MILAN – JUVENTUS 1-1. Rivoluzione sarrista pericolosamente arenatasi a metà del guado. Di Giuseppe Marchetta

Era il 990 d.C. quando Sigerico, arcivescovo di Canterbury, compì un pellegrinaggio di 1.600 Km a Roma per recarsi dal papa Giovanni XV, da cui ricevette il Pallio lo qual altro non era che una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Era il paramento e simbolo che ogni vescovo doveva portare, poiché rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa. Ebbene il buon vescovo annotò sul suo diario tutte le 79 tappe del percorso, oggi chiamato “Itinerario di Sigerico”, ovvero “Via Francigena”. 79 tappe compresa quella del famoso guado sul fiume Po, l’appunto nomato “Guado di Sigerico”, ancor oggi visitabile e fruibile, che si trova tra Corte S. Andrea, presso Senna Lodigiana, su territorio lombardo e Soprarivo, presso Calendasco, in territorio piacentino, ossia emiliano. Ora provo ad immaginarne l’impresa, considerando che, all’epoca, gli argini padani non esistevano. Esisteva invece un’enorme palude e guadare un grande fiume come il Po non era certo facile, occorreva coraggio e spirito d’avventura. Ma come dimenticare inoltre la misera fine di un grande Imperatore, quel Federico Barbarossa di Svevia che era riuscito ad unire politicamente mezza Europa e s’accingeva a riporate ai cristiani la Terra Santa. Dopo migliaia di peripezie, era in procinto d’entrare in Terra Santa via terra. Il racconto di Ansbert rende palpitante, ancora oggi, il dramma di quelle ore: “Mentre il resto dei pellegrini, ricchi e poveri, attraversava delle rocce difficilmente accessibili anche per i camosci e per gli uccelli, l’imperatore, che voleva rinfrescarsi ed evitare anche i pericoli della montagna, tentò di attraversare a nuoto le rapide del fiume Göksu. Questo Principe, che era fuggito a tanti pericoli, entrò in acqua nonostante il parere di tutti e, rapito dalla corrente, annegò miseramente. Diversi signori che erano con lui si gettarono nel fiume per soccorrere l’imperatore, ma non riuscirono ad altro che a riportarlo morto sulla riva. Ebbene ciò detto per meglio rappresentare ciò che significhi effettuare un guado, o meglio, cosa possa rappresentare essere “a metà del guado”. Qual coraggio e forza morale implichi l’effettuare un guado. Il brivido che si possa correre esser a metà del guado stesso, ossia nel luogo spazio-temporale nevralgico in cui uno avanzi con affannosa trepidazione e cotanta tema, ben conscio del fatto che tornare indietro sia equalmente periglioso che guadagnar la riva opposta, eppur l’esitazione e la trepidante attesa possano risultar alfin fatali. Ora parallelamente ed analogamente, dopo un’inizio scoppiettante e promettente, la Juventus FC di Maurizio Sarri, tosco di Napoli, si trova esattamente a metà del guado! il guado, il passaggio epocale da una concezione tutta juventinica del risultato a tutti i costi con ogni mezzo e tipologia di gioco sulla base comunque del “primo non prenderle”, ad un concetto di gioco d’assalto, con sublime possesso palla nella metà campo avversaria, fraseggi rapidi sullo stretto, dal canile di centrocampo fin all’imbuto centrale appresso all’area avversa. Un concetto che, se seguito fino in fondo, avvicinerebbe il gioco dei bianconeri a quello del Barca di Guardiola piuttosto che al Milan di Sacchi, ovvero il meglio del meglio che la storia pallonara ricordi. Maurizio Sarri lo sa e, permanendo fedele al suo ideale pallonaro, va dritto per la sua strada. Sa che bisogna avere pazienza, che presto i frutti del suo seminare arriveranno, intanto vorrebbe che tutti lo seguissero all’unisono, senza se e senza ma. Ma sembra che le cose non vadano proprio così. Si ha l’impressione da fuori, che, soprattutto i senatori, in primis Leo Bonucci, tanto per intenderci, continuino a pensare ad un modo antico di difendersi, con linea difensiva non del tutto alta e comunque badando a gestire il risultato, anziché triturare avversario e partita, come Maurizione nostro vorrebbe. Anche stavolta Sarri non si fida del “tridente pesante” e gioca la carta Cuadrado ala, pur di mantenere l’assetto di 4-3-3 con esterni alti. Sicché schiera: Buffon; De Sciglio, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Ramsey, Pjanic, Matuidi; Cuadrado, Dybala, Ronaldo. Pioli risponde con il 4-2-3-1, ovvero: Donnarumma G.; Calabria, Kjaer, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessiè, Bennacer; Castillejo, Calhanoglu, Rebic; Ibrahimovic. Arbitra Paolo Valeri di Roma, lo qual è già al centro del prato verde di San Siro, illuminatissimo a giorno. Poi d’improvviso fischia: si parte! 1′ Colpo di testa di Ibra con palla che si spegne alta. 2′ Tiro di Kessié che esce di poco. 4′ Tiro di Rebic con Buffon che respinge centralmente. 10′ Theo Hernandez sfonda sulla sinistra, palla ad Ibra che di tacco conclude fuori. 22′ Tiro di Calabria: Buffon respinge in corner. 28′ Tiro di Rebic ma Buffon s’oppone e respinge in due tempi. 35′ Primo tiro in porta bianconero con diagonale di Cuadrado respinto da Donnarumma, libera poi Romagnoli. 40′ Ibra fa velo per l’accorrente Hernandez che di sinistro però conclude fuori. Poi Valeri manda tutti a riposarsi. Pioli gongola, vede i suoi sempre più dentro la partita. A Sarri girano più che non mai, chè i suoi non tirano in porta, e suona la carica. Si ricomincia. 46′ Sponda di Ibra che premia l’inserimento di Rebic che, a tu per tu con Buffon, conclude centralmente. 52′ Tiro di Castillejo ma Buffon blocca tuffandosi sul suo palo. 59′ Tiro di Ibrahimovic: Buffon s’oppone deviando in corner. 60′ Tiro di Theo Heranndez al volo da fuori area, San Buffon respinge in angolo. 61′ Cross dalla destra di Castillejo, alto e lento, di facile lettura, Ibra sfiora ma è Rebic a girare in rete di piatto. Difesa bianconera in bambola. 73′ Secondo cartellino giallo per Hernandez, entrata in ritardo a centrocampo. Milan in dieci. 84′ Tiro di Dybala dal limite che finisce largo a lato. 89′ Calabria tocca di mano su conclusione in rovesciata di Ronaldo. 90′ Ronaldo spiazza Donnarumma e firma l’uno a uno dal dischetto. E qui termina un match parecchio aggredito dal Milan che aveva studiato l’incontro al dettaglio ed ha saputo in campo chiudere tutte le linee di passaggio ai bianconeri, facendo grande densità intorno alla palla. I bianconeri sarriani sembrano rimasti a metà del guado, a forte rischio barbarossiano di rimanervi se, come suggerisce Buffon ai microfoni, non tutti seguono le direttive del mister. In ogni caso urge ritrovare motivazioni e garra ché fra un poco c’è pure la Champions, nonché l’Inter.
Amen
PAGELLE MILAN:
Donnarumma G. 6,5, Calabria 5, Kjaer 6,5, Romagnoli 6,5, Theo Hernandez 7,5, Kessiè 7, Bennacer 6, Castillejo 6 (79′ Saelamaekers SV), Calhanoglu 5 (86′ Paqueta SV), Rebic 6,5 (73′ Laxalt 6); Ibrahimovic 4,5. All.: Pioli 7.
PAGELLE JUVENTUS:
BUFFON 7,5: salva il risultato in un paio d’occasioni con scatto felino e riflessi come quando aveva 17 anni e lo chiamavano un “bambino buffone”. Adesso è in causa di beatificazione.
DE SCIGLIO 5,5: il solito nè carne nè pesce. Cura il compitino ma con poca garra.
HIGUAIN 5: entra senza dare alcuna scossa. Non è uno spacca-partite e questo il Sarri ormai dovrebbe averlo capito anche lui.
BONUCCI 5: legge poco il cross lento da cui nasce il vantaggio rossonero.
DE LIGT 5: vedi sopra sul cross lento. Spreca poi un’occasione in avanti.
ALEX SANDRO 5,5: si batte con grinta ma, come sempre, non contribuisce efficacemente al gioco d’attacco.
RAMSEY 5: qualche buon spunto palla al piede. Rimane però parecchio fuori dagli schemi di gioco. Appare pure un poco fallosetto e si becca il giallo.
BENTANCUR 5: entra senza saper far svoltare la squadra. Anche lui non è uno spacca-partite.
PJANIC 4,5: in preoccupante flessione negativa. Lentissimo nella manovra, soffre la densità avversaria.
MATUIDI 4,5: recupera qualche pallone ma ne perde troppi. Per il gioco di Sarri, tecnico e propositivo, il francese è disastroso.
RABIOT SV: anche lui non è uno spacca-partite. A poco serve farlo entrare nel finale, ora e sempre.
CUADRADO 7: torna a giocare da ala avanzata e questo evidentemente non era calcolato dai rossoneri che sembrano concedere a lui più libertà che ad altri. E lui ne approfitta.
DYBALA 7: gioca un gran primo tenpo, calando vistosamente nella seconda frazione. Per cui la Juve lentamente si spegne.
RONALDO 7,5: questo invece non molla mai e trova le risorse al 90′ per inventarsi una rovesciata decisiva da cui nasce il fallo di mano di Calabria ed il conseguente rigore trasformato dallo stesso funambolo di Madeira, al gol 741 della serie, il 35° di questa super stagione (per lui).
SARRI 5: lui va avanti per la sua strada, ma i senatori non seguono, nonostante le parole pro-Sarri di Buffon a fine match.
ARBITRO (sig. Paolo Valeri di Roma) 5. Semina sanzioni e cartellini ed un poco di panico. Sembra nervoso più dei giocatori pur nervosetti in campo. Sembra sfuggirgli la partita ma la ripiglia per i capelli con la giusta espulsione di Hernandez. Non vede un rigore su Cuadrado e nemmeno quello poi visto dal VAR ed assegnato alla Juve.
Voster
Giuseppe Marchetta




