Quell’espressione un po’ così che ha la Juve a Genova. Di Giuseppe Marchetta

“..Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…”
così cantava Bruno Lauzi più di quarant’anni fa a proposito di Genova. Ed è così realmente tutte le volte che mi capita di passare da quelle parti. Tu pensi a Genova e piombi nella storia medievale, quando Genova era una potenza marinara di fama mondiale ed un suo illustre cittadino, Cristoforo Colombo, spaccò in due il Mondo, dando vita all’Era Moderna. Genova e pensi ad una metropoli, ad un grande porto, ad una grande città di mare. Ed invece, quando arrivi lì, ti accogi solo della zozzura che ivi s’annida in ogni angolo e della provincialità della sua gente, tutt’arroccata in sè stessa, a difendere un briciol ancor di dignità residua. Ed il mare qui piange dimentico alfin d’esser mare, sommerso com’è di natanti, olii e putredine varia e la natura par avvinta dall’irrispettosa prepotenza umana e la sua sottocultura vile, cinica e bara. E con quella faccia, quell’espressione un po’ così il popolo bianconero tutte le volte esce da Genova un po’ intristito ed alfin scornato. E’ accaduto anche stavolta ma, come faceva notare Max Allegri ai giornalisti nel post partita, La Juve qui ci ha perso 3 volte negli ultimi anni. Il Genoa è la squadra che più di tutte ha battuto la Juve all’interno di questo interminabile ciclo che dura da quasi 8 anni. Ci sarà un perchè. Forse il tutto nasce dall’ideologia. Genova si sa, col suo porto ed i suoi lavoratori, la sua storia fatta di sudore e sacrificio, ha radici e cultura operaia. Lo stesso Genoa Cricket and Football Club 1893, vanta il fatto d’esser il Club calcistico più antico d’Italia, ha attraversato in lungo ed in largo le vicissitudini sportive, financo politiche che hanno attanagliato lo stivalone italico in 125 anni di storia travagliatissima. Si ricordi per esempio la stagione 1924-25, da poco iniziato il ventennio fascista. Il Genoa dovette giocarsi le finali scudetto, anzi il suo possibile 10° scudetto, quello della stella, con il Bologna. In una sfida che avrebbe dovuto essere solo sportiva un ruolo determinante lo ebbe un gerarca di Bologna: Leandro Arpinati. Non un fascista qualunque. Amico personale di Mussolini, era il vicesegretario generale del Partito Nazionale Fascista. Deputato al Parlamento, nel 1926 divenne, senza bisogno di elezioni, podestà di Bologna e presto scalò i vertici dello sport nazionale: presidente della Figc dal 1926 al 1933 (ottenendo l’organizzazione dei Mondiali del 1934) e poi anche presidente del Coni. Arpinati, per celebrare le glorie sportive del suo Bologna, fece anche erigere lo stadio dove ancora adesso, dopo la ristrutturazione per Italia 90, la squadra emiliana disputa le sue partite casalinghe. In tipica architettura fascista, lo stadio chiamato Littoriale, venne inaugurato solennemente da Benito Mussolini che entrò nello stadio a cavallo. Insomma per l’assegnazione dello Scudetto non bastarono ben 4 partite, giacchè, per il rotto della cuffia, il Bologna riusciva sempre alfin nell’impresa di pareggiare, grazie di volta in volta anche a forti pressioni esterne ed intimidazioni ai danni dei genoani da parte di gerarchi fascisti. Si deveva giocare una quinta partita? al Genoa lo esclusero e venne ordinato il rompete le righe. Il Bologna, invece, continuò ad allenarsi e la partita si giocò il 9 agosto, alle 7 del mattino, in un campo di periferia, quello di Porta Vigentina. Contro un Genoa scarico il Bologna vinse 2 a 0 e buonanotte ai suonatori. Ecco il perchè di un Genoa proletario ed antifascista, che tutte le volte che incrocia il bianconero della aristocraticissima Juve, vomita fuoco dalle nari. Anche perchè nel frattempo Bologna è diventata più rossa del suo stesso sangue. Max Allegri tutto ciò lo sa bene, anche perchè la sua Livorno non è poi così lontana da Genova, in tutti i sensi. E sapeva anche di dover gestire un gruppo reduce da una partita miracolo contro i Colchoneros di Madrid, stremato nelle forze fisiche e morali, pago di una vittoria da tramandare ai posteri. Sicchè vorebbe rivoluzionare tutto, ma sa anche che per gli equilibri di squadra, alcuni elementi sono nevralgici ed insostituibili e dettano legge. Sicché rispetto al big match di martedì, cambia sei uomini su undici, mantiene il modulo vincente, ovvero il 3-5-2 e schiera: Perin; Caceres, Bonucci, Rugani; Joao Cancelo, Emre Can, Pjanic, Bentancur, Alex Sandro; Dybala, Mandzukic. Cesarone Prandelli replica con il 4-4-2 ovvero: Radu; Pereira, Romero, Zukanovic, Criscito; Lazovic, Rolon, Radovanovic, Lerager; Sanabria, Kouame. Arbitra il signor Di Bello di Brindisi lo qual fischia: si parte. 3′ giallo per Romero, che ferma Cancelo in ripartenza. 5′ ammonito Alex Sandro per una spunta su Rolon. 16′ pericolo per la Juve. Lancio di Pedro Pereira, Kouame brucia Bonucci e mette in mezzo per Sanabria che calcia a botta sicura. Perin compie un autentico miracolo. 23′ intervento brutto di Caceres che, in netto ritardo, stende Lazovic. Giallo per l’uruguaiano. 30′ revisione VAR per un rigore precedentemente assegnato al Genoa per un fallo di mano di Cancelo. Rigore tolto ai rossoblù. 39′ Mandzukic salta per colpire la palla di testa, Lerager arriva da dietro e appoggia entrambe le mani sulle spalle del croato per darsi lo slancio e andare più in alto di lui. Un gesto che di fatto impedisce all’avversario di poter staccare. Di Bello lascia correre e il Var non lo richiama. 45′ due minuti di recupero concessi dall’arbitro Di Bello. 47′ finisce il primo tempo. Genoa arrembante che crea due belle occasioni. La Juve deve ringraziare Perin se va al riposo sullo 0-0. Allegri spera che il Genoa vada il calando nella ripresa ma sa bene che ai suoi la benzina scarseggia, specie quella mentale. Prandelli ci crede fino in fondo e medita il colpaccio. Si riparte. 51′ Romero allarga il braccio, spinge e sbilancia Mandzukic mandandolo per le terre in piena area, ma Di Bello fa finta di nulla. 58′ gol annullato dal VAR a Dybala per una posizione di fuorigioco millimetrica di Emre Can. 60′ iniziano i cambi. Fuori Cancelo per Bernardeschi, mentre nel Genoa fuori Sanabria per Pandev. 70′ esce Lazovic dentro Sturaro. 71′ il neo entrato Sturaro tira e la palla rimbalza davanti a Perin, che non è impeccabile in questa occasione. Vantaggio genoano. 73′ fuori Mandzukic, dentro Moise Kean. 75′ ancora un cambio. Fuori Radovanovic dentro Miguel Veloso. 77′ fuori Bentancur, acciaccato, dentro Spinazzola. 78′ brutta palla persa di Emre Can, Kouame dal limite dell’area spara alto. 81′ contropiede rossoblu su errore di Dybala, Kouame galoppa, lascia la palla a Pandev che di sinistra fulmina Perin sul palo lungo: 2-0. 85′ brutto fallo di Emre Can su Criscito, ammonito. 90′ quattro di minuti di recupero per il forcing bianconero. 94′ termina il match! un grande Genoa batte una Juve scarichissima. Decisivi i cambi di Prandelli, con Sturaro e Pandev.
Amen
PAGELLE JUVENTUS:
PERIN 4,5: sul primo gol calcola male il rimbalzo del pallone. Sul secondo paga il suo limite nel fisico e nello slancio.
CACERES 4: ad ampi tratti sembra un ex giocatore.
BONUCCI 5: prova a lanciare lungo ma non trova mai collaborazione. In difesa balla nel finale. quando tutta la squadra non ne ha proprio più.
RUGANI 5: si propone male nelle mischie in avanti. In difesa balla con Bonucci nel finale.
CANCELO 4: disastroso nelle ripartenze ove spesso s’attarda e cincischia, perdendo palla.
EMRE CAN 5: scoppiatino dopo la stupenda prova di martedì.
PJANIC 6: idem.
BENTANCUR 4: essendo il più fresco, doveva assumersi più responsabilità. Appare spesso avulso dalla manovra ma è un male che dura da tempo.
ALEX SANDRO 4: anche lui essendo stato risparmiato in Coppa per squalifica, dovrebbe trascinare gli altri, almeno sul piano fisico-atletico. Ed invece è lontano parente di se stesso e davvero brutta copia dello splendido Spinazzola di martedì.
DYBALA 4: anche lui dovrebe correre il doppio degli altri, avendo pochi minuti nelle gambe contro l’Atletico. E invece corre la metà.
MANDZUKIC 3: gioca solo perchè per Allegri è inamovibile. Ma dovrebbe tirare il fiato e da parecchio tempo. Ma perchè non preferirgli il giovane e pimpante Kean fin dal primo minuto!?
ALLEGRI 5: inspiegabile l’impiego di Mandzukic, anzichè insistere sul giovane Kean che pure aveva già rotto il ghiaccio in Campionato. Evidentemente continua a non vedere i giovani. Tardo l’utilizzo di Spinazzola e Bernardeschi, quando la frittata è già fatta.
ARBITRO (sig. Di Bello di Brindisi) 4,5: vede un rigore inesistente pro Genoa, non ne vede 2 su Mandzukic ben più evidenti. Ma anche il VAR dov’era!?
Voster
Giuseppe Marchetta




