gioca solo di tacco. Ait Boudlal è un difensore centrale di piede destro che ha appena iniziato a giocare tra i professionisti: una manciata di partite lo scorso anno con l’Amiens, in Ligue 2, una manciata quest’anno con il Rennes, in Ligue 1. Ha segnato due gol e fatto un assist e stava giocando titolare da qualche partita di seguito prima che Regragui lo abbia convocato per la Coppa d’Africa. Per il momento non ha ancora giocato un minuto nella squadra padrona di casa e favorita per la vittoria, ma considerando che ha compiuto 19 anni la scorsa estate non è male.
Soprattutto considerando il ruolo delicato. Ait Boudlal è alto un metro e novanta, è magro e molto tecnico, in effetti assomiglia a un qualsiasi centrocampista marocchino, anticipa usando la suola e dribbla gli attaccanti in pressione senza rete di sicurezza alle spalle. Quando imposta, poi, lo fa con la testa alta e sceglie quasi sempre il passaggio più difficile e ambizioso da fare. Ama lanciare lungo tagliando la palla di collo.
Ma è abile nei duelli a terra (di testa va da sé che è molto forte) ed esce spesso dai duelli uno contro uno con la palla al piede. Fisicamente non sembra ancora aver del tutto sviluppato ma è uno di quei difensori che legge bene le traiettorie del pallone e anticipa i movimenti dell’avversario andando sul pallone. Su YouTube si trovano video in cui vince i tackle con il tacco del piede di richiamo. Non ha esperienza ed è difficile dire quale sia il suo livello massimo, ma sognare non costa niente. Considerando che Leny Yoro (il profilo forse più simile al suo, anche se molto più esplosivo) è stato pagato 70 milioni dal Manchester United dopo una stagione e mezza col Lille, non ci sarà da stupirsi se anche Ait Boudlal attirerà l’attenzione di qualche big la prossima estate.
SAID EL MALA, 2006, COLONIA (GERMANIA)
Circa un mese fa la Bundesliga gli ha dedicato un video sul proprio canale YouTube con un titolo piuttosto enfatico: “Said El Mala: il talento europeo più eccitante?”. Lo scorso anno giocava in terza divisione, quest’anno in 15 partite col Colonia ha segnato 6 gol e fatto 3 assist. Ma è come El Mala ha segnato e fatto assist, o più in generale come ha seminato il panico sulla fascia sinistra, che lo rende uno dei giovani talenti più eccitanti del calcio europeo. Se non, appunto, il più eccitante in assoluto.
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Said El Mala sembra una di quelle trottole da combattimento che vengono lanciate con una specie di fascetta di plastica zigrinata. Lui parte dritto, esplosivo, e una volta che parte non decelera mai, coi calzettoni alti sopra alle ginocchia passa attraverso anche un paio di avversari, con cambi di direzione improvvisi e velocissimi, usando entrambi i piedi come un giocatore di basket che si infila sotto canestro. Se segnasse o facesse assist ogni volta che arriva palla al piede nei pressi dell’area di rigore, a volte a pochi metri dalla porta, sarebbe già in doppia cifra in entrambe le statistiche. Ogni tanto non c’è proprio più spazio dove far passare la palla, oppure prende il palo, il portiere para, o calcia fuori – perché calcia sempre di potenza, sia di destro che di sinistro – o magari è il compagno a sbagliare, ma a volte sembra impossibile impedirgli di arrivare fino alla fine della sua azione.
Sembra una specie di Doku, appena meno pulito tecnicamente, con la palla meno incollata al piede, ma persino più verticale del belga, con in testa un desiderio più forte di calciare in porta. Contro l’Ausburgo ha segnato calciando una mina sotto la traversa, in diagonale da sinistra dove ama partire, di collo pieno; contro l’Hoffenheim si è infilato in mezzo a due giocatori e poi ne ha saltato un terzo all’altezza del dischetto del calcio di rigore, prima di infilare con la baionetta il portiere calciando rasoterra; contro il Werder Brema ha segnato per sbaglio, con un tiro deviato dal difensore che ha preso in controtempo il portiere. Ha segnato anche dei gol di pura e semplice finalizzazione, correndo davanti al difensore, troppo più veloce. Lui ci prova sempre, arriva il più in là possibile.
El Mala, di madre tedesca e padre libanese (ex difensore), con un fratello calciatore anch’esso (di un anno più grande, gioca nella seconda squadra del Colonia), sembra il prodotto perfetto del calcio tedesco: nato per distruggere le difese friabili di un campionato che ci tiene a considerarsi come spettacolare (e in un certo senso lo è). Come si adatterebbe a un calcio diverso è difficile dirlo, ma non sono in molti ad avere le qualità fisiche e tecniche che ha lui a diciannove anni.
GABRIEL MEC, 2008, GREMIO (BRASILE)
In Brasile è ancora possibile veder giocare questi esseri umani ancora informi, che si muovono per il campo con energia flebile, con la grazia di chi ancora somiglia più a un bambino che a uomo. Gabriel Mec si trascina con una leggerezza incomprensibile, come se il suo corpo fosse fatto di panna, e l’aria fa minore attrito.
Ad agosto di un anno e mezzo fa il Chelsea ha provato a rapirlo nella culla. Ha offerto 24 milioni. Mec, che è assistito dal padre di Neymar, ha firmato un rinnovo di contratto col Gremio. Lui ha già l’aria del calciatore: quando segna si porta gli indici alle orecchie, come se non volesse ascoltare le critiche. Lol. C’è già un bel po’ di rumore, e quindi di interessi, attorno a Mec. Girano già certi video di lui che palleggia in allenamento, pubblicati solo se c’è qualcuno che veramente può fare engagement. Nella stampa inglese una volta a settimana esce un articolo in cui qualche giornalista si chiede se non sia l’ora di prelevarlo, assicurarselo per sempre. Che strano momento storico: il calcio brasiliano ha più soldi che mai, ma quello inglese ne ha talmente tanti, e con una mentalità talmente predatoria, che i migliori talenti lasciano il paese quando non hanno ancora un pelo di barba. Il Mondiale Under-17 rischiava di essere una vetrina decisiva per lui, ma Mec ha giocato poco e non ha brillato – pur indossando la 10.
La tecnica di Mec è assoluta: primo controllo, rotazioni del corpo, bilanciamento in conduzione. Quando porta palla tiene comunque la testa alta alla ricerca di soluzioni, anche se il dribbling è sempre la prima che gli passa per la testa. È creativo, può usare anche il sinistro: quando viene schierato a destra usa il piede debole per rientrare verso il centro. Sui primi passi non è esattamente elettrico e per uno come le sue caratteristiche può essere un problema in un campionato più fisico: riusciranno le sue qualità tecniche a nascondere i possibili limiti fisici? Tenerlo nella fascia centrale del campo potrebbe essere saggio e il suo futuro potrebbe essere in un ruolo da mezzala, se riuscirà a mettere su qualche qualità fisica. Stiamo comunque parlando di uno dei giovani più tecnici al mondo.
ABUBACARR SEDI KINTEH, 2006, TROMSO (GAMBIA)
Tra la fine degli anni ‘90 e i primi degli anni 2000 Tromso era nella geografia del calcio europeo, e costringeva le squadre avversarie a una della trasferte più ostiche. Negli anni successivi il Tromso ha vissuto un inesorabile declino, fino alle retrocessioni del 2013 e del 2019. Dall’ultima volta però qualcosa sembra essere cambiato, e quest’anno il Tromso ha chiuso il campionato al terzo posto, dietro al Bodo/Glimt e al Viking.
E tra i protagonisti di questa rinascita c’è il difensore gambiano classe 2006 Abubacarr Sedi Kinteh, per cui in Norvegia dicono che il Tromso abbia già rifiutato 5 milioni di euro, che sarebbe stato il record storico per il club norvegese. Arrivato grazie alla partnership tra il Tromso e i senegalesi della Mawade Wade Academy, Kinteh si è imposto immediatamente come uno dei giocatori migliori del Tromso e si è guadagnato quasi subito la convocazione del Gambia. Se si fossero qualificati alla Coppa d’Africa Kinteh lo avremmo visto quasi sicuramente all’opera con la sua Nazionale.
Che giocatore è Kinteh? Un centrale veloce, forte nei duelli corpo a corpo con gli attaccanti ma con abbinato un piede sinistro di qualità che gli permette di impostare l’azione da dietro. Il gambiano gioca da braccetto sinistro nel Tromso con libertà di poter spezzare la linea per poter andare in anticipo e iniziare le transizioni. Kinteh vince sei duelli a partita in Eliteserien e con il suo gioco aggressivo fatto di anticipi e folate permette al Tromso di tenere la linea sempre alta ed aggressiva.
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Almeno in Norvegia, Kinteh gioca con una sicurezza che gli altri centrali di 18 anni non hanno.
E se i suoi intercetti alti rubano l’occhio, la sua vera qualità è con il pallone tra i piedi. Kinteh è bravissimo nell’eseguire passaggi taglialinee, e infatti ha 0.5 chance create per 90 minuti e soprattutto 0.12 expected assist per 90 minuti. È molto bravo nel portare palla, ed è il miglior centrale del campionato per dribbling completati a partita, 1.9, e li completa con una percentuale strabiliante dell’83%. È pur sempre il calcio norvegese, ma sono tutti numeri indicativi delle sue qualità.
Per ora il Tromso ha rifiutato tutte le offerte, convinto di poter contare su una crescita ulteriore di valutazione del centrale gambiano. E sembra la scelta giusta, anche se per il livello e le caratteristiche mostrate da Kinteh è solo una questione di tempo prima che approdi nei principali campionati europei. La sensazione è che se si vuole fare l’affare senza spendere cifre eccessive, questo sia il momento giusto.




