Juve brutta e senz’anima. Di Giuseppe Marchetta

Fin dai tempi antichi l’Anima è considerata la parte vitale e spirituale di un essere vivente, ritenuta distinta dal corpo fisico. Per i greci antichi era come un soffio, il soffio vitale intimo di ogni essere umano. Era essenziale nella cultura e nella concezione di uomo per Sumeri, Egizi ed Ebrei. Con l’insorgere dell’idea illuminista di uomo moderno, ossia di un uomo puramente fisico, dotato di ragione, al più, illuminata, prevalendo ciè una dimensione del tutto positivista e scientista, ossia che è vero solo ciò che si può vedere ed esperimentare con le leggi della scienza o della metafisica, l’Anima venne progressivamente identificata soltanto con la “mente” o la coscienza di un essere umano. A proposito di scientismo e positivismo, movimento che nel corso degli ultmi secoli ha dato si impulso alla scienza ed al progresso, ma ha finito per ridurre ai minimi termini la cultura umanistica, come non ricordare Beata Anna Katharina Emmerick che visse proprio nel periodo in cui tale movimento spopolava febbrilmente in tutto il Mondo Occidentale? come fare a meno della sua testimonianza “mistica”, cioè di un essere totalmente privo di formazione culturale di base, essendo figlia di contadini ed entrata presto in convento, eppur capace d’esplorare i fondamenti del reale ed del vero, per vie a tutti noi sconosciute. Ci diede infatti testimonianza, attraverso gli scritti del poeta tedesco Clemens Bentrano, di come un’Anima possa valicare i confini di spazio e tempo e poter godere d’esperienze reali intense e drammatiche. La sua Anima fu in grado di ricollocarsi in Terra Santa ai tempi di Gesù. Grazie alle sue testimonianza gli Archeologi poterono per esempio ritrovare la Casa di Maria ad Efeso, dopo quasi 2000 anni d’anonimato! che bel colpo al cuore dev’esser stato per il positivismo a lei contemporaneo! oggi, in questa cultura egemone tutta progresso, scienza e tecnica, certo si sente poco parlare d’Anima, se non mai. Eppure, a ben vedere, è proprio lei il motore unico delle nostre azioni. Si può esser persino belli, ma senz’anima si rende ancor più roca la voce dell’incazzatissimo Cocciante. Sento spesso parlare di buoni sentimenti, l’amore. Ma ciò che sempre più spesso ontologicamente manca è il cuore! in tutte le cose, le attività che facciamo. Un lavoro fatto senza cuore, senz’anima, potrà al più esser sostenuto da buona apparenza ma rimane bello senz’anima e non serve a nessuno. Oggi la crisi è tale, non per colpa di Trump, Salvini o i cinesi. ma perchè manca il cuore, l’anima in tutte le cose che comunemente si fanno. Prevale la ricerca dell’apparenza e dell’etica alla essenzialità dell’ontologia e di ogni sua forma di condivisione e d’impegno. Prevale l’apparire, l’avere all’essere, anzi all’Essere. Non c’è quindi da stupirsi nel vedere le nuove generazioni sempre più legate a canoni estetici, ma contemporaneamente sempre più disimpegnate e socialmente distanti dal reale ed inutili. Insomma ragazzi belli ma senz’anima. Nella società italiana, del tutto allo sbando, ciò è evidente. Lo sanno i milioni di giovani disoccupati, che vagano come mandrie senza pastore nei sobborghi d’oggi. Lo sanno senza in realtà saperlo, ossia senza sapere fino da dove, quando e perchè questo loro triste stato abbia avuto origine. Nello sport italiano questo è evidente, dal momento che i Mennea e Simeoni, Agostini e Thoeni, i Panatta e Di Biasi, gli Zoff, Scirea e Furino non esistono più. Antonio Conte che, come lo scriba presente, ha vissuto da vicino negli anni l’incresciosa metamorfosi, ciò che vo narrando lo sa benissimo e, per far tornar grande la Juve, si rimboccò le maniche mica da ridere, puntando sul prendere di petto l’orgoglio e l’anima dei suoi calciatori. Cominciò fin dalle primissime partite sulla panca bianconera a sbraitare dal primo all’umtimo minuto dietro ai suoi giocatori come facevano un tempo i bravi genitori verso i loro pargoli. Questo perchè un tempo i genitori volevano bene ai loro figli nell’anima e se ne fregavano delle buone maniere e delle nuove correnti di pensiero. Cosa ottenne cotanta contiana pedanteria? che la Juve tornò ad avere un’anima, a possedere uno spirito vincente, che perdura tutt’oggi, salvo qualche odierno scricchiolio. Questo Max Allegri da Livorno lo sa un po’ meno, ragione per cui s’è vista spesso in questi ultimissimi anni una Juve bella ma senz’anima. E con i goliardi giovanotti del Gasp, s’è vista per la prima volta una Juve senz’anima e basta. Certo ha ragione Max a dire che Madama vince da anni, è sempre più difficile ripetersi etc etc. Certo lui sa d’avere a disposizione campioni in anima e corpo, ma occorre ogni tanto essere rigenerati. Lui stesso ha bisogno di rigenerarsi. Non basta dunque l’atleta, occorre l’uomo, anzi Uomo, occorre essere, anzi l’Essere. Il Trap questo lo sapeva benissimo ed attorno a lui crebbero veri uomini prima che campioni. Ma veniamo al match dell’Atleti Azzurri d’Italia. Si gioca partita secca valida per la qualificazione alle semifinali di Coppa Italia. SI gioca qui perchè così ha voluto il Fato. E già questo doveva esser campanello d’allarme per gli ormai sonnacchiosi borghesotti bianconeri. Lo doveva esser ancor di più in considerazione del fatto che i bergamaschi arrivano da una serie impressionante di partite, in cui i nerazzurri spesso non hanno vinto, bensì stravinto, nel gioco e nei larghi risultati, risultando ora gli orobici come il miglior reparto realizzativo d’Italia. Dispongono di un Zapata super in avanti, con filotto realizzativo da paura, attorniato da un Gomez ed un Ilicic in stato di grazia. Chi guarda giocare l’Atalanta ed al contempo ama il calcio, ultimamente gode. A ciò aggiungasi che gli uomini d’Allegri venivano da una serie di partite vinte in maniera a dir poco stiracchiata, più per calcolo che per desiderio. Nell’ultima esibizione con la Lazio s’è sfiorato lo scandalo. I bianconeri hanno infatti ribaltato la situazione sfavorevole, ma col minimo sforzo ed un poco di fortuna. I ragazzi di Simone Inzaghi avrebbero meritato ben altro che la sconfitta. Gasp ci crede da giorni e gioca col suo bel 3-4-2-1 ed l’assetto migliore, ovvero: Berisha; Toloi, Palomino, Djimsiti; Hateboer, De Roon, Freuler, Castagne; Ilicic, Gomez; Zapata. Allegri teme il furore avversario e vorrebbe portare la partita il più in là possibile, partendo con calma. Perciò tiene alcuni preziosi assi (Cancelo, Costa e Pjanic) nella manica e butta dentro Szczesny, De Sciglio, Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Bentancur, Matuidi; Bernardeschi, Dybala, Ronaldo. Arbitra Fabrizio Pasqua della sezione aritrale di Tivoli. Si parte. 3′ Gomez ci prova dalla lunga distanza, il suo destro non fa male a Szczesny che osserva il pallone finire alto sulla traversa. 5′ De Roon arriva fino al limite dell’area, la sua conclusione di destro sfila a lato del palo. 8′ colpo di testa di Djimsiti in anticipo sul primo palo su azione d’angolo, pallone sul fondo. Gara già intensa, capovolgimenti di fronte da una parte e dall’altra. 12′ Cristiano Ronaldo parte sul filo del fuorigioco, Berisha lo anticipa in uscita: tutto fermo per posizione di fuorigioco del portoghese. 13′ destro a giro di Zapata, Szczesny blocca senza problemi. La Juventus cerca di tenere il possesso del pallone, al fine di evitare gli attacchi degli atalantini, già pericolosi in più di una circostanza. 18′ problemi all’inguine per Ilicic che prova a rimanere in campo. Nel caso la colonna del gioco atalantino non dovesse farcela, pronto Barrow. Intanto sotto sotto Allegri gongola. 20′ Ronaldo va via a sinistra, buon pallone messo all’indietro per Matuidi che è anticipato ottimamente da Freuler. 22′ punizione battuta da Bernardeschi, Berisha esce e smanaccia allontanando la sfera. 24′ Gomez cerca il palo più lontano con un destro piazzato, Szczesny si allunga e devia in calcio d’angolo. 25′ problemi fisici anche per Chiellini, si scalda Cancelo. 26′ Ilicic non ce la fa, entra Pasalic. 27′ out anche Chiellini, al suo posto Cancelo. A fare il centrale di difesa sarà De Sciglio. 30′ Gomez toccato da Cancelo: punizione da posizione interessante per l’Atalanta, conclusa con un nulla di fatto. 37′ Cancelo poco oltre la propria area, sul centrodestra, si fa soffiare palla da Castagne che, poco prima dell’ingresso in area, lasciare partire un destro piazzato imprendibile per Szczesny! 1-0 per la Dea e palla al centro! Madama somatizza e si butta in avanti d’istinto e d’orgoglio. 39′ Dybala vien messo giù al limite dell’area avversa, riparte repentina l’Atalanta. Zapata vien imbucato in area sulla destra ed il suo destro volante sorprende sul primo palo Szczesny: bordata incredibile del colombiano e raddoppio immediato orobico! allontanato il tecnico bianconero per proteste dopo il goal di Zapata per il fallo su Dybala non recepito da arbitri e VAR. Poi tutti negli spogliatoi, pure Nedved e Paratici. Ne hanno da sbraitare ai belli addormentati bianconeri. Il problema è che manca proprio lo spirito e non c’è verso. Si riparte nel secondo tempo con rigurgito d’orgoglio bianconero di breve durata. I movimenti ci sono, ma compassati, freddi e meccanici. 50′ Bernardeschi semina il panico sulla destra, pallone all’indirizzo di Ronaldo che viene anticipato tempestivamente da un super Toloi. 51′ Zapata allarga per Pasalic, il croato perde il tempo giusto per la conclusione che viene ribattuta dalla difesa juventina. 53′ Rugani stacca sugli sviluppi di un corner, la sua incornata sfiora l’incrocio dei pali. 55′ sinistro dai 25 metri di Bentancur, non male la conclusione dell’uruguaiano che però non centra la porta. 62′ Douglas Costa sostituisce Dybala, toccherà al brasiliano dare la scossa alla sua squadra. 63′ Traversone di Castagne sul secondo palo, tocca di testa Zapata che non riesce a dare forza e precisione al suo tentativo aereo. 65′ cross fuori misura di Alex Sandro, beccato dai fischi dell’Atleti Azzurri d’Italia. 67′ buona combinazione Castagne-Pasalic, quest’ultimo impreciso però nel decisivo passaggio di ritorno. 68′ Khedira va al tiro dall’interno dell’area, Berisha respinge sui piedi di Zapata che allontana nelle vesti di difensore aggiunto. 70′ Douglas Costa prova ad andar via a Palomino che lo controlla, facendo scorrere il pallone a fondo campo. 71′ è il momento di Pjanic, fuori Khedira. 74′ retropassaggio pericoloso di Cancelo per Szczesny, costretto a calciare in rimessa laterale per evitare pericoli. 83′ forcing finale della Juventus, l’Atalanta resiste per ora all’avanzata bianconera. 86′ retropassaggio incomprensibile di De Sciglio che, invece di Szczesny, trova Zapata: l’attaccante supera il portiere polacco e deposita in rete a porta vuota per la sua personale doppietta. 3-0 e partita chiusa. Prima sconfitta stagionale in Italia per Allegri & Company, il che costa la possibilità di pocherissimo in Coppa Italia. Il Gasp ed i suoi se la vedranno in semifinale con la Fiorentina che, nell’altro quarto, ha travolto la Roma per 7-1! ai bainconeri inizia tempo di riflessione e cambiamento. SI cambi in fretta perchè, tra tre settimane, si va tutti a Madrid!
amen
PAGELLE JUVENTUS:
SZCZESNY 7: ha salvato la Juve dal cappotto. E comunque, con sto freddo ci vuole ben altro, almeno la giacca a vento.
DE SCIGLIO 4: gioca fuori ruolo per 2/3 di gara e si vede. Da due suoi svarioni scaturiscono il 2° e 3° gol bergamasco.
CANCELO 3,5: dalle stelle romane alle stalle bergamasche. Con la Lazio è apparso alla fine il migliore, poiché decisivo. A Bergamo il peggiore, autore di numerosi svarioni, compreso quello che ha dato il la al primo gol atalantino. E forse ancor troppo giovane. Ne deve mangiare di pagnotte.
RUGANI 5: ogni tanto si perde Zapata.
CHIELLINI SV: gioca troppo poco. Certo con lui in campo la Juve reggeva.
ALEX SANDRO 4,5: cerca di spingersi in avanti ma con poco costrutto. Molto imprecisi i pochi cross.
KHEDIRA 4: un pachiderma in campo. L’ex giocatore della Juve si ostina a giocare ed Allegri accontenta il suo pupillo. Meglio farebbe a trasmigrare in campionati ove la corsa è un optional.
PJANIC SV: gioca poco e niente, anche se con lui, per un attimo, si ha la sensazione che la Juve riemerga dalla melmosa Gera d’Adda.
BENTANCUR 4: pericolosa involuzione dell’uruguagio nelle ultime esibizioni bianconere. Ha perso smalto e sicurezza. SI aprono praterie per gli avversari in mezzo al campo ove lui, in tempi recenti, sembrava poter padroneggiare.
MATUIDI 4,5: tanta corsa a vuoto. Si sta perdendo in un bicchiere d’acqua. La sensazione è che abbia bisogno assoluto di qualità e tecnica al suo fianco.
DYBALA 4,5: non riesce più a concludere verso la porta avversaria, tanto meno a smarcarsi. Oggi non riesce neppure a fare il mediano aggiunto.
COSTA 5: entra per dare scossa, me forse è lui a rimanere fulminato. Appare eletrizzato, come sempre, ma nulla più.
BERNARDESCHI 5: si vede un poco nella prima parte del primo tempo ed un pochetto nella prima del secondo. Poi scompare tra le putride melme della Gera d’Adda.
RONALDO 5: non gli riesce il suo calcio unico ed epico, anche perchè non sorretto dai compagni e malmenato dagli avversari.
ALLEGRI 4: sapeva del pericolo incombente atalantino e per questo con la Lazio aveva giocato al risparmio rischiando grosso. Ha lavorato molto sulla testa dei suoi, ma molto poco, o nulla, sul loro spirito.
PAGELLE ATALANTA:
Berisha 6; Toloi 6,5, Palomino 6,5, Djimsiti 7; Hateboer 6,5, De Roon 6,5, Freuler 6,5, Castagne 7, Ilicic SV, Gomez 7; Zapata 8. All. Gasperini 8.
ARBITRO (Sig. Fabrizio Pasqua) 5: nel primo tempo non vede mai i falli in attacco ai danni della Juve. Su una di queste sviste parte la ripartenza atalantina che porta al raddoppio. Allegri perde la pazianza e Pasqua lo caccia.
Voster
Giuseppe Marchetta
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