Sarri, Conte e Totti. Il calcio cancella i legami

Il tormentone è terminato. Sarri alla Juventus completa lo strano quadro emotivo della prossima serie A: una “ex” bandiera del Napoli alla Juve, una bandiera della Juventus all’Inter e un simpatizzante interista al Milan. A completare il quadro è arrivato l’addio di Totti come dirigente della Roma, di cui parleremo domani.
Il calcio ha cancellato ogni residua traccia di legame, svuotato i contenuti che rendevano i tifosi innamorati del calcio e romanticamente attaccati ad un simbolo.
I nuovi padroni del pallone e alcuni dei loro interpreti, hanno messo in circolo solo gli affari, svuotato questo sport di ogni catena sentimentale e dichiarato ufficialmente che si passa definitivamente all’aziendalismo della passione.
Il Milan ha tentato l’operazione inversa trattenendo almeno Maldini, mentre salutavano Gattuso e Leonardo; l’Inter, Zanetti a parte, viaggia in una dimensione internazionale attingendo da una cultura presa dalla Juventus (Conte, Marotta, Asamoah e forse anche Dybala, cedendo alla Juventus il suo ex capitano Mauro Icardi).
L’addio di De Rossi con modalità assolutamente prive di empatia, il ritorno per amore e l’immediato saluto di Claudio Ranieri e quello di Francesco Totti, per lasciare spazio a Baldini e Fonseca, fino all’approdo in bianconero di un altro emblema di una rivale, dopo quello di Pjanic e Higuain.
Mischiare le carte, provare altre strade, fa parte della logica del calciomercato ma appiattire tutto rendendo normale, persino naturale, liberarsi di vincoli passionali è una strada che per la logica aziendale è corretta, per quella di un ambito fortemente connotato dal cuore, è pericolosa.
Questo perché se sottrai tutta la polpa romantica e lasci solo l’osso, rendendo la vittoria davvero l’unica cosa che conta, culturalmente stai contribuendo a trasformare gli sportivi in assatanati inaciditi, sempre incazzati, come ha dimostrato la vicenda Sarri-Guardiola, con la tiepidissima accoglienza che stanno riservando gli juventini all’ex tecnico del Chelsea e quella feroce e incattivita dei napoletani verso un uomo che hanno già ripudiato, esattamente come se si parlasse di tematiche importanti, addirittura di guerra.
Chi non segue molto il calcio o lo affronta superficialmente può anche sorriderci ma se è considerato l’oppio dei popoli è anche perché garantisce una spalla sicura da tutto il terrore che proviene dal mondo politico e sociale nel mondo. Il calcio con i simboli e i colori, con gli eroi e le vittorie, con le storie e i ricordi ha creato un cosmo dentro il quale milioni di tifosi hanno costruito un’abitazione. Sottrargli le certezze e vincolarli solo al risultato porta ad un intristimento e all’esasperazione di sciocchezze come una sconfitta o l’addio di una bandiera e l’arrivo di uno storico rivale.
Basta dare un occhiata ai social, pregni di soli sfottò e pochissimi ragionamenti, abbattuti a colpi di esclamazioni inaridite o sanguigne.
Sarri alla Juventus segue la logica di un cambio culturale del gioco, la volontà di arrivare al risultato attraverso lo spettacolo. Tuttavia non è garantito, come dimostra Guardiola che, pur giocando un calcio scintillante ha spesso perso Champions che sembravano alla sua portata, pur restando uno dei tre tecnici di riferimento di questo decennio.
Da questo punto di vista è giusto dunque puntare su un allenatore sottovalutato ma straordinariamente stimato dagli addetti ai lavori. Sarà altrettanto interessante vedere quale sarà il suo atteggiamento, particolarmente coriaceo. Se metterà la tuta e manterrà la sua ruvidità, se invece indosserà la giacca e ammansirà il temperamento, in funzione di una nuova dimensione particolarmente attenta all’etichetta sarà materia di dibattito.
Mai quanto i risultati e il gioco che riuscirà a portare in scena.




