Il salto di qualità dell’Inter. Di Lapo De Carlo

Durante la settimana la visione di PSG-Bayern e Borussia Dortmund-Manchester City ha aperto un mondo all’opinione pubblica italiana e a tanti tifosi che hanno parlato di altro sport, di livello troppo alto per il calcio italiano, praticando l’arte della “diminutio” della serie A. La masochistica pratica dell’enfasi non ci abbandona mai. Si passa dall’autoreferenzialità verso il nostro calcio che per mesi viene considerato come il “più difficile” perché tattico e si va avanti fino ad aprile quando in genere si scopre che non c’è più nessuna squadra in Europa, con l’eccezione dell’Inter lo scorso anno in Europa League e la Roma quest’anno in semifinale.
Posta così la questione non ha molti sbocchi e nemmeno tanto senso perché va analizzata da un’angolazione diversa, specie quando ci si chiede cosa debba fare l’Inter per raggiungere questi livelli stabilmente. Parto dal presupposto che non si tratta di Serie A di scarso valore, di livello basso del nostro campionato ma di un calcio europeo a collo di bottiglia, il quale da anni porta ad andare fino in fondo sempre le stesse squadre. Si tratta di Bayern, Real, Barcellona (oggi in crisi), PSG e le squadre inglesi a turno. SEGUE




