Fiorentina, Stefano Pioli ha rassegnato le sue dimissioni

Stefano Pioli non è più l’allenatore della Fiorentina. Il tecnico classe ’65 ha appena rassegnato le sue dimissioni dopo gli ultimi comunicati del club gigliato.
Il tecnico ha risposto così al club che ieri gli aveva chiesto di “gestire il momento con la competenza e la serietà dimostrata nella prima parte del campionato”. Un modo, tra le righe, per dare del “poco serio” ad un allenatore che, al massimo, ha perso il polso dello spogliatoio ma che mai aveva mollato la presa sugli obiettivi che si era preposto. Il tecnico emiliano si è comportato nell’unico modo possibile, ha raccolto il guanto di sfida e ha salutato il club per onorare una coerenza che nei due anni a Firenze aveva sempre dimostrato. Pioli è un uomo con la U maiuscola, che dopo aver lavorato con professionalità e aziendalismo, ha deciso di rispondere con i fatti alle provocazioni del comunicato del club.
E’ vero, i risultati parlano chiaro: Pioli aveva perso i suoi ragazzi, anche a causa dei battibecchi precedenti con alcuni dirigenti, ma questo non giustifica l’attacco che il club ha messo in atto in un momento così delicato della stagione. A due settimane dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia. L’allenatore si è tolto i primi sassolini dalla scarpa solo quando ha avuto la certezza che qualcosa si stesse muovendo alle sue spalle. Quando ha iniziato a capire che nel futuro viola il suo nome era già stato cancellato. Da lì, il botta e risposta col presidente esecutivo Mario Cognigni, che ha portato anche a una risposta negativa dello spogliatoio.
Pioli, l’uomo che ha saputo motivare un gruppo sconvolto dalla tragica perdita del proprio capitano, anche in questa occasione si è comportato in modo esemplare. Ha rinunciato ai mesi di stipendio che mancavano alla conclusione del proprio contratto, ha messo la dignità personale davanti a tutto e ha salutato chi non lo stava più proteggendo ormai da settimane.
Un altro allenatore lascia Firenze in piena polemica con il club. Dopo Prandelli, Montella e Paulo Sousa, evidentemente, in 17 anni di proprietà, i Della Valle non hanno ancora imparato dai propri errori. Oppure è un modus operandi con cognizione di causa
Il tecnico ha risposto così al club che ieri gli aveva chiesto di “gestire il momento con la competenza e la serietà dimostrata nella prima parte del campionato”. Un modo, tra le righe, per dare del “poco serio” ad un allenatore che, al massimo, ha perso il polso dello spogliatoio ma che mai aveva mollato la presa sugli obiettivi che si era preposto. Il tecnico emiliano si è comportato nell’unico modo possibile, ha raccolto il guanto di sfida e ha salutato il club per onorare una coerenza che nei due anni a Firenze aveva sempre dimostrato. Pioli è un uomo con la U maiuscola, che dopo aver lavorato con professionalità e aziendalismo, ha deciso di rispondere con i fatti alle provocazioni del comunicato del club.
E’ vero, i risultati parlano chiaro: Pioli aveva perso i suoi ragazzi, anche a causa dei battibecchi precedenti con alcuni dirigenti, ma questo non giustifica l’attacco che il club ha messo in atto in un momento così delicato della stagione. A due settimane dalla semifinale di ritorno di Coppa Italia. L’allenatore si è tolto i primi sassolini dalla scarpa solo quando ha avuto la certezza che qualcosa si stesse muovendo alle sue spalle. Quando ha iniziato a capire che nel futuro viola il suo nome era già stato cancellato. Da lì, il botta e risposta col presidente esecutivo Mario Cognigni, che ha portato anche a una risposta negativa dello spogliatoio.
Pioli, l’uomo che ha saputo motivare un gruppo sconvolto dalla tragica perdita del proprio capitano, anche in questa occasione si è comportato in modo esemplare. Ha rinunciato ai mesi di stipendio che mancavano alla conclusione del proprio contratto, ha messo la dignità personale davanti a tutto e ha salutato chi non lo stava più proteggendo ormai da settimane.
Un altro allenatore lascia Firenze in piena polemica con il club. Dopo Prandelli, Montella e Paulo Sousa, evidentemente, in 17 anni di proprietà, i Della Valle non hanno ancora imparato dai propri errori. Oppure è un modus operandi con cognizione di causa.




