LAZIO – JUVENTUS 3-1. Narciso da Ronaldo a Dybala e la Juve cade la prima volta. Di Giuseppe Marchetta

Chiamalo se vuoi Egoismo, oppure, se ti pare, Egocentrismo. Per Egoismo si intende un insieme di atteggiamenti e comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell’interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo. L’Egocentrismo è l’atteggiamento e comportamento del soggetto che pone se stesso e la propria problematica al centro di ogni esperienza, trascurando la presenza e gli interessi degli altri. Insomma per entrambi i termini ed i loro rispettivi significati, si va a porre l’Io al centro di ogni cosa. L’Io che dimentica Dio ed il Creato, dimentica di fatto l’esistenza di Altro da sè. Allora per il recupero dell’Io, non più baricentrico a sè stesso ma all’Universo creato, occorre il suo confrontarsi con l’Altro. Non ci può essere un vero Io senza il confronto con il Tu. Ebbene pare di capire che l’arrivo di Cristiano Ronaldo anche in un mondo eticamente perfetto come quello juventino, abbia portato in tal senso un certo scombussolamento. D’altronde l’atteggiamento di CR7 pare inquivocabilmente allineato sull’esaltazione tout court del proprio Io. La dimensione madridista del Real, poteva in qualche modo aiutarlo in tal senso, nel senso che le Merengues non sono mai state storicamente risplendenti per l’esaltazione del gioco di squadra, bensì per quello della massima espressione dei singoli. Si pensi a Di Stefano, Kopa e Puskas, piuttosto che ai “Galacticos” di Roberto Carlos, Ronaldo, Zidane e Figo. Ma il mondo Juve storicamente e geneticamente è tutt’altra cosa. Fu la Juve del quinquiennio, forgiata sulla classe di qualche elemento (Monti, Cesarini, Ferrari, Borel, Orsi), ma comunque sempre infarcita di gloriose bandiere (Combi, Rosetta, Calligaris, i fratelli Varglien, Bertolini), che per anni formarono il cosideto “Zoccolo duro” di una squadra pressocché perfetta e che fu di fatto solidalmente trapiantato nella Nazionale italiana Campione del Mondo del 1934 e d’Europa nel 1930 e 1935. Ma fu anche la Juve operaia di Heriberto Herrera, tutta concentrata su logiche di collettivo e movimento all’unisono dei suoi elementi. Fu pure la squadra invincibile di Boniperti presidente, che dominò la scena italiana negli anni ’70 ed ’80 e s’impose anche in Europa e nel Mondo. Squadra a tutto tondo che, come quella del quinquiennio d’oro, oltre ad esaltare le doti dei singoli (Causio e Bettega, Boniek e Platini), vedeva mettere in risalto imbattibili collettivi, splendidamete organizzati dai vari Vycpalek, Parola e Trapattoni. Fu la Juve vincente ed aggressiva di Marcello Lippi, che per salvaguardare il collettivo, rinunciò al talento puro di gente del calibro di Roberto Baggio, Gianluca Vialli e Zinedine Zidane, per far spazio ad autentici soldati come Del Piero, Trezeguet e Nedved, che avevano (ed hanno tutt’ora) la maglia bianconera tatuata sulla pelle. Infine è stata la Juve di Conte ed Allegri, rinata sulle ceneri di Calciopoli e rilanciata all’infinito grazie alla sublimazione della logica di gruppo. Ebbene in questo contesto è venuto a calarsi Cristiano Ronaldo, l’emblema vivente dell’Egogentrismo, spinto fino al limite del Narcisismo. Non c’è da stupirsi se ciò abbia prodotto piano piano nel tempo un’autentica rivoluzione e gli elementi più succubi del Ronaldo pensiero, nella fattispecie Paulo Dybala e Federico Bernardeschi, tentativamente ne abbiano emulato gli atteggiamenti. Madama vista contro la Lazio inzaghiana e gladiatoria, ha perso perchè Bernardeschi e Dybala, specie il secondo, ora fanno come Ronaldo, ossia giocano con l’Io nettamente davanti al Tu. Basti riguardare l’azione da gol, l’ennesima quest’anno, fallita da Dybala conro la Lazio. Paulo appena dentro all’area ma con difensore e portiere avversi pronti ad intervenire e la Joya che sparava addosso al portiere medesimo, mentre CR7 se ne stava solo soletto in mezzo all’area stessa, pronto a ricevere per segnare la sua 726 rete e riportare la Juve in testa alla classifica del Campionato, con controsorpasso ai danni della Beneamata! buttata al vento l’occasione è iniziato il baratro bianconero che ha condotto prima all’espulsione di Cuadrado, poi al vantaggio laziale, al rigore sbagliato dal bomber di stagione, Ciro Immobile, e quindi al 3-1 finale bianco-celeste. Ma veniam con ordine. Maurizio Sarri alla vigilia, a fronte anche del mezzo passo falso di Conte e soci, confidava in una prova di carattere ed orgoglio, pur dovendo fare a meno di parecchi elementi importanti, specie a centrocampo. Fa affidamento soprattutto sull’enorme crescita di Rodrigo Bentancur, sulla ritrovata verve di Paulo Dybala e spera che il giovin De Ligt non lo tradisca ancora. Va in scena il solito 4-3-1-2 con: Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic, Matuidi; Bernardeschi; Ronaldo, Dybala. Simone Inzaghi rimpalla con il suo devoto 3-5-2, ovvero: Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic-Savic, Leiva, Luis Alberto, Lulic; Immobile, Correa. Arbitra il melenso Fabbri, dolce come l’amarena, pelato come il pomodoro da pizza fatta in casa. Lo qual ad un certo punto, là in mezzo all’immensa prateria dell’Olimpico dell’eterna Roma, zuffola forte. Si parte! 4′ Lazio subito pericolosa: Immobile entra in area, il numero uno della Juve devia in corner. 9′ Questa volta sono gli ospiti a impegnare Strakosha in una bella parata con grande conclusione a giro di Dybala dal vertice destro dell’area. Il portiere s’allunga disperatamente e riesce in ultimo a deviare la palla in corner. 14′ Bianconeri pericolosi con un bel passaggio di Ronaldo su Bernardeschi. Il tiro esce di pochissimo. La Juve gioca bene, sarrianamente, con fitta trama di passaggi nella metà campo avversaria. La Lazio va in sopradiche azioni di rimessa. 23′ Cross di Lazzari a cercare un compagno in area ma v’è la presa sicura di Szczesny. 25′ Pasticcio della difesa biancoceleste, se ne va Bentancur in affondo sulla destra e, giunto quasi sulla linea di fondo, traversa teso e radente verso il secondo palo, ove s’avventa come un falco CR7 che deposita in rete a porta vuota. 0-1 e palla al centro! vediamo stavolta quanto può resistere ancora il fortino bianconero. 28′ Immobile lanciato in area sulla sinistra, riceve una careazza sulla schiena da parte di Juan Cuadrado e si butta a terra: Subito si rialza e va a reclamare energicamente un calcio di rigore, con seguito di boato ed ululati del pubblico di casa. Ma il direttore di gara per adesso non abbocca. 32′ Bentancur atterra Correa ad un centimetro dall’area di rigore. Luis Alberto batte la punizione ma è alta sopra la traversa. 34′ Immobile tenta la conclusione, la palla prende l’esterno della rete. 37′ Radu calcia da fuori area, la difesa bianconera devia in corner. 39′ Ancora biancocelesti pericolosi, ancora Immobile tenta la girata di testa che termina fuori. 42′ Juventus vicina al raddoppio con Bernardeschi che va sul fondo a destra, alza la testa, vede sopraggiungere come un avvoltoio CR7 e lo serve con cross morbidissimo. Ronaldo a botta sicura va in tuffo di pesce, miracolo di Strakosha che nega la rete al portoghese. Che jella! 45′ Luis Alberto se ne va sul fondo a sinistra, rientra, torna sul vertice dell’area e fa partire un bel cross che passa appena oltre la crapa protesa di Bonucci e giunge giusto giusto sulla fronte di Luiz Felipe che non può far altro che schiacciare in porta per il pareggio degli aquilotti. 45’+2′ Fabbri manda tutti a prendere un thè dolce. Inzaghi è gongolante. Sarri incupito più che mai e non trasmette certo serenità. Poi si riparte. 48′ Tiro di Luis Alberto che però non impensierisce Szczesny. 66′ Errore clamoroso di Strakosha in disimpegno pedatorio che va a servire un lanciatissimo Dybala al limite dell’area in anticipo su tutto il pacchetto difensivo aquilotto. Dybala ringrazia, non crede ai suoi occhi, ma si fa prendere dalla vanagloria e, invece di servire lo smarcatissimo CR7 a pochi metri da lui ed in posizione vantaggiosissima, a pochi passi dalla porta, cerca il gol rimpallatogli da Acerbi e dal portiere. E dal possibile vantaggio alla catastrofe! 67′ lungo lancio di Luis Alberto da sinistra verso la trequarti destra ove si sgancia lanciatissimo Lazzari. Cuadrado va in chiusura diagonale, sembra arrivare per primo sulla palla, va in scivolata ma frena ed infin frana addosso a Lazzari stesso. Protesta vibratamente Immobile, inducendo pian piano l’arbitro ad accorrere al monitor. 68′ Check Var: Fabbri vede il fallo di Cuadrado su Lazzari e si rimangia il giallo appena comminato al colombiano. Opta invece per il rosso, dando un indirizzo preciso all’incontro ed al proseguio del Campionato. 73′ Passano infatti 5 minuti e la Lazio va in vantaggio con altra immane giocata di Luis Alberto che serve in profondità ed in area Milinkovic-Savic, stop volante e tiro incrociato a fulminare Szczesny. 77′ Altri 4 minuti e calcio di rigore per la Lazio: Fabbri assegna il penalty per l’uscita di Szczesny su Correa contropiedisticamente lanciatissimo in area di rigore. 79′ Para Szczesny salvando due volte su Immobile che solitamente, quando il gioco si fa duro, si scioglie come neve al sole. 88′ La conclusione di Lazzari è una telefonata per il portiere della Juventus. 90’+2′ Conclusione alta di Danilo. 90’+3′ Appena entrato Caicedo mette in rete il pallone del 3-1 al termine di ennesimo poderoso contropiede bianco-celeste. 90’+4′ chiude il sipario su di un match, carognosamente giocato all’italiana da una nerboruta ed aggressiva Lazio, con il beneplacito d’un arbitrello con poca esperienza e scarsissimo polso, trascinato nelle scelte dai parecchi lamenti dei giocatori bianco-celesti e dagli ululati assordanti dei molti supporter laziali ivi accorsi a ringhiare, schiumare rabbia e scatenare sopiti ed atavici rancori. Arbitro che, trascinato alla Var dai pianti isterici di Ciro Immobile, ha mutato il suo giudizio di 180 gradi, espellendo l’imperituro Juan Cuadrado, indirizzando irreversibilmente le sorti dell’incontro a favore dei laziali e riaprendo di fatto agli stessi la possibilità di inserirsi nella lotta scudetto.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
SZCZESNY 6: media tra il 4, per l’intrinseca incapacità di uscire in presa alta sui traversoni tesi al limite della propria area di porta, e 8, per aver parato e controparato il rigore di bomber Ciro Immobile.
CUADRADO 6: media tra 8, per l’ennesima esaltante e continuativa prova di grande quantità combinata a qualità, e 4, per aver compiuto una chiusura disperata in modo goffo sul lanciatissimo Lazzaro. Juan sembrava infatti in netto anticipo sul laziale, ma ha calcolato male i tempi della scivolata finendo per andara in frenata sul terreno e di qui sulle caviglie dell’esterno bianco-celeste. L’arbitro ci ha messo poi del suo per arrivare al fatidico rosso.
BONUCCI 5: calcola male i tempi sul cross da sinistra che ha portato al primo gol laziale. Per il resto discreta prova, con qualche lancio fuori misura di troppo.
DE LIGT 5: nella rete del vantaggio bianco-celeste si evidenzia la sua incapacità nella lettura della palla scaraventata in area da lungi da Luis Alberto.
ALEX SANDRO 4,5: scarso nelle mischie difensive così come nelle ripartenze.
BENTANCUR 7,5: grandissimo finchè è potuto rimanere in campo, dovendo far fronte all’immane ed impunita aggressività avversaria, proponendo al contempo rapide ripartenze palla al piede, in una delle quali è scaturito il gol dell’illusorio vantaggio bainconero.
CAN 4: altra partita da can di Emre. Probailmente ha già in zucca o nel core altri assolatissimi lidi.
PJANIC 5,5: imbrigliato dal dinamico ed aggressivo canile laziale, lo si è visto giocare a sprazzi solo fino al gol bianconero.
MATUIDI 5: partita di solo combattimento entro il canile laziale ma di scarsissimo supporto al gioco d’attacco dei suoi.
BERNARDESCHI 4: poca voglia, poco atletismo, molto egoismo.
DANILO SV: poco tempo per dire la sua, oltretutto trovando la frittata bell’e che fatta.
RONALDO 6,5: almeno ritrova il gol su azione e qualche buona discesa sulla sinistra.
DYBALA 4,5: si divora un gol già fatto: sarebbe bastato servire a pochi metri in mezzo all’area il solissimo ed infallibile compagno-cecchino CR7. Evidentemente ne soffre ancora il carisma e la rivalità in zona gol. Prevale l’ego assoluto.
HIGUAIN SV: vedi Danilo.
SARRI 5: il suo gioca funziona per ora solo a tratti ed a scelta se nel primo o nel secondo tempo. Stavolta nel primo. Non ci siamo!
ARBITRO (Sig. Michael Fabbri di Ravenna) 5: volente o nolente, data la scarsezza d’esperienza e personalità, con l’incerta espulsione di Juan Cuadrado, ha da solo indirizzato l’esito della partita ed il momento nevralgico del Campionato.
Voster
Giuseppe Marchetta




