NAPOLI – JUVENTUS 2-1, Juve poco sarriana, molto borghese. Di Giuseppe Marchetta

“L’Omelia deve essere come la minigonna: corta, aderente alla vita e deve lasciar intravedere il fascino del Mistero…” mi disse un dì un amico che oggi è Arcivescovo. E così, desideroso d’obbedir a codesti canoni, la farò breve. La Juve c’ha la pancia piena ed è evidente. E, come dice un antico motto sardo, “pancia piena, cervello vuoto..”. Venivan i bianconeri da 5 vittorie consecutive, il che in sé può apparire insignificante, ma a ciò si debbano assommare gli 8 scudetti consecutivi già vinti, molti dei quali con lo zoccolo duro che ancor contraddistingue la compagine sabauda. Poi si consideri l’aver da poco staccato l’Inter in classifica, assumendo la posizione di semifuga, con i nerazzurri dietro a -4. S’aggiunga l’autocoscienza faticosamente acquisita d’esser finalmente forti, ché 4 delle ultime 5 gare in particolare, son venute al termine di prestazioni convincenti e, finalmente, ricche di gol, con Ronaldo, il gonfaloniere, veramente sugli scudi. Si tenga conto anche della precisa autocoscienza che ora, proprio oltre l’ostacolo Napoli, il calendario sarà ben più facile di quello delle avversarie, con gli scontri diretti in casa (con Fiorentina, Inter, Atalanta, Torino, Lazio e Roma). Si viene inoltre da un ciclo di partite ravvicinate, importanti, nevralgiche per il proseguio dell’intera stagione. Ciclo che ha condotto gli uomini di Sarri alla pre-fuga di Campionato ed alla qualificazione alle semifinali di Coppa Italia, con partite di andata e ritorno, contro uno tra i non esaltanti Milan e Toro d’esta annata. Il che pone Madama in una situazione di allettante, ma pure cullante, comodità. Insomma, per dirla tutta in stile “minigonna”, la Juve al San Paolo non c’era con la testa. Lo ha detto pure Sarri a fine match, ma era come svelar quel segreto che a Napule tutti sanno: il segreto di Pulcinella. Ed ei ha aggiunto pure, facendo capire che un po’ se lo sentiva, che han lavorato proprio sulla testa, attraverso riunioni ripetute e saggiamente cadenzate, ove si parlano, ciascun parla, onde far emergere i perchè ed i percome, e potersi aiutare insieme a raggiunger lo scopo che sempre e comunque è uno solo: la vittoria. Il Sarri della vigilia se lo sentiva. Parla spesso di sensazioni e, fondamentalmente, da napoletano qual è, lui è un sentimentalone. Ed i sentimenti, che altro non sono per l’essere umano che dei sensori, delle lenti d’ingrandimento che ci consentono di guardare alla realtà con più tatto e gusto, possono talvolta portare un po’ fuori e ad essi bisogna saper dare il giusto peso. La sua sensazione, il suo sentimento forte era, oltre al nodo in gola per il ritorno nella sua città natale, nel luogo in cui è esplosa alfin tutta la sua fama, la sua gloria, di dover giocare contro una squadra, quella azzurra, ancora arrabbiata per la furibonda sconfitta del girone d’andata, arrivata all’ultimo secondo per un’incredibile autorete del grande Koulibaly, in sforbiciata paroliana con palla all’incrocio. In fondo la stagione partenopea s’è chiusa lì, quando, per l’ennesima volta il campo ha dimostrato con il risultato che i più forti sono ancora i bianconeri, e non c’è scugnizzo o furbastro che tenga! Sarri è un sentimentalone e se lo sentiva. Ed il suo sentimentalismo lo ha tradito. Il percorso ultimo lo aveva portato a percepire il “tridente pesante” come qualcosa di pressocché improponibile, specie se l’avversario è forte, vedi Lazio. Con il suo Napule ha voluto dare uno scossone riproponendolo contro il sentore generale, il pensiero comune. Se lo sentiva che la motivazione dei suoi andava cercata nel dettaglio, entro la più miniscola cellula di ogni suo atleta e ci ha provato fino all’ultimo, con messaggi precisi, direi garibaldini: alla carica! sapeva invece che i vesuviani erano carichi a pallettoni, specie poi dopo il successone loro contro proprio la Lazio, l’unica squadra ad aver annientato sino ad ora la Juve e per ben 2 volte e con ben 2 gol di scarto in entrambi i casi. Se lo sentiva, aveva come un presentimento e l’aria che ognor veniva a respirare nella sua Napule, gliene dava conferma. Ed il sentimento lo ha tradito, conducendolo ad una mossa d’azzardo controcorrente: dentro il “tridente pesante”, dentro: Szczesny; Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic, Matuidi; Dybala; Ronaldo, Higuain. Gattuso risponde con il 4-3-3 e: Meret; Hysaj, Di Lorenzo, Manolas, Mario Rui; Fabian, Demme, Zielinski; Callejon, Milik, Insigne. Arbitra Maurizio Mariani di Aprilia, lo qual impettito ed impavido, là al centro del palcoscenico del San Paolo, ha in mano il fischietto, lo porta alla bocca e con rapido colpo d’ugola zuffola forte: si parte! 8′ Milik svetta da angolo, ma il colpo di testa è alto. 15′ Bella triangolazione in contropiede Higuain-Dybala-Ronaldo, con il tiro del portoghese che va alle stelle. Sembra che il tridente funzioni, che Sarri abbia visto giusto. Sembra. 28′ Milik, stavolta imbeccato da Fabian Ruiz, va al tiro, rimpallato da Bonucci. 33′ Alex Sandro lanciato in area sulla sinstra pare poter andare al cross dal fondo, ma viene strattonato per la maglia da Manolas e finisce a terra. Mariani finge di non vedere ed il Var è andato al Bar. 49′ Problemi per Pjanic: dolorante per un colpo avuto nel primo tempo, viene sostituito da Rabiot. 53′ Ronaldo finalizza un’azione viziata da un evidente fuorigioco di Higuain, segnalato dall’assistente dopo che la palla era entrata in porta. Gol annullato. 54′ Ci prova Zielinski al tiro dopo il passaggio di Fabian, palla alta. 63′ Contropiede del Napoli con Insigne che calcia di destro e Szczesny, anziché deviare in angolo come da manuale, la sbatte lì davanti ove si avventa Zielinski che porta avanti gli azzurri: 1-0 e palla al centro! 72′ Proteste dei calciatori del Napoli per un tocco di mani di Cuadrado in area di rigore. Mariani non segnala nulla e il Var non lo richiama. La Juve non esiste, non reagisce, non crea nulla. 86′ Il Napoli chiude la partita con il suo capitano: cross di Callejon dalla destra e girata di Insigne che batte Szczesny. 90′ Lancio lungo di Bernardeschi per Ronaldo, che anticipa Meret e riapre il match. 90′ + 3′ ultimo sussulto d’orgoglio bianconero: cross lungo da trequarti destra in area, pronta e splendida girata di Higuain, peccato sia centrale, ma in certi casi occorre solo fortuna. Meret blocca. Mariani fischia con l’aria tronfia di chi ha portato a termine la sua missione. Il Napoli batte la Juventus con i gol di Zielinski e Insigne, a nulla vale il gol di Ronaldo. E qui si spegne un match che se fosse durato altri 5 minuti, Madama avrebbe vinto con il solo orgoglio, partita comunque col pallino nelle mani d’una Juve lenta ed impacciata, senz’anima e core, col core invece a pulsare nelle vene dei vesuviani, tutt’intenti come un’anima sola a fare gruppo, densità nel cuore del gioco bianconero e muraglia davanti alla propria area. Fino a pochi secondi dalla fine ci son state davvero poche canches per la Juve. Ha vinto il Napule con merito, ma pure per demerito d’uno spirito juventino inesistente. Aveva ragione Sarri sulle motivazioni, poco sulla tattica ché, col tridente pesante, alla fine ha lasciato il centrocampo in inferiorità numerica ed i suoi 3 là davanti a sbattere continuamente contro il muro azzurro.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
SZCZESNY 4: a Zoff 50 anni fa insegnavano a deviare in corner ed imparò benissimo. Il polacco deve ancora imparare tutto.
CUADRADO 4,5: ampiamente sotto lo standar a cui il popolo juventino si era abituato ultimamente.
DE LIGT 6: mantiene calma e polso. In crescita.
BONUCCI 6: discreto in difesa, prova pure gli inserimenti in avanti e a momenti ci scappa che segni.
ALEX SANDRO 6: c’era un evidente rigore su di lui. Il brasilaino almen si batte.
BENTANCUR 5: prova evanescente, come quella di quasi tutti gli altri, ma da lui ci si aspetta giovanil freschezza atletica e fame di gloria.
PJANIC 5,5: fin che in campo c’è lui, almen la Juve regge. Comunque palleggia sotto ritmo e con idee poche ma confuse.
RABIOT 4: come se non fosse entrato in campo.
MATUIDI 3: oltre alla solita prova incolore, specie in avanti, ci mette l’errore del cross dal fondo arretrato, talmente arretrato che innesca il primo e decisivo gol napoletano e scaltro.
DOUGLAS COSTA 6: sta cresendo in forma fisico-atletica, ma sembra predicare nel deserto chè i suoi non si smarcano nel mentre lui s’infila tra le linee palla al piede.
DYBALA 4: direi molto lontano dalle sue ultime prestazioni, ingabbiato dalla fitta maglia difensiva partenopea.
BERNARDESCHI 4: sembra già con la testa ed il core in un altro club, magari semplicemente spaesato dalle demoniache voci di mercato.
RONALDO 6,5: prova a tenere a galla i suoi con un guizzo divino ed un gol esemplare. Ma ormai era troppo tardi.
HIGUAIN 5: un punto in più perchè alla fine solo per poca fortuna riesce a trovare il rocambolesco gol del pareggio con rovesciata ronaldiana e divina.
SARRI 5: i suoi presentimenti erano fondatissimi, eppure non ha saputo trovare la molla giusta per motivare i suoi. Mossa del tridentone assolutamente fuori luogo ma è il senno di poi.
ARBITRO (sig. Maurizio Mariani di Aprilia) 4,5: non vede due rigori, uno per parte. Non è poco.
Voster
Giuseppe Marchetta




