Julio Sergio in ESCLUSIVA: “Roma fai come il City, vinci la Conference e arriva quarta. Scudetto? Dico Napoli. E su Ibrahimovic…”
Julio Sergio, ex portiere della Roma della prima decade degli anni 2000, ha parlato in ESCLUSIVA ai nostri microfoni riguardo a Mourinho e alla Roma, soffermandosi anche sulla corsa Scudetto oltre a Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic
ulio Sergio ha vestito le maglie di Roma e Lecce in Serie A nel ruolo di portiere. Il suo periodo di militanza in Italia va dal 2006 al 2013, 6 di questi anni trascorsi nella Capitale. Con i giallorossi, dopo aver faticato a trovare spazio, il 30 agosto 2009 arriva la prima occasione a Marassi contro il Genoa. Col trascorrere delle gare diventa il titolare e sfiora lo Scudetto nella stagione 2009-2010, Nella sua intervista rilasciata in esclusiva ai nostri microfoni ha parlato della Roma attuale, di Josè Mourinho, calciomercato nonché di corsa Scudetto e fenomeni del gioco come Cristiano Ronaldo e Zlatan Ibrahimovic, rivelando alcuni retroscena.
José Mourinho capo popolo
Mesi fa hai dichiarato che società, squadra e tifoseria dovevano avere pazienza di aspettare Mourinho, un allenatore che porta la mentalità vincente e pensa solo a vincere. Secondo te il portoghese ha la pazienza di aspettare che il progetto cresca negli anni o credeva di trovare una situazione migliore sin da subito?
“Questa per lui è una sfida diversa, dalla vittoria col Porto in poi ha sempre allenato le squadre migliori con i giocatori più importanti. Dopo tanti anni al top penso che una sfida come questa lo invogli a restare, sapeva dove stava andando quando ha scelto Roma, sono convinto abbia un piano per portarci a vincere“.
Nella capitale Mourinho ha a disposizione giocatori molto giovani e, talvolta, pochi leader. Non pensi che il suo stile di comunicazione intelligente, ma spesso rude e diretto, possa avere effetti negativi su una squadra con carenza di personalità del calibro di quelle allenate in passato a Chelsea, Inter o Barcellona? O magari è l’attitudine dei suoi ragazzi a far sì che si ponga in un dato modo?
“Questa è la sua personalità, sono sicuro parli davanti alle telecamere come fa abitualmente nello spogliatoio. Ho conosciuto giocatori che hanno lavorato con lui, tutti gli vogliono bene: alla fine se un allenatore ti chiede qualcosa in più è perché pensa tu possa dare un contributo maggiore alla squadra. Il problema si pone quando l’allenatore non ti parla più, non fa gesti o segnali nei tuoi confronti: questo significa che non punta più su di te. Il suo ruolo è quello di imprimere la sua mentalità ai propri calciatori, questo avviene anche attraverso questi gesti. Dobbiamo capire che è cambiato tutto, in primis ciò che fanno le nuove generazioni. Le abitudini di oggi sono completamente diverse a quelle del mio periodo, i telefonini hanno contribuito molto a questo cambiamento”.
“Prima, dopo una vittoria o sconfitta che fosse, rientravamo negli spogliatoi e parlavamo solo di quello, assimilavamo ciò che ci avveniva attorno. Oggi dopo la partita i giocatori prendono il telefono, vedono cosa si dice su di loro, chiamano la fidanzata, la madre o il padre. È cambiata la società a livello mondiale e così anche il calcio. Penso che Mourinho sia molto bravo a gestire anche situazioni di questo tipo e far capire loro quanto sia importante vestire questa maglia. I giocatori cresceranno, tempo al tempo. Guardate i primi tempi di Ferguson allo United o Klopp al Liverpool: inizialmente non vinsero nulla, ma poi…C’è bisogno di tempo e lavoro per raggiungere la vittoria dello Scudetto“.





