Vecchie glorie: a cena con Ivano Bordon e Alessandro Scanziani. Di Emanuele Perego

“Di lui piacciono le grandi risorse acrobatiche, la classicità dello stile, la compostezza che ne governa gli atteggiamenti fuori dal campo.”
Citiamo con pudore il leggendario Sandro Ciotti, quando descriveva sul Guerin Sportivo, nell’aprile del 1978, le qualità umane e sportive di Ivano Bordon.
Sono passati ben 41 anni dal “racconto poetico” del giornalista romano, scritto con soave maestria; pagine di storie di calcio sontuose, che tutti gli appassionati dovrebbero rileggere.
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Una sera di marzo, frizzante e briosa, incontriamo in un ristorante a due passi dal Regio Parco di Monza l’ex portiere Ivano Bordon e l’amico Alessandro Scanziani.
Un meeting organizzato con il contributo indispensabile dell’ex capitano doriano. Vi è una amicizia profonda, una stima reciproca che lega Bordon con Scanziani, germogliata ai tempi dell’esperienze interiste.
Narrare la vita dello spogliatoio significa tornare indietro nel tempo, ricordando con affetto i legami, i successi, le sconfitte e le incomprensioni.
La saracinesca di Appiano Gentile è solitamente timida e introversa con i cronisti, ma alquanto cortese nella circostanza e nella vita quotidiana.
Insieme, il veneziano e il brianzolo vincono, con la casacca dei “Bauscia”, la Coppa Italia (stagione 1977-1978) targata Eugenio Bersellini.
Il rapporto schietto e sincero si è poi fortificato nel triennio doriano, tra il 1983-1986, ai piedi della Lanterna.
Sono compagni di squadra a Genova e vincono la prima storica Coppa Italia con l’ambiziosa Sampdoria (1984-1985) del compianto Paolo Mantovani.
Con la maglia nerazzurra il portiere veneto vince 2 Scudetti e 3 Coppe Nazionali. Nelle giovanili della Beneamata trionfa nel Torneo di Viareggio del 1971. Rimane imbattuto per 686 minuti nella stagione 1979-1980, l’anno del tredicesimo Tricolore.
Ivano Bordon nasce a Venezia, il 13 aprile del 1951 (domani spegne 68 candeline). Scoperto da Elio Borsetto quando militava nella Juventina Marghera, a quindici anni lascia la sua Marghera per trasferirsi nel capoluogo lombardo.
I due interlocutori rammentano con un complice sorriso quando Sandro Mazzola conferisce l’appellativo di “Pallottola” a Bordon per i suoi riflessi tra i pali, eccezionali e fuori dal comune. Nella squadra del Biscione, Ivano raccoglie la pesante eredità di Lido Vieri, il portiere di Piombino.
Debutta nella Nazionale italiana nel 1978 sotto la guida di Enzo Bearzot. Colleziona 22 presenze con la giubba azzurra, subendo 20 reti.
In Nazionale partecipa alla spedizione del Mondiale del 1978 (terzo portiere alle spalle di Dino Zoff e Paolo Conti) e all’Europeo del 1980.
Ivano Bordon è Campione del Mondo nel 1982, secondo portiere all’ombra di Zoff.
Dopo aver appeso i guantoni al chiodo diventa preparatore dei portieri per Udinese, Juventus, Inter e della Nazionale italiana. Segue Marcello Lippi nel suo periodo d’oro con la Vecchia Signora, facendo incetta di titoli nazionali e d’oltreconfine.
Nel 2006, in veste di allenatore dei portieri degli Azzurri, vince il suo secondo Mondiale. E’ l’unico calciatore vivente ad aver vinto 2 Campionati del Mondo: uno da giocatore, l’altro da allenatore.
Nell’almanacco del calcio, Bordon è stato senza dubbio un simbolo, un’icona dell’Inter, un portiere che ha lasciato un segno indelebile nei cuori nerazzurri.
Entra con pieno merito nell’élite ristretta dei più grandi portieri della storia del calcio nostrano, uomo sensibile e discreto. “Bordon, il portiere schivo.”
Si chiude il libro dei ricordi, si conclude la serata, è il tempo del saluto cordiale. Un addio o meglio un arrivederci. Un sorriso spensierato, uno sguardo e la consapevolezza di aver incontrato 2 campioni, veri, autentici e leali.
Vecchie glorie: a cena con Ivano Bordon e Alessandro Scanziani.
Emanuele Perego www.emanueleperego.it www.perego1963.it




