Inter: Conte in avvicinamento (e non arriva da solo…). Milan: la “finale” di Gattuso e un futuro già scritto. Juve: le polemiche e il campionato vinto a ottobre. Salvate il Var dagli arbitri!

Parto con una primizia: lo scudetto è andato, assegnato, lo vince la Juve. Sarà per quei 323423423 punti di vantaggio sulla seconda. E allora parliamo d’altro, di una roba noiosa ma che ci tocca affrontare: parliamo di arbitri. E di Var. E di arbitri al Var. E di designatori che mandano i fischietti più giovani a dirigere le partite più importanti, ma poi questi giovani sbarbati si perdono in un bicchiere d’acqua.
È tutto assai curioso: quando ti avvicini al calcio da piccino una delle prime cose con le quali ti scontri è la polemica arbitrale (“perché gli arbitri non parlano!” e “perché non creano una classe di professionisti!” e “è una vergogna!”). Man mano che cresci, la polemica arbitrale torna con prepotenza almeno una volta l’anno (“perché gli arbitri non parlano!” e “perché non creano una classe di professionisti!” e “è una vergogna!”). Oggi in Italia l’argomento principale – guarda un po’ – sono gli arbitri (“perché gli arbitri non parlano!” e “perché non creano una classe di professionisti!” e “è una vergogna!”). Insomma, la polemica arbitrale è la riprova che noialtri in realtà abbiamo la memoria a breve termine dei pesci rossi e viviamo in una boccia di vetro.
Ma veniamo al caso del giorno (già “caldo” da 72 ore, tra l’altro): l’arbitraggio del signor Fabbri in Juventus-Milan. Questa faccenda (l’arbitraggio del signor Fabbri in Juventus-Milan) in 234 Paesi aderenti all’Onu verrebbe trattata alla seguente maniera: chissenefrega. Da noi diventa caso Nazionale: ci sono gli indignati, i complottisti, quelli con la coda di paglia, gli incazzati a prescindere. Il tutto perché l’arbitro Fabbri ha arbitrato assai male una partita importante (per il Milan).
L’arbitro Fabbri non ha assegnato un rigore sacrosanto ai rossoneri, non ha convalidato un gol altrettanto chiaro ai bianconeri, ha ammonito “alla carlona”, complice il collega varista non ha espulso Mandzukic e, in generale, ha risvegliato in molti l’istinto che spesso riemerge da questa parte delle Alpi, ovvero quello che ci porta a gridare al mondo “Juve rubona!”.
L’arbitro Fabbri, insomma, ha fatto un bel danno, ma qui lo stiamo trattando come se fosse il figlio illegittimo di Rosa e Olindo. E invece ha solo sbagliato a dirigere una partita di pallone. Il danno procurato da cotanto arbitraggio – va detto – è triplo: 1) Inguaia il Milan nella lotta alla Champions. 2) Svilisce la classe arbitrale, già vista da molti di noi come permalosissima e altezzosa (“perché gli arbitri non parlano!” e “perché non creano una classe di professionisti!” e “è una vergogna!”), se vogliamo crea un danno pure al quadrupede zebrato che ha vinto lo scudetto ad ottobre e si ritrova in prima pagina non per la partita di mercoledì con l’Ajax, ma perché “la Juve è rubona! Si sappia!”.
Bene, il problema dal nostro punto di vista è solo uno, non contempla il complotto ma, purtroppo, certifica i limiti dell’essere umano e in particolare di quel gruppo di persone (gli arbitri) che in gioventù tra giocare e “giudicare chi gioca” ha scelto la seconda possibilità. Gli arbitri (salvo rare e ottime eccezioni) sono un filo masochisti, non amano farsi aiutare, disprezzano la tecnologia che a differenza loro non è permalosa (almeno fino a prova contraria), tratta tutti alla stessa maniera.
Gli arbitri, invece, non ci riescono sempre, in questo caso anche per i grotteschi limiti del regolamento. Pensate al fallo di mano. Da bimbo ti hanno spiegato: “Non prendere la palla con la mano perché è fallo e in area causa il calcio di rigore”. Semplice no? Oggi non è così: c’è il fallo volontario, involontario, quello che arriva dopo il colpo di coscia, c’è il fallo di petto, quello di polpastrello, c’è il volume che aumenta e diminuisce, c’è la negligenza, il braccio largo, quello aderente. Insomma, detta in francese: non si capisce un cazzo.
E ancora, la prova tv. Vogliono squalificare Mandzukic con codesto metodo che non fatichiamo a definire “medievale”. E, quindi, dovesse accadere: 1) non verrebbe fatta giustizia al Milan. 2) Si farebbe un piacere alla prossima avversaria dei bianconeri (la Spal). 3) Si farebbe un inutile solletico alla Juve, già stracampione d’Italia. 4) Verrebbe certificata l’incapacità della gestione Var in Juve-Milan (a prescindere da quel che dice Rizzoli). Parliamoci chiaro: la prova tv nell’era Var non deve esistere. E neanche il silenzio arbitrale deve esistere. Già, ma perché gli arbitri non parlano? E perché gli arbitri non creano una classe di professionisti? Vogliamo dirlo? È una vergogna!
Ci si rivede al prossimo giro nella palla di vetro, come i pesci rossi.
Ma veniamo alla “ciccia”, assai rapidamente.
Punto numero 1. Niente Mou e altri “si dice”: Inter e Conte sono in rapido avvicinamento. L’ex ct e Marotta hanno parlato ancora: c’è un accordo verbale che salvo sorprese diventerà “consistente” a campionato finito. Con Conte potrebbe tornare Lele Oriali (i due si trovarono magnificamente in azzurro) ma in questo caso il condizionale è d’obbligo. In attacco invece si lavora per Steven Bergwijn, 21 anni, nazionale olandese, esterno sinistro “altissimo” destinato a prendere il posto di Perisic. Chi vivrà, vedrà.
Punto numero 2: Gattuso parla di “finale contro la Lazio sabato a San Siro” e ha ragione. Il suo Milan ha perso a Torino ma ha giocato come si deve. Ora questo match francamente decisivo in ottica quarto posto. A fine anno la separazione tra tecnico e club sembra la possibilità più concreta a prescindere dalla posizione in classifica. Scelta che dipende dai rapporti tra tecnico e Leonardo, più che dai risultati. Cioè, vincerebbe la logica del “scusa, ma mi stai un po’ sullo stomaco”. Mah. Il Milan a quanto pare tra gli altri pensa a Pochettino. Ari-mah…
Saluti. È mezzanotte meno 5. Se trovate refusi sappiate che ho scritto in un parcheggio sul cellulare come i disperati. Abbiate pietà, settimana prossima faremo di meglio. Forse.
Fabrizio Biasin TMW




