JUVENTUS – LOKOMOTIV 2-1. La rivoluzione sarriana del football. Di Giuseppe Marchetta

C’era una volta il Catenaccio all’italiana. Tutto nacque da un’idea d’Ottavio Barbieri da Genova, che giocò su ambo le sponde del Bisagno tra Genoa e Sampierdarenese. Ma fu da allenatore, come secondo di Garbutt, nei rossoblu, che volle trapiantare il Sistema MW, adottato dall’imperante Grande Torino. Quindi ne derivò il Mezzo Sistema, con l’arretramento di uno dei due mediani davanti alla difesa nel ruolo di libero, come ultimo baluardo difensivo dietro la linea dei terzini. Da allenatore della Vigili del Fuoco di La Spezia, con il Mezzo Sistema, s’impose addirittura a livelllo nazionale, vincendo il Campionato Alta Italia del 1944, matando in finale proprio il Grande Torino di Mazzola, Gabetto, Loik, sotto l’egida del “primo non prenderle”. Ma il vero Catenaccio fu introdotto da un calciatore della Salernitana, Antonio Valese, nel corso della stagione 1947-48, terminata con la promozione dei suoi in serie A. Fu di fatto varato il cosiddetto “Vianema”, ossia in pratica ad un certo punto il Valese ordinò al compagno Alberto Piccinini (poi grande mediano e libero di una grandissima Juve), di dimenticare le consegne di centravanti puro e seguire il puntero avversario fin nella propria area, liberando così lo stopper Ivo Buzzegoli dai compiti esclusivi di marcatura e valorizzandone invece le doti di battitore libero. L’idea piacque all’allora coach salernitano “Gipo” Viani, che trasmise l’idea del “Vianema” anche al glorioso Milan anni ’50 e passò impunemente alla storia come colui che aveva inventato il ruolo di “libero”. Il grande Nereo Rocco, per tutti “Paron”, prorpio nel Milan successivo, raccolse il testimone, accentuò il carattere difensivista del “Vianema” e fece assurgere il Catenacco all’italiana come modello esemplare anche in ambito internazionela con la conquista della Coppa dei Campioni, primo trofeo internazionale per un Club italiano. Ovviamente anche la cugina Inter raccolse il guanto di sfida, conquistò le successive due Coppe Campioni, ispirandosi al catenaccio del Paron ed introducendo il contropiede manovrato. Giovannino Trapattoni da Cusano Milanino, discepolo del Paron al Milan, trapiantò il Catenaccio con contropiede manovrato nella grande Juve bonipertiana, a cavallo tra i ’70 e gli ’80 del secolo scorso. Ebbene conquistò tutto quello che si può in campo nazionale ed internazionale. Certo senza il genio contropiedista di Platni e Boniek e la classe assoluta di una difesa mondiale, con Gentile, Cabrini, Scirea e le prepotenti capocciate di Sergio Brio, tutto ciò non sarebbe stato realizzabile. Quindi all’improvviso spuntò all’orizzonte del futbol italico un romagnolo tutt’altro che simpatico, un certo Arrigo Sacchi, che inventò ed introdusse un calcio avanguardistico, fatto di dominio territoriale, fisicità, atletismo, compattezza territoriale, razionale occupazione degli spazi, equidistanze, linea alta del fuorigioco eccetera eccetera. Certo senza i Gullit, Van Basten, Donadoni e Baresi difficilmente il verbo sacchiano si sarebbe così rapidamente diffuso nel mondo. Ma mentre Spagna, Inghilterra ed altri cominciavano ad importare i nostri tecnici e cercare di carpirne i trucchi del mestiere, in Italia si tornava pian piano al medioevo ellenico. Spinti anche da una stampa esigente ed oppressiva, s’andava nella direzione del risultato a tutti costi a discapito del bel gioco. La Juve di Marcello Lippi da Viareggio era un concentrato di forza fisica ed atletismo e tanta aggressività. Il preparatore atletico Giampiero Ventrone, proveniente dal mondo dell’Atletica Leggera, forgiò degli autentici Marines, sempre pronti alla lotta estrema con un unico fine: la vittoria. La Juve di Fabio Capello e quella di Antonio Conte, non furono da meno. Oggi in Italia si sta assistendo ad una nuova rivoluzione copernicana, grazie all’avvento di Cristiano Ronaldo da Fuchar ma soprattutto a all’ingresso nell’universo bianconero del tosco-napoletano Maurizio Sarri, capace di concepire, ed ancor più realizzare, un calcio del tutto nuovo ancorchè spettacolare e buono. Madama vista ribaltare la Lokomotiv di Mosca è stata dominante in lungo ed in largo (salvo che nel risultato, alla fine abbastanza striminzito in proporzione) con aggiunta di velocià e spettacolarità nelle giocate, triangolazioni rapide e mai scontate, come non la si era mai vista nella sua storia. Il 77,8 % di possesso palla finale, record per tutta la Champions dal 2004, testimonia tutto quanto di buono detto e visto. Oltrettutto pare proprio che il Sarri voglia andare nella direzione del tridente iper-offensivo con la compresenza di mostri assoluti come CR7, Higuain e Dybala. Lui stesso ad inizio stagione, su precisa domanda circa la possibile coesistenza dei tre, boffonchiò un “robe da Bar”. Evidentemente fu colto nel segno e si rifugiò tra il corner e la pretattica. Di fatto pare punti deciso ad usare i tre tutti insieme quando le cose si fanno dure e serva che i duri comincino a giocare. Oggi Higuain è entrato nel secondo tempo con la Juve sotto da un bel po’. “Ma veniamo al sodo” come diceva Enzo Tortora. Sarri si presenta al match con il solito modulo 4-3-1-2 e coi soliti noti, tranne un Bentancur come trequartista, con evidente compito di apripista per l’ingresso in corsa di Higuain e l’arretramento della Joya. Sicché schiera: Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Khedira, Pjanic, Matuidi; Bentancur; Dybala, Ronaldo. Semin replica col 4-5-1 ovvero: Guilherme; Ignatyev, Corluka, Howedes, Idowu; Joao Mario, Barinov, Murillo, Krychowiak, Miranchuk; Eder. Arbitra Anastosios Sidiropoulos (GRE) lo qual è già in campo attorniato dalle due contendenti e tosto zuffola: si parte. 2′ Dybala scambia con Cuadrado e prova il tiro. La conclusione deviata termina sull’esterno della rete dando l’impressione del gol. 6′ Ronaldo riceve in area da Matuidi ma la sua conclusione viene murata dall’ex Howedes. 11′ Khedira servito da Ronaldo punta la porta ma finisce per non trovare il tempo della conclusione. 14′ la Joya cerca in verticale Bentancur, pallone troppo forte. 16′ Ronaldo va alla conclusione debole da fuori, blocca a terra Guilherme. 20′ cross al bacio di Cuadrado per il portoghese che non riesce a deviare in porta. La sua posizione era comunque irregolare. 22′ Ronaldo prende la mira. Altra conclusione da fuori, ben più potente della prima. Ma blocca ancora Guilherme. 24′ Pjanic su punizione prova a servire Dybala per la conclusione volante. La Joya in allungo non trova l’impatto con la sfera. 27′ Pjanic va alla conclusione dai 20 metri indirizzata verso la porta. Deviazione della difesa e corner. 29 occasione colossale per Bonucci che svetta solo ad un passo dalla porta ma non riesce a deviare in rete la punizione di Pjanic. 30′ sbanda la difesa della Juve: Miranchuk supera Bonucci e serve Joao Mario il cui tiro viene respinto da Szczesny. La ribattuta è però tutta di Miranchuk che scaraventa nella porta pressochè sguarnita. 0-1 e palla al centro! 31′ Cuadrado va giù nei pressi della linea di fondo. Contatto leggero col difensore della Lokomotiv: per il direttore di gara non ci sono gli estremi per un penalty. 37′ punizione Dybala: la conclusione dell’argentino viene respinta dal muro della Lokomotiv. 41′ fallo di Ronaldo su Guilherme: il portoghese anticipa il portiere con la gamba molto alta: scontro tra i due con l’estremo difensore che rimane a terra. Sul prosieguo dell’azione Dybala segna a gioco fermo. Tanti dubbi sul contatto. 42′ Dybala cade al limite per un contrasto apparentemente regolare con Howedes. Poi l’arbitro manda tutti a prendere il thé. A Semin pare d’aver seminato bene. A Sarri ancor gli girano ma ci crede. Punta al tridente d’assalto e fa scaldare il Pipita. O la va o la spacca! si riparte. 47′ uscita a vuoto di Szczesny anticipato dal colpo di testa di Bentancur che gli toglie la palla dai pugni. 48′ occasione enorme per la Joya servita da un cucchiaio in area di Pjanic. L’argentino di volo spara alle stelle davanti a Guilherme. 51′ punizione di Ronaldo ma il pallone impatta sulla barriera. 54′ s’inserisce bene Bentancur sul cross di Alex Sandro ma impatta male di testa il pallone che termina sul fondo. 60′ conclusione telefonata da fuori di Joao Mario bloccata agevolmente da Szczesny. 61′ doppia finta e dal fondo traversone basso di Cuadradone che taglia tutta l’area. Nessuno pronto a spingerlo in rete. 63′ serpentina penetrante di Dybala. Alla fine Barinov riesce a chiuderlo. 71′ ripreso Guilherme per perdita di tempo manca però il cartellino giallo. Il portiere della Lokomotiv continua a temporeggiare ad ogni rimessa dal fondo. 73′ il Pipita afferra un pallone difficile al volo, sombrerizza l’avversario, si gira in un fazzoletto e incrocia prima che la palla cada. Pallone largo di un niente. A momenti l’Allianz viene giù! 75′ colpo di testa del Pipita ad incrociare sul cross di Alex Sandro. Guilherme immobile ma il pallone termina fuori. E’ il preludio. 77′ monologo bianconero con lungo possesso palla, da Cuadrado a Pjanic di prima per Bonucci, subito per Cuadrado, Dybala, Cuadrado, Dybala, mancino a giro stupendo dal limite che lascia immobile Guilherme. Pareggio bianconero! esplode lo Stadium. 79′ la Juve si riversatutta in avanti. Altra azione insistita, palla al limite sinistro per Alex Sandro il cui tiro da fuori vien respinto corto da Guilherme. La Joya si avventa su pallone e ribadisce in rete con esterno radente ad incrociare. Madama in vantaggio! meritatissimo. 84′ la Juve non demorde e rimane altissima, anche perchè ha in campo il tridentissimo. Ronaldo prova di potenza sullo scarico di Rabiot da sinistra ma il pallone finisce un metro sopra la traversa. 88′ se ne va in progressione improvvisa centrale Bernardeschi, conclusione in corsa, para centralmente Guilherme. Poi Madama tiene palla fino al fischio finale, dimostrando una superiorità tecnico tattica mai così evidente in Champions. Ma questo è il calcio di Sarri abbinato ad una Juve vincente. Se ne vedranno delle belle.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
SZCZESNY SV: a parte il tiro in porta imprendibile non ne subisce altri.
CUADRADO 8: gioca divinamente sin da quando la stagione è partita. Poi è come il vino buono ed ogni partita aggiunge un che.
BONUCCI 6: gara di normale amministrazione. Un solo lancio lungo, fuori misura.
DE LIGT 6: stavolta senza sbavature ma appare ancora incerto.
ALEX SANDRO 7: con Sarri sta tornando a giocare da brasiliano, ossia più attento alla fase offensiva. Deve tornare a crossare con più continuità e qualità.
KHEDIRA 6: solito carisma a centrocampo ma appare un po’ offuscato dalla stanchezza.
HIGUAIN 7: entra lui e la Juve già spettacolare e dominante, con il tridente vero e pesante, si trasforma in macchina da gol. Sfiora un gol da antologia con sombrero e sparo al volo dal limite che termina a lato d’un niente.
PJANIC 7,5: sta attraversando un periodo di grande forma fisico-mentale. In questo momento il miglior regista centromediano del mondo.
MATUIDI 6: infinita corsa e fisicità. Le sue conclusioni in porta ed in controlli in corsa per ora inguardabili.
RABIOT 6: qualche buon allungo.
BENTANCUR 6: nel ruolo di trequartista è come un pesce fuor d’acqua, non avendo capacità di verticalizzazione ne tanto meno di conclusione in porta. Rimangono le incursioni palla al piede e la combattività a centrocampo. Quando entra Higuain e l’uruguagio va a sostituire Khedira, cresce pure il rendimento suo e dell’intera squadra.
RONALDO 5,5: appare un po’ stanchino anche perchè gioca sempre. A 34 anni dovrebbe rifiatare almeno ogni tanto.
DYBALA 8,5: quando entra il compare argentino Higuain, stravolge la partità con due gol d’autore, e tante ottime giocate. A questo punto peccato tenere il Pipita in panca anche solo un minuto.
BERNARDESCHI SV: pochi minuti in campo.
SARRI 8: finalmente un allenatore che non ha paura di osare oltre ogni limite.
ARBITRO (Sig. Anastasios Sidiropoulos, Grecia) 7: non fa alcun danno.
Voster
Giuseppe Marchetta




