D’ora in Pioli. Di Lapo De Carlo

Il Milan ha esonerato Marco Giampaolo e lo ha fatto dopo un rumoroso travaglio che ha rivelato tutta la fragilità societaria che sta caratterizzando l’ennesima nuova composizione societaria.
Se guardiamo solo i risultati il Milan è partito male, si è rimesso faticosamente in corsia, è deragliato di nuovo e ha vinto l’ultima partita, rispondendo al momento critico. Ciò nonostante la decisione, già nell’aria da tempo, aspettava un ultimo pretesto che non è arrivato e così il colpo di mano si è palesato già domenica, quando le voci sul tecnico erano comunque nefaste. Marco Giampaolo è l’allenatore durato meno nell’intera storia rossonera. Solo tre mesi e mezzo, 111 giorni di permanenza sulla panchina per dare un percorso diverso. Per intenderci a Giampaolo vengono attribuite parecchie colpe che non ha ma gli è stato dato un incarico con divergenze di opinione che fin dal primo giorno hanno condizionato l’ambiente e la risposta dei giocatori verso di lui. Non essendo un allenatore dal temperamento impetuoso e non avendo dato un gioco chiaro e riconoscibile alla squadra in queste prime sette partite, Boban e Maldini hanno virato immediatamente sulla consueta scelta radicale del cambio.
La logica della scelta proviene anche dal mancato attecchimento immediato dell’allenatore e da uno scarso feeling con alcuni esponenti rossoneri come Boban o Paquetà. Si pensava di affidare una rosa giovanissima ad un uomo che sapesse sfruttare il potenziale e non è piaciuto che i nuovi acquisti venissero centellinati, a partire da Rebic per arrivare all’ottimo Leao.
In 36 ore si è parlato apertamente di Luciano Spalletti che aveva dato l’ok a Boban e Maldini, ma, essendo ancora sotto contratto dell’Inter, il mancato accordo con Marotta ha fatto saltare tutto.
Perciò l’altro nome in agenda, pur affrettandosi a dire che non è affatto una seconda scelta, era quello di Stefano Pioli.
Basta andare a farsi un giro sui social per rendersi conto che la scelta sta lasciando parecchie perplessità, persino sbigottimento: “se devi a prendere Pioli, tanto valeva continuare con Giampaolo”.
Pioli non ha in effetti un curriculum che può entusiasmare il pubblico, anche lui è un ex allenatore dell’Inter e non ha nemmeno la fama del sergente di ferro. È invece un tecnico con ottime idee di calcio, dall’animo gentile e una prosa educata. Ha giocato nella Juventus e ha fatto una carriera onorevole, poi da allenatore ha iniziato la sua gavetta allenando Salernitana, Modena, Parma, Grosseto, Piacenza, Sassuolo e Chievo. Poi inizia a fare il salto di qualità prendendo in mano il Palermo dove viene però esonerato dopo soli due mesi, ottiene la panchina del Bologna e ci resta per tre anni facendo un ottimo lavoro, alla Lazio fa bene il primo anno mentre il secondo inizia male e viene esonerato. L’Inter lo sceglie in una stagione disgraziata, al culmine di un “casting” durato una settimana e lo mette alla guida di una squadra dal grande blasone ma anche tanti problemi. Alla Fiorentina fa una grande stagione ma nella seconda, dopo una prima parte promettente, infila una serie di sconfitte che lo portano alla coraggiosa scelta di dimettersi.
Pioli è cresciuto molto in queste stagioni, ha già allenato in grandi piazze e a Milano.
C’è la concreta possibilità che possa stupire il Milan e i milanisti, conquistandoli nel giro di poco tempo. Non è un tecnico tra i top al mondo ma può essere una rivelazione per come si è evoluta la sua carriera.




