Gian Piero Gasperini, maestro di calcio. Di Emanuele Perego

L’inizio a Bergamo non è certo dei migliori. L’approccio è complicato tra schemi e moduli, tra preparazione fisica e tattica. La stagione è quella 2016-2017. Il debutto è amaro, il finale radioso.
Nelle prime 5 giornate l’Atalanta conquista solo 3 punti, il nuovo tecnico è già sulla graticola. Le sconfitte casalinghe contro Lazio e Palermo e quelle esterne contro Sampdoria e Cagliari, nonostante la vittoria con il Torino (alla 3° giornata), incrinano la fiducia nel coach piemontese.
Stando alla stampa dell’epoca, Gian Piero Gasperini sembra essere sul punto di essere esonerato; sei reti realizzate e undici gol subiti è un ruolino di marcia insufficiente, cui si aggiunge il penultimo posto in classifica.
Il club bergamasco guidato con lungimiranza da Antonio Percassi, invece, mantiene con freddezza la barra dritta confermando, nonostante i rumors, Gasperini sulla panca orobica.
Alla sesta giornata la Dea affronta il Crotone (ultimo in classifica) e i nerazzurri espugnano (1-3) lo stadio Scida. E’ il 26 settembre, da quel giorno si volta pagina, cambia il destino dell’Atalanta e del suo fiero condottiero Gian Piero Gasperini.
La dote riconosciuta a Gasp è la capacità di valorizzare il parco giocatori a disposizione, esaltando le caratteristiche dei singoli a servizio dell’impianto di gioco collettivo.
Il suo calcio totale è aggressivo, arcigno e dispendioso caratterizzato da velocità di esecuzione e pressing con marcature dedicate sul green.
Lo scambio tra centrocampisti e trequartista, i movimenti sincroni e il supporto del segmento basso in fase di impostazione alla linea nevralgica sono il canovaccio articolato e la trama dei nerazzurri di “Bérghem”.
Il modulo scelto è il 3-4-3, che muta a seconda delle fasi di aggressione o di ripiego. Nella transizione di non possesso gli esterni si piegano mentre i trequartisti ostruiscono la mediana. Sui calci da fermo la difesa è burbera e personalizzata.
Le pedine si muovono sicure e consapevoli attraverso uno spartito, senza limitare l’esuberanza e il genio del reparto avanzato.
L’Atalanta non è più una squadra rivelazione, ma è una realtà del calcio nostrano. Il percorso in Champions League (in questa stagione) è la dimostrazione della caratura e dello scorza dell’undici atalantino. Uno spogliatoio forgiato, attraverso un lavoro quotidiano e laborioso, da Gasperini a sua immagine e somiglianza.
Lo scorso anno perde la finale di Coppa Italia giocata a Roma contro la Lazio, una dose di fortuna e un pizzico di mestiere mancano, nella circostanza, ai ragazzi di Gasp per centrare la storica vittoria.
In carriera, inoltre, conquista una promozione in Serie A nel 2007 e l’accesso alla Europa League (2008-2009) con il Grifone. Sul campo con i rossoblù raggiunge ancora la qualificazione europea (2014-2015), ma alla società di Villa Rostan non viene rilasciata la licenza Uefa.
Meno fortunate e con risvolti differenti sono le avventure a Palermo e Milano (sponda nerazzurra).
In Sicilia è difficile il rapporto con il vulcanico presidente Maurizio Zamparini, mentre alla Beneamata, reduce dalla parentesi vincente del “triplete”, trova uno spogliatoio logoro e con la pancia piena, poco incline alle rivoluzioni e ai cambiamenti tattici.
Gian Piero nasce a Grugliasco, comune della cintura torinese (tra Rivoli e Collegno), il 26 gennaio del 1958. Per ironia della sorte è nato lo stesso giorno di Josè Mourinho, il portoghese 5 anni più giovane.
Il suo segno zodiacale è l’acquario, miscuglio di generosità, altruismo e sensibilità e undicesimo segno dello Zodiaco.
Sposato dal 1980 con Cristina (lavora in una scuola torinese), la coppia ha 2 figli, Davide ed Andrea.
Il Gasp con le scarpette chiodate gioca nel Pescara di Giovanni Galeone, mentore anche di Massimiliano Allegri, un “saggio” moderno da cui attingere tattica e filosofia.
Alla cloche della Juventus Primavera vince il prestigioso Torneo di Viareggio (2003). In qualità di allenatore guida in carriera il Crotone, Genoa, Inter, Palermo ed Atalanta.
Gian Piero Gasperini, maestro di calcio.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




