Giovanni Trapattoni, l’operaio, il gregario, il Maestro della panchina. Di Emanuele Perego

La vita di Giovanni Trapattoni è l’enciclopedia vivente del calcio italiano e internazionale.
“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” o “mai parlare troppo presto” è la frase celebre coniata dal Trap.
Raccontare il successo del Maestro significa rammentare il suo fischio pungente dalla panchina, le frasi celebri, la saggezza popolare, le simpatiche gaffe e le metafore sul mondo del calcio.
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“Chi non è nato povero non può capire. Si godeva di niente, in quegli anni di ricostruzione”.
Se non fosse diventato calciatore avrebbe fatto il tipografo. A quattordici anni è già impiegato presso una cartotecnica, ritagliando il tempo per gli amici all’oratorio e le partite sul campetto in terra battuta.
“Giuan”, nel dialetto milanese, è nato alle porte di Milano, a Cusano Milanino, il 17 marzo del 1939.
La parabola calcistica del Trap si può narrare parafrasando la canzone di Luciano Ligabue: “Una vita da mediano”.
Dal 1957 al 1971 indossa la giubba dei “Casciavit”, collezionando 274 presenze e segnando 3 reti. Chiude la carriera da calciatore dopo una stagione nel Varese.
Con le scarpe bullonate, interpreta il ruolo del gregario in mezzo al campo, recuperando i palloni, coprendo la zona nevralgica del campo con generosità, lottando alle spalle del numero 10.
Una data fondamentale della sua carriera è il 12 maggio del 1963. Trapattoni marca il grande Edson Arantes do Nascimento, o più semplicemente Pelé, senza fargli toccare la palla durante l’incontro amichevole Italia-Brasile, giocata a San Siro.
Per ironia della sorte compie 80 anni il giorno del derby meneghino numero 170 tra Milan-Inter.
Il Trap è uno dei signori del calcio, uomo amato e stimato anche fuori dai confini nazionali. Miete vittorie, non conosce il nemico, è sempre giovane nell’animo. La sua grandezza è l’umiltà, la grinta, il suo genio sostenuto dalla schiettezza. E’ un personaggio diretto e leale.
Rimane negli annali la vibrante esternazione, durante una conferenza stampa, nei confronti di alcuni suoi giocatori, al tempo del Bayern Monaco. Il richiamo morale di Trapattoni per il giocatore Thomas Strunz colpisce l’opinione pubblica tedesca per la fermezza e perseveranza.
Nella veste di allenatore lega i suoi successi alla Juventus di Giampiero Boniperti. In un decennio vince: 6 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Campioni/Champions League.
Vive il dramma umano (39 morti) dello stadio Heysel contro il Liverpool e quello sportivo di Atene, quando i bianconeri perdono la finale contro l’Amburgo con la rete di Magath (1983).
Trionfa in Italia (Juventus e Inter), in Germania (Bayern Monaco), in Austria (Red Bull Salisburgo) e in Portogallo (Benfica).
Detiene l’ambito record per aver vinto un torneo nazionale in 4 paesi diversi, successo condiviso con altri 4 allenatori: Tomislav Ivic, Ernst Happel, Josè Mourinho e Carlo Ancelotti.
Nella sua lunga carriera allena: Milan, Juventus, Inter, Bayern Monaco, Cagliari, Fiorentina, Benfica, Stoccarda e Salisburgo.
E’ commissario tecnico della Nazionale italiana (2000-20004) e della Repubblica d’Irlanda (2008-2013).
Vive con la moglie Paola, di origini romane, conosciuta nella capitale durante le Olimpiadi del 1960, nella sua villa di Cusano Milanino.
Tanti auguri Trap.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




