Van Basten, Sacchi e Donadoni: “Con Marco partivamo 1-0, non lo avremmo mai cambiato con nessuno al mondo”
Nel giorno in cui Marco Van Basten decise di appendere gli scarpini al chiodo, abbiamo voluto rendergli omaggio grazie all’intervento esclusivo di Arrigo Sacchi, Roberto Donadoni, Pietro Paolo Virdis, Paulo Futre, Luca Serafini
Il giorno 17 agosto rievoca brutti ricordi per i tifosi del Milan e per tutti gli appassionati di calcio. Facendo un salto a ritroso ci troviamo nell’anno 1995 e da quella data erano passati solamente tre mesi circa dall’ultimo gol di Marco Van Basten con la maglia dei rossoneri in quel di Ancona. Molti pensavano che quella rete siglata allo stadio “Del Conero” fosse quella della rinascita del “Cigno di Utrecht” dopo una serie infinita di infortuni e ricadute. Purtroppo però quell’esultanza del centravanti olandese sarà l’ultima della sua breve ma gloriosa carriera.
Tre Palloni d’Oro in bacheca, 125 gol con la maglia del Milan, quattro campionati italiani, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali ed un Europeo conquistato con l’Olanda grazie al suo incredibile goal in finale contro la Russia. Questa è solamente una parte del palmares del bomber classe 1964, ma parlare delle sue vittorie è limitativo. Van Basten era il calcio, era il più forte ed il più bravo di tutti. La sua classe innata, la sua potenza in campo e la sua tecnica erano un bagaglio che solo lui era in grado di portare con una naturalezza disarmante.
Purtroppo, però, dobbiamo ritornare a quel maledetto 17 agosto 1995, data nefasta ma che probabilmente Van Basten ha accolto come una liberazione, visti i suoi innumerevoli stop e l’atroce sofferenza che le operazioni e le riabilitazioni avevano provocato al suo corpo stanco e logorato. Quel giro di campo con il giubotto di renna, prima del Trofeo Berlusconi tra Milan e Juventus, è stato interminabile e “bagnato” dalle lacrime degli spettatori di San Siro, ammutoliti e tristi per quello che stava accadendo.
Marco è rimasto attaccato a quel campo da calcio in tutti i modi possibili, ma la sfortuna e gli errori di alcuni medici hanno fatto si che la carriera di uno degli attaccanti più forti di tutti i tempi venisse interrotta in maniera brusca e precoce. Probabilmente se avesse giocato in questi anni i suoi cronici problemi con la caviglia sarebbero stati risolti e la sua carriera sarebbe durata più a lungo, ma con i se e con i ma non si fa la storia. E parlando di storia possiamo tranquillamente affermare che Marco Van Basten ha “disegnato” con i suoi piedi vere e proprie poesie, scrivendo il suo nome nella pagina degli immortali.





