Moise Kean il predestinato. Più forte delle avversità. Diu Emanuele Perego

Moise Bioty Kean: “Ho iniziato a giocare quando ero piccolo, per una squadra chiamata Don Bosco, ma poi avevo smesso per un po’ perché ero solito arrivare in ritardo agli allenamenti, poiché mia madre non poteva accompagnarmi. Di solito mi presentavo alla fine dell’allenamento e così potevo giocare solo un paio di minuti prima che finisse tutto.”
Nella stagione 2016-2017, al minuto 84 del match Juventus-Pescara (3-0), si celebra il debutto in serie A. Il 19 novembre, nel posticipo della 13esima giornata, entra al posto di Mario Mandzukic.
E’ il primo giocatore nato negli anni Duemila a esordire nella massima serie; il più giovane di sempre a vestire la giubba della Vecchia Signora, superando il record di Renato Buso (1985-1989).
Moise è piemontese, nato a Vercelli l’8 febbraio del 2000 e cresciuto ad Asti da genitori ivoriani.
Nella città celebre per lo spumante, dove si organizza lo storico Palio ai piedi della Torre Troyana, il giovanotto muove i primi passi all’oratorio Don Bosco.
Nelle mura familiari e nella terra bagnata dal fiume Tanaro lo chiamano “Mosè” Si forma seguendo la dottrina della religione cattolica.
La sua gioventù è complicata. I genitori si separano e Moise, con il fratello maggiore Giovanni (classe 1993), cresce con la madre Isabelle.
Giovanni, anche lui calciatore attualmente svincolato, gioca sino alla serie D. I due fratelli sono molto uniti, forgiati dalle difficoltà impervie della loro crescita.
Il “cucciolo”, come lo chiama affettuosamente il superman Gigi Buffon, ha collezionato una settantina di presenze (club e Nazionali), segnando 34 reti. La media è di 0,46 goal a match.
Il puntello di rango è alto 183 centimetri e il suo peso di 72 chilogrammi. Dal punto di vista fisico è potente, veloce e tecnico. Possiede una muscolatura sviluppata, che gli consente le repentine ripartenze.
Per questioni anagrafiche e fisiche ha la capacità di “fare reparto”, abile negli spazi aperti e negli strappi in velocità.
L’attaccante italiano è una prima punta, ma può giostrare con estro come esterno alto.
Kean possiede il doppio passaporto italiano e ivoriano. Ha scelto di giocare per la Nazionale italiana cominciando con l’Under 15 sino alla Nazionale maggiore, passando per l’Under 21.
A Renato Biasi (ex portiere e responsabile del settore giovanile dell’Asti), Remo Turello e Corrado Grabbi (ex giocatore e allenatore delle giovanili bianconere) si deve il merito di aver scoperto, formato e lanciato un giovane talento.
L’umiltà e la dedizione sono prerogative fondamentali per la crescita umana e professionale. La carriera è all’inizio, le doti sono eccelse. Al quartier generale della Continassa cullano il ragazzo prodigio; all’entourage del giocatore l’onere di gestire le pressioni, i riflettori e il solerte successo.
Moise Kean il predestinato. Più forte delle avversità.
Emanuele Perego www.lavocedeltrentino.it www.emanueleperego.it www.perego1963.it




