Balotelli sale sul treno bresciano. Di Lapo de Carlo

Balotelli torna a giocare in Italia, tre anni dopo aver lasciato il Milan ed essersi diretto in Francia alla ricerca dell’ennesimo rilancio che non c’è mai stato, Mario ha sprecato tutte le occasioni che gli sono state offerte, pur offrendo fiammate che incoraggiavano all’ ottimismo.
Oggi torna a casa, a Brescia, in una squadra e una città che aspettano con trepidazione quello che avrebbe potuto essere un grande giocatore e che si è rivelato un calesse.
Il comunicato della società dice che: “Il calciatore ha firmato con il Club biancoazzurro un contratto pluriennale – Il ritorno in Italia, a distanza di tre anni, è stato reso possibile dalla determinazione e dall’entusiasmo di Mario di voler tornare a Brescia, città dove è cresciuto e dove fin da bambino si è distinto per le sue doti fisiche e tecniche. Balotelli ha commentato: “Finalmente torno nella mia città, Brescia ci sono”.
Se è vero che a contare è stato soprattutto l’entusiasmo del giocatore, sarà interessante capire cosa intende Balotelli con questo sostantivo, perché anche in altre situazioni aveva manifestato il medesimo trasporto, salvo tradirlo con il suo vero limite: il carattere.
Sono tanti i detrattori del giocatore e personalmente lo ritengo, insieme a Cassano, il più grande spreco del nostro calcio, almeno negli ultimi 50 anni. Il sospetto che non avesse tutto quel talento a qualcuno è venuto ma in realtà è sufficiente dare un’occhiata ai filmati (reperibili facilmente) del suo periodo all’Inter, prima di avere il primo inciampo nel suo carattere, quelli del periodo al Manchester City, durante i quali Mancini ha faticato tantissimo per ottenere prestazioni all’altezza della sua qualità ma riuscendo ad avere un giocatore determinante in partite complicate, quello del Milan, che Mario sfacciatamente, aveva descritto essere la sua vera squadra, quando era ancora in nerazzurro.
Fino a quel periodo aveva mostrato un talento che in Nazionale, agli Europei del 2012, aveva suggellato trascinando gli azzurri con l’Irlanda e la Germania.
I lampi ci sono stati fino al 2014, poi è stato un cupio dissolvi che ne ha trascinato giù la fiducia, la fama e l’interesse per un uomo che quando è anagraficamente diventato tale ha letteralmente scelto di restare immaturo. Scaricato anche dai senatori della Nazionale in occasione degli ultimi Mondiali disputati, Mario ha ripiegato in Francia scegliendo un luogo che lo rigenerasse dal punto di vista climatico, salvo dire che i giocatori non erano all’altezza più di due passaggi in un’azione.
A Nizza ha segnato 33 gol in 61 partite e a Marsiglia ne ha totalizzati 8 in sole 13 partite e questo significa che il talento non lo ha dimenticato. Il carattere resta quello, a 29 anni non si cambia in questo contesto ma forse a Brescia potrà tornare a far vedere molto di quello che sa fare. Roberto Mancini dice che dipende da lui la convocazione in Nazionale, in un periodo storico in cui ci sarebbe stato bisogno di uno come lui, privo di quei contenuti accessori che lo hanno reso tanto inutile nel contesto di una squadra importante.
Il Brescia ha bisogno di salvarsi e la città, la sua città, merita di non essere tradita, specie dopo essersi entusiasmata alla notizia. Balotelli sa tirare di destro, calcia le punizioni, sa segnare di testa e se gli viene voglia di giocare ha un passo e una progressione difficilmente arginabili. Sarebbe bello essere smentiti da una sua intera stagione, invece che da un singolo gol, una giocata o una sola partita, poter scrivere che il ragazzo è finalmente maturato e il treno bresciano su cui è salito non gli dà attenuanti.
Sportnews Lapo de Carlo




