La remuntada, quello che Allegri non dice. Di Emanuele Perego

La Juve deve superare gli ottavi di Champions League.
Il messaggio della proprietà è chiaro, la squadra ha l’obbligo di tentare l’impresa nel ribaltare lo score di Madrid (2-0). Un match delicato nel quale il conte Max si gioca il suo futuro nel club piemontese.
Alla Continassa sono tutti consapevoli del fatto che vincere contro l’Atletico è compito arduo. Gli undici di Diego Pablo Simeone sono tenaci e resilienti. E’ una squadra “tosta”, dotata di un carattere spiccato e ottime individualità.
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Gli spagnoli soprattutto sull’erba del Wanda Metropolitano sospinti dal pubblico amico sono indiavolati, spingono senza pietà all’angolo gli avversari con impeto e forza fisica.
In trasferta i Colchoneros sono più abbordabili e meno inferociti, ma questo non significa la resa incondizionata.
La questione all’ordine del giorno non è l’effettiva caratura dei Rojiblancos che è riconosciuta e apprezzata in Europa.
In Italia, la Juventus detta la legge Sabauda, supportata da una rosa di giocatori eccellenti e di qualità. Nel recente passato (stagione 2011-2012) i bianconeri vincono 7 scudetti consecutivi e 4 Coppe Nazionali.
Il divario tecnico tra la squadra di Massimiliano Allegri e i competitors (Napoli, Roma, Inter e Milan) è smisurato e abissale.
E’ un solco profondo che divide i Campioni d’Italia con le inseguitrici, un gap finanziario che si allarga stagione dopo stagione.
Il core del dibattito verte, invece, sulla capacità della Vecchia Signora di rovesciare il trend negativo al di fuori dei confini nazionali. In dettaglio e per la cronaca, il fine ultimo è di sovvertire allo Stadium il passivo maturato nel catino spagnolo.
Nelle competizioni internazionali sono necessarie 3 caratteristiche peculiari senza le quali rendono vani i tentativi di vittoria. La disponibilità larga e profonda della “rosa”, senza infortuni e assenze sono il prerequisito.
La personalità nell’affrontare i match vibranti ed equilibrati, l’impianto tattico ovvero il gioco degli scacchi sul green, infine, la condizione psicofisica che consente alle “pedine” di trionfare i duelli individuali.
CR7 e Manduzukic sono giganti che rappresentano per esperienza e abilità il format internazionale. Il resto della ciurma o parte di essa non sembra essere sulle stesse frequenze.
Il ruolo del tecnico è di conferire spessore tattico, quel bagaglio di movimenti con o senza palla, singolari e collettivi che sono l’emblema del gruppo.
Le vitali connessioni tra i reparti, la velocità dei passaggi e le fluttuazioni repentine sono gli ingredienti essenziali del calcio europeo.
La gestione passiva o il gioco offensivo richiedono entrambi un’impalcatura strategica e una condotta organizzata.
Sul palcoscenico d’oltreconfine, a tratti, la Juve sembra smarrire l’identità, il carattere distintivo, il marchio di fabbrica che caratterizzano le grandi squadre.
Infine, la condizione atletica già apparsa scadente e approssimativa contro l’Atalanta (in Coppa Italia), è il vero tallone d’Achille delle Zebre.
In conferenza stampa e durante le partite Max Allegri ripete e mima come un mantra, l’uso dell’intelligenza calcistica.
Eppure non sembra mancare il buon senso e l’intelletto.
La remuntada, quello che Allegri non dice.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




