Sinisa Mihajlovic, l’uomo copertina del 2019. Di Emanuele Perego

La retorica talvolta è irriverente, spesso fastidiosa.
Vi sono frangenti della vita che vanno vissuti con equilibrio e compostezza. Coniugare il rispetto del dolore e il dovere di cronaca è un confine talmente esile e labile che si finisce per debordare.
Da queste colonne, in passato, abbiamo attribuito copiosi elogi al tecnico di Vukovar per la sua professionalità, impegno e dedizione. E’ l’uomo che prevale prima del personaggio pubblico, è l’anima che drappeggia la solidarietà umana.
A muso duro non scivola nella volgarità, il carattere burbero ma profondamente buono e il temperamento marcato anticipano l’indole e la sensibilità.
A Sinisa concediamo pertanto volentieri la nostra copertina, limpido esempio di compostezza e rettitudine, umanità e perseveranza.
Il 13 luglio scorso Sinisa Mihalojvic annuncia in una conferenza stampa di essere affetto dalla leucemia mieloide acuta.
L’allenatore serbo nella circostanza si commuove e dichiara: “Affronterò la malattia col petto di fuori, non vedo l’ora di partire con le cure.”
Con fierezza che contraddistingue il suo animo, rivela: “Vincerò anche questa sfida, vincerò per la mia famiglia.”
Poi con occhi lucidi e voce rotta aggiunge: “Non sono lacrime di paura: la malattia la rispetto ma la vincerò guardandola negli occhi, giocando all’attacco. E’ una malattia in fase acuta ma si può guarire e sconfiggere.”
Infine, concede un gesto di generosità citando l’importanza della prevenzione per la tutela della salute.
Dopo 44 giorni di cure torna in sella, sulla panchina dei Felsinei allo stadio Marcantonio Bentegodi nonostante la chemioterapia cui si sta sopponendo all’ospedale Sant’Orsola. E’ il 25 agosto, il match Verona-Bologna finisce in parità (1-1). Il successo, però, è rivedere l’uomo Sinisa dirigere con spirito e abnegazione i propri giocatori da bordo campo.
Il 29 ottobre Sinisa Mihajlovic è sottoposto al trapianto di midollo osseo da donatore non familiare e dimesso il 22 novembre.
“In Italia ci sono pochi donatori. E invece bisognerebbe donare di più, perché più cresce il numero di donatori e più è facile che un malato di leucemia ottenga un midollo osseo compatibile per il trapianto. E il trapianto può salvare una vita” sono le parole, l’accorato appello rilasciato con emozione dal tecnico dopo l’operazione.
Sinisa è il discepolo di Vujadin Boskov, tecnico e padre della Sampdoria dell’indimenticato Paolo Mantovani.
Del mister di Begec eredita l’arguzia, la sottile ironia e la filosofia di gioco. E’ istrionico in conferenza stampa, diretto e senza peli sulla lingua.
Sinisa, come Boskov, lega le sue fortune ai gemelli del goal: Gianluca Vialli e Roberto Mancini.
Le vittorie sportive maturano, invece, nella Lazio, Inter e Roma.
In madre Patria conquista 3 titoli nazionali; con la Stella Rossa vince 1 Coppa dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale. Veste la maglia della Nazionale Jugoslava per 63 volte segnando 9 reti.
In qualità di allenatore guida il Bologna, Catania, Fiorentina, Serbia, Sampdoria, Milan, Torino e una veloce apparizione allo Sporting Lisbona.
Oggi non prevalgono le lodi all’ex calciatore e allenatore di calcio. L’esempio di coraggio, forza e di rettitudine nelle difficoltà superano di gran lunga i radiosi successi sportivi. Come in uno spogliatoio sono sempre gli uomini, prima dei calciatori, a vincere le battaglie.
Sinisa Mihajlovic, l’uomo copertina del 2019.
Emanuele Perego La voce del Trentino www.emanueleperego.it www.perego1963.it




