Maurizio Sarri, la gavetta prima del successo. Di Emanuele Perego

Maurizio Sarri vince il suo trofeo a 60 anni compiuti.
E’ un personaggio controverso, spigoloso, a tratti inviso, schietto a tal punto da non considerare i suoi detrattori.
Il “comandante”, o mister 33 per il numero di schemi provati su palle da fermo, è un fumatore incallito, scaramantico sino all’ossessione, amante della lettura e in particolare di Charles Bukowski.
“Ci sono dei momenti in cui la follia diventa così vera che non è più follia” citando lo scrittore americano.
E’ nativo di Napoli, ma cresciuto in giovinezza a Castro, piccolo comune collocato sulla sponda del lago d’Iseo, nella provincia bergamasca, e a Faella, nell’aretino toscano.
Il tecnico, figlio di un operaio (gruista), nasce nel capoluogo campano sabato 10 gennaio del 1959, giorno in cui si festeggia Santo Aldo Eremita.
Secondo lo zodiaco, quelli nati sotto il segno del Capricorno sono determinati, amano lavorare con intensità e puntano al successo.
Sino al 1999 lavora come impiegato presso un istituto di credito e “investe” tempo e passione nel suo hobby preferito: il calcio.
Sposato con Marina, è un ex giocatore dilettante. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, studia il calcio spinto da slancio incrollabile. Incomincia il lungo percorso all’ombra, calcando i campi polverosi, allenando in Seconda Categoria, Promozione ed Eccellenza.
Sarri fa parte di quella cerchia di allenatori che si sono imposti nel professionismo senza avere un passato da calciatore illustre, seguendo le orme di Arrigo Sacchi, José Mourinho, Zdenek Zeman, Felipe Scolari, Marcelo Bielsa, Alberto Zaccheroni, Serse Cosmi, Alberto Malesani e Luigi Maifredi.
Non è certo un raccomandato, per 15 anni allena squadre di rango locale: Stia, Faellese, Cavrigia, Antella, Valdema, Tegoleto, Sansovino e Sangiovannese.
La svolta della sua carriera è datata nell’estate del 2005, quando firma il contratto con il Pescara, poi gira l’Italia passando per Arezzo, Avellino, Verona, Perugia Grosseto, Alessandria e Sorrento.
Il triennio a Empoli lo consacra, finendo sui taccuini di club blasonati, mostrando alla platea calcistica un gioco stilistico, pregevole e apprezzabile.
Maurizio Sarri predica un calcio organizzato, propositivo e divertente. Il modulo preferito è il 4-3-3, contraddistinto da corsa e dinamismo, palleggio e possesso palla nella trequarti degli avversari.
La difesa in linea è schierata a zona: i centrali impostano puntellando il playmaker, mentre gli esterni compiono movimenti sincroni. Modifica con arguzia e finezza l’impianto nelle diverse fasi d’assalto e di ripiego.
E’ accurato, pignolo, quasi maniacale durante la fase di allenamento, quando prova con precisione gli schemi tattici impartiti con tempra alla truppa.
“La preparazione della partita” è il titolo della tesi in cui si diploma a Coverciano nel 2006.
In seguito è cronaca dei giorni nostri: tre anni a Napoli inseguendo la Juventus e il grande salto nella Premier League alla corte di Roman Abramovic.
Nella notte di Baku, il tecnico dei Blues conquista l’Europa League con dedica speciale per i tifosi del Napoli.
Il Chelsea schianta (4-1) l’Arsenal dello spagnolo Unai Emery, dipingendo di blu il cielo della capitale dell’Azerbaigian.
Maurizio Sarri, la gavetta prima del successo.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




