Primavera Atalanta, alla scoperta di… David Heidenreich

Il difensore ceco è alla sua seconda stagione in nerazzurro
Nell’undicesima puntata del del nostro viaggio nel mondo della Primavera andiamo alla scoperta di David Heidenreich. Nazionale ceco U19, classe 2000, è alla sua seconda stagione in nerazzurro. Difensore centrale completo, si fa valere sia in marcatura che in fase di impostazione. E in area avversaria non dimentica il suo passato da attaccante…
David, partiamo dai tuoi primi calci a un pallone.
“Ho cominciato prestissimo, già a 3-4 anni. Mio papà Tomáš è stato un calciatore e mi ha trasmesso subito la passione: era un centrocampista, ha giocato nella terza divisione ceca e poi per dieci anni in Germania. Io ho cominciato nella squadra del mio paese, il SIAD Most, poi diventato Banik Most. Most è dove sono cresciuto, una città di 65mila abitanti a una ottantina di chilometri a nord di Praga”.
Dunque il pallone è entrato subito nella tua vita…
“Esattamente. Da bambino i regali che preferivo erano sempre quelli legati al calcio: prima i palloni, poi le scarpe, la fascia visto che mio papà era capitano, una volta per Natale anche i guanti da portiere. Sì, perché mi piaceva stare anche in porta e così quando ci mancava il portiere, andavo mi mettevo io i guanti. Però dovevo anche segnare, per cui appena prendevo palla, la mettevo in terra e cominciavo a scartare per andare a far gol. In fondo eravamo bambini e il campo era piccolo (sorride, ndr)”.
L’idolo da bambino?
“Al primo posto metto mio papà, poi Cristiano Ronaldo: mi ero fatto regalare sia la maglia che le sue scarpe. Tra i miei connazionali invece mi piaceva Rosicky. Ora da difensore mi piace tanto Sergio Ramos”.
Per quanti anni sei rimasto a giocare a Most?
“Fino a 14 anni. E fino a 12 anni l’allenatore era mio papà: è stato lui il mio primo maestro. Ancora oggi mi dà sempre consigli importanti su come comportarmi. Mi dice che non bisogna mai mollare o scappare davanti alle difficoltà. E poi che nel calcio bisogna prima di tutto divertirsi. Nella mia famiglia il calcio è una vera passione: anche mio fratello più piccolo, Daniel di 11 anni, gioca nel Teplice: è bravo, veloce, segna tanti gol. Anche io ho giocato nel Teplice. Dai 14 ai 16 anni, prima di venire all’Atalanta. Il primo anno abbiamo anche sfiorato la vittoria nella Premier Cup: abbiamo perso in finale, ma era stata comunque una grande stagione”.
Eri gà difensore?
“Sì, anche se stabilmente in difesa ho cominciato a giocare solo dai 14 anni: nell’ultima stagione al Teplice mi ricordo che facevo allenamenti specifici per la difesa. Prima giocavo in attacco o a centrocampo. Nell’ultimo anno a Most da trequartista avevo fatto una ventina di gol e tanti assist: segnavo molto, anche perché tiravo punizioni e rigori. Infatti si riflette anche nelle mie caratteristiche: sono un difensore più tecnico, mi piace anche impostare il gioco. All’occorrenza posso giocare anche a centrocampo: è capitato anche nell’Atalanta in amichevole”.
Poi la chiamata dell’Atalanta. Raccontaci come è andata.
“Mi avevano visto nella nazionale U16 in un torneo in Repubblica Ceca. Poi dopo uno stage, nell’estate del 2016 arriva la chiamata. Mi ricordo anche il giorno: era il 19 luglio e per pura casualità ero in vacanza con la mia famiglia in Italia, a Caorle, quando ci dicono che ci aspettavano a Zingonia per firmare. Non ce l’aspettavamo, ma non ci abbiamo pensato due volte: abbiamo preso l’auto e siamo venuti subito in sede”.
Lasciare la famiglia così giovane non deve essere stato facile, ma ora ti sei ambientato e parli già bene anche la lingua.
“Il primo mese è stato logicamente il più difficile, ma in squadra ho trovato tante persone disposte ad aiutarmi. I primi tempi soprattutto Kraja, Cambiaghi, Isacco e Pina Gomes mi hanno dato una grossa mano. Poi ho legato molto con Kulusevski e Louka e ora siamo praticamente inseparabili. Parlando con loro e Durin, ho imparato meglio anche l’inglese. Mentre l’italiano avevo cominciato a studiarlo già a casa. Una volta saputo dell’interesse dell’Atalanta, per due mesi un paio di giorni a settimana andavo a lezione d’italiano da una signora del mio paese che per 40 anni aveva vissuto in Italia così da arrivare pronto”.
Prima stagione in nerazzurro e subito scudetto sfiorato con l’U17.
“Un vero peccato. Quell’anno con l’Inter abbiamo giocato 4 partite: tre le abbiamo vinte, ma abbiamo perso la più importante. All’Inter ho segnato anche il mio primo gol nell’Atalanta: a Milano avevamo vinto 4-2: una grande soddisfazione”.
A proposito di grandi soddisfazioni, sono arrivate anche dalla nazionale…
“Prima di quel torneo con l’U16 in cui mi aveva visto l’Atalanta, non ero mai stato convocato. Da allora poi mi hanno chiamato con l’U17 e ho fatto l’esordio contro l’Inghilterra. E quest’anno nell’U19 sotto-età: cuoriosamente l’esordio è stato anche in questo caso con gli inglesi. Con l’U18 ho invece fatto gol nella vittoria 4-1 sull’Olanda. Poi recentemente sono andato con l’U19 alla Fase Elite degli Europei nel girone con l’Italia. Ho segnato anche un gol alla Grecia ed è stata un’altra bellissima esperienza, anche se purtroppo non ci siamo qualificati”.
Il tuo sogno nel cassetto?
“Il sogno più grande è quello di giocare un giorno in Champions League. Ma ora penso al presente. Adesso spero di riuscire a esordire in gare ufficiali nella Primavera, poi un giorno sarebbe stupendo esordire in Serie A con l’Atalanta. Quando posso, vado sempre allo stadio e c’è sempre un’atmosfera fantastica. Quest’anno ho già avuto la soddisfazione di giocare qualche minuti con la prima squadra nell’amichevole con il Novara i primi di agosto. Eravamo a Rovetta in ritiro con la Primavera quando mi dicono che devo andare a Zingonia per la partita. Ho chiamato subito mio papà per dirglielo. Ero troppo contento, ma anche un po’ nervoso. Sono entrato gli ultlimi dieci minuti al posto di Bastoni, ho giocato al fianco di Mancini. Nell’Atalanta in particolare ci sono tanti giocatori forti da cui imparare: da difensore guardo Caldara, Masiello, Palomino, ma mi piacciono molto anche Freuler e naturalmente Gomez e Iličić. Poter giocare con la prima squadra è stata una bellissima esperienza”.




