La crisi della Juve: dal mercato a Maurizio Sarri. Di Emanuele Perego

Otto stagioni di vittorie consecutive fanno entrare la Vecchia Signora nell’olimpo del calcio italiano: un ciclo storico di successi che va da Antonio Conte passando per Massimiliano Allegri.
Le scelte mirate e oculate del board alla Continassa creano il vuoto nella graduatoria sportiva e nella gestione societaria rispetto alle altre squadre competitors.
L’ex Beppe Marotta e Fabio Paratici, con i loro rispettivi incarichi, soverchiano a dismisura gli equilibri della Serie A.
Lo stadio di proprietà e la nuova location del centro sportivo sono certamente il fiore all’occhiello della stanza dei bottoni Sabauda. Gli investimenti immobiliari accompagnati da scelte commerciali avvedute e la selezione organizzata spingono la Juventus FC nei ricavi economici e nelle vittorie sul campo.
La società capitanata da Andrea Agnelli anticipa i tempi con innegabile strategia dopo la cacciata in Serie B per effetto dell’inchiesta denominata Calciopoli.
Il cambio tecnico di Massimiliano Allegri sulla panchina dei Campioni d’Italia, la scorsa estate, era fisiologico. Alcune frizioni all’interno dello spogliatoio, tra la cloche e i giocatori, avrebbero richiesto un ricambio radicale, incidendo in profondità la rosa.
In secondo luogo, dopo le battaglie vittoriose, la fine del feeling e delle affinità, tra il coach di Livorno e alcuni dirigenti sportivi determinano il divorzio consensuale
La finestra del calciomercato estivo risulta problematica: la difficoltà di cedere alcuni giocatori in là con l’età ed un ingaggio faraonico impediscono un piano organizzato di cessioni.
Le partenze di Cancelo, Moise Kean, Spinazzola e il ritiro di Barzagli, a cui si devono aggiungere quelle del mercato di gennaio di Mario Mandzukic ed Emre Can, sono il frutto delle “costrittive” opportunità di mercato e solo in parte dalle scelte tecniche.
Aggiungiamo la defezione di Giorgio Chiellini: ancora oggi, a 35 anni, il pilastro della difesa bianconera destabilizza lo scacchiere di Maurizio Sarri.
Si è puntato sui parametri zero di lusso: Adrien Rabiot e Aaron Ramsey, però, complici i problemi fisici, non incidono sul manto erboso.
Rugani e Bernardeschi sono promesse inespresse e Matthijs de Ligt paga il rodaggio in un campionato difficile come quello della serie A.
La questione tattica aperta rimane il centrocampo: il reparto appare non assortito per qualità, caratteristiche e dati anagrafici. Infine, la rosa richiederebbe un giovane attaccante centrale, l’alternativa affidabile a Gonzalo Higuain.
A Maurizio Sarri si possono attribuire errori tattici, ma non la campagna di rafforzamento estiva deficitaria, che lascia più di un dubbio.
Prima di organizzare i processi sportivi sommari al Comandante sarebbe bene attendere: la squadra nonostante tutto mantiene la leadership del torneo, rimane in corsa in Coppa Italia e in Champions League.
La crisi della Juve: dal mercato a Maurizio Sarri.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




