Juve: la punta in più per Pirlo. Inter: benedetto non-mercato (e sui nuovi fondi…). Milan: la pericolosa inchiesta sulla lite Ibra-Lukaku. Napoli: ecco perché il problema non è Gattuso

È finito il mercato pertanto è evidente che possiamo serenamente scrivere qualunque cosa tanto nessuno leggerà questo pezzo e se lo leggerà lo farà con scarsa attenzione al punto che non si accorgerà di essere arrivato fino a qui senza che sia stata messa neanche lo straccio di una virgola.
Per lo stesso presupposto è inutile che io vi dica quanto sia stata inutile questa sessione di calciomercato dove non è girato un euro e l’ultimo giorno ci si è scannati per annunciare l’arrivo di Pellè al Parma e comunque anche in questo caso zero virgole.
Fine di questa gag squallida.
Siamo con le pezze al culo. Ci sono modi migliori per dire che il calcio sta soffrendo la crisi, ma nessuno ficcante come questo. Per la prima volta nella storia del calciomercato non ci siamo neppure inventati un Mister X, perché già negli anni delle vacche grasse, siffatta dicitura, suona come una presa per i fondelli e figuriamoci ora che non ci sono neanche i quattrini per offrire un caffè.
Molti club, anche importanti, nel corso di quest’ultimo mese hanno completato le seguenti operazioni: nessuna. E i guai non sono mica solo italiani, ché la storia del Barcellona e del Real con l’acqua alla gola ben la conoscete. Bisognerà ripartire da un calcio diverso, più sensato e… scusate, ma è complicato andare avanti con questa frase da latte alle ginocchia, una di quelle ovvietà che i grandi capi del calcio ci raccontano da mesi e mesi senza però che nulla sia stato fatto. Ecco, l’unica cosa che siamo riusciti a fare è dare la colpa a Messi perché guadagna tanto. Rendetevi conto.
Ma veniamo al menù di giornata.
Il menù di giornata parte da Gattuso. Nella battaglia fin troppo pubblica tra tecnico e presidente del Napoli non ci sono vincitori. Si poteva evitare tutto il guazzabuglio? Certo che sì, bastava non fare niente. E invece no: in presenza di qualche sconfitta di troppo si è alzato un polverone da tregenda, e De Laurentiis, a differenza di molti suoi colleghi, ha scelto per l’ennesima volta di lasciar divampare l’incendio.
Il presidente del Napoli è bravissimo a costruire, ma ancor più bravo a distruggere. È normale che un tecnico in corsa su tutti i fronti (e al quale è stato proposto il rinnovo del contratto fino a un mese fa) venga improvvisamente abbandonato? No, non lo è, soprattutto in una stagione complicata come questa. Il Napoli gioca un calcio sfavillante? No. Ha più di un problema? Sì. Questo è un buon motivo per buttare tutto in vacca? Non scherziamo, non adesso, con la squadra che prova ad ovviare alle tante assenze e invece di essere sorretta viene lasciata in balia di questo e quel “distruttore”.
Trattasi di spreco, trattasi di “peccato mortale” perché, diciamolo, ormai difficilmente si potrà tornare indietro. De Laurentiis ama il Napoli, si vede, ma ama più se stesso: questo è il più grande ostacolo al definitivo salto di qualità della sua squadra.
E veniamo alla faccenda Ibra-Lukaku. Della faccenda Ibra-Lukaku avete sentito e letto ogni cosa e ogni cosa è rispettabile. Ecco, non è vero. Noialtri pensiamo che qualunque opinione che non sia “ma siete pazzi?” non abbia alcun senso. La lite tra due calciatori poteva e doveva finire sul campo, magari con un doppio cartellino rosso, al limite con una squalifica di un paio di giornate e, invece, si è trasformata in un caso mondiale in nome del moralismo più sfrenato, tipico dei nostri tempi.
a quel momento a secco. Da quel giorno iniziò a segnare tipo mitragliatrice. Che amarezza… SEGUE




