Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù. Di Emanuele Perego,
Antonio Cont
e è un tecnico che divide. E’ amato e osannato dalla propria tifoseria, stimato ma contestato dai suoi detrattori.
Il suo rapporto con i club e dirigenti del recente passato è spesso travagliato e burrascoso. Il triennio bianconero (2011-2014) lo porta ai vertici del calcio italiano con la conquista dei 3 campionati consecutivi ai piedi della Vecchia Signora.
Il trascorso da giocatore (1991-2004) e capitano della Juventus è per taluni una macchia indelebile, per altri la naturale dimora formativa e caratteriale.
Eredita da Giovanni Trapattoni l’istinto mai domo e sanguigno, la sagacia tattica da Paul Newman della Romagna, Marcello Lippi.
Il tecnico nativo di Lecce fa la gavetta al timone di squadre in provincia: Arezzo, Bari Atalanta e Siena con risultati sportivi discontinui e non sempre apprezzati.
Il grande salto lo certifica il ritorno, sulla plancia di comando, alla corte della famiglia Agnelli per risollevare gli antichi fasti Sabaudi.
Il finale in riva al Po è vorticoso, segnato da insanabili incomprensioni, da qualche dichiarazione fuori luogo, infine, il fragoroso abbandono della truppa.
Le confidenze al vetriolo in sala stampa e le uscite senza freni ai microfoni dei cronisti rappresentano talvolta il tallone di Achille del mister pugliese.
L’innata capacità di guidare il gruppo, l’arguta destrezza nel motivare lo spogliatoio sono le doti del condottiero.
La sua impronta alla guida della Juventus e poi con la Nazionale Italiana sono significative e indelebili.
Nell’esperienza londinese con il Chelsea trionfa in Premier League (2017) eguagliando il primato degli italiani vincenti al di là della Manica emulando i suoi predecessori: Carlo Ancelotti (2010), Roberto Mancini (2012) e Claudio Ranieri (2016).
Antonio Conte è simile, nel rapporto con i media, allo “Special One” José Mourinho; vulcanico, impulsivo, talvolta ai limiti del pittoresco.
Tra i 2 tecnici si possono scorgere velate e inconsuete similitudini anche sul piano tattico e didattico, oltre alle esperienze condivise sulle panche del Chelsea e Inter.
Entrambi sul green insegnano un gioco essenziale e lineare, privo di teoria sofisticata e artifizi bizantini.
Il vociare da bordo campo, il meticoloso lavoro quotidiano, l’empatia con i giocatori, la risolutezza nei rapporti interpersonali sono i caratteri distintivi che accomunano Antonio Conte con il manager portoghese.
Antonio Conte: pregi, eccessi e virtù.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




