A tu per tu con Alessia Ledda, alla sua seconda stagione con la Torres Femminile

Prosegue la presentazione delle calciatrici dell’FC Sassari Torres Femminile, ormai prossima al debutto in campionato nella nuova Serie C Interregionale. Questa settimana conosciamo meglio Alessia Ledda, polivalente giocatrice rossoblù classe ’98 nata e cresciuta a Muravera. A soli 20 anni, Alessia ha già maturato un’esperienza importante e si appresta a vivere il suo quinto campionato nazionale.
Ciao Alessia, ben ritrovata. Partiamo dall’inizio: come e perché hai iniziato a giocare a calcio?
“La passione è praticamente innata sin dalla nascita, come ricordano i miei genitori ho mosso i primi calci da sempre. Sicuramente ha influito mio padre, anche lui calciatore; andavo a vederlo giocare ogni domenica. A 5 anni avevo deciso che anche io volevo giocare ma nel mio paese prendevano i bambini dai 6 anni in su. La mia primissima squadra è stata il Castiadas, categoria Pulcini; ci ho giocato anche negli Esordienti e un anno nella categoria Giovanissimi. In totale ho disputato quattro campionati in questa categoria; gli altri tre li ho suddivisi tra Muravera (due anni) e Porto Corallo, una squadra di Villaputzu. Ho giocato con i maschietti sino ai 15 anni quando è arrivata la svolta della mia carriera: lo sbarco nel calcio femminile.”
Tappa obbligatoria ma per certi versi anche complicata. Quali sono state le dinamiche?
“Un allenatore degli Esordienti del Porto Corallo aveva un contatto nel mondo femminile e ha deciso di portarmi ad un Women’s Football Day al Centro Federale di Sa Rodia, ad Oristano. In quell’occasione ho conosciuto il presidente dell’Oristano Femminile che già mi aveva contattato tempo addietro per ingaggiarmi. Nel frattempo, ho fatto tappa a Villacidro per un provino alla presenza del CT della nazionale under 17 Sbardella. La scelta finale ricadde proprio sul Villacidro: fu un’estate particolarmente movimentata e animata dal colpo di scena finale, visto che avevo accettato l’Oristano ma alla fine decisi di dire sì al Villacidro per mister Roberto Gorla, allenatore che mi ha voluta fortemente nonostante avessi inizialmente fatto un’altra scelta. Così, a 4 giorni dalla partenza per Oristano, ho deciso di sposare la causa villacidrese dove ho giocato per due stagioni (2014-2015 e 2015-2016).
Ci racconti il tuo percorso sino all’approdo alla Torres Femminile?
“Il primo anno a Villacidro mi ha spalancato le porte del calcio femminile, decisamente un altro mondo: sono passata dai campionati Giovanissimi alla Serie B, ad uno spogliatoio con sole ragazze e con un allenatore di ottimo livello che mi ha insegnato tanto. In due anni mi sono tolta molte soddisfazioni soprattutto perché siamo state “fortunatamente” sottovalutate: ci davano per spacciate ma sul campo dimostravamo di essere all’altezza della situazione. Grazie a questo sono cresciuta tantissimo sotto l’aspetto caratteriale: l’80% delle compagne di squadra erano molto più grandi e cercavano di sovrastarmi in tutti i modi; per difendermi ho dovuto tirar fuori ciò che sono, cioè una ragazza e una giocatrice decisamente combattiva e molto determinata. Il primo anno è stato importante e sono arrivati anche ottimi risultati, purtroppo nel secondo le cose non sono andate per niente bene ma è stata comunque un’esperienza molto formativa. In seguito al fallimento della società mi sono trasferita all’Oristano: per tutta la stagione ho viaggiato perché ero in quinta superiore e non volevo trasferirmi. Le cose non sono andate benissimo ma c’è stata comunque una crescita calcistica e umana di una certa importanza. In una delle ultime partite stagionali ho ricevuto la chiamata della Torres Femminile e premevano per portarmi subito a Sassari. Il ds Francesco Muggianu, per dimostrarmi quanto tenevano a volermi con loro, è venuto persino a Costa Rei per convincermi del progetto tecnico. Inizialmente avevo rifiutato, successivamente ho accettato, anche se mi sono trasferita nella sessione invernale. Dopo diverse chiamate ed incontri ho accettato con entusiasmo e con la voglia di riprendermi una rivincita personale a livello calcistico.”
L’anno scorso (e non solo) hai avuto modo di giocare la Serie B e quest’anno la federazione ha deciso di riformare i campionati con una formula che dovrebbe aiutare a far crescere il movimento, dunque ad aumentare la competizione a livello nazionale. Pensi che sia stata una scelta azzeccata?
“A parer mio sì, è una buona idea perché negli anni scorsi ci sono sempre state almeno due squadre decisamente superiori rispetto alle altre. Con questa formula ci sarà più competizione, l’unico neo riguarda le tempistiche perché le squadre e le società non sono state messe nelle condizioni di attrezzarsi, dall’oggi al domani è difficile reggere una modifica così radicale viste le note difficoltà del calcio femminile.”
Che tipo di giocatrice è Alessia Ledda?
“Grintosa, generosa, portata al sacrificio e molto disponibile per la squadra, sono pronta ad adattarmi in caso di evenienza. Tecnicamente sono dotata, almeno così dicono (sorride, ndr).”
Ruolo e numero di maglia?
“Sono una giocatrice duttile che in tutte le squadre in cui ha giocato è stata schierata praticamente ovunque. Principalmente preferisco giocare come terzino destro. Come numero di maglia, anche se per la riforma non avremo le maglie personalizzate, avrei scelto la 14: è il numero della mia data di nascita e l’ho sempre voluto.”
Chi sono stati gli allenatori che hanno inciso sulla tua formazione calcistica?
“Nel maschile Giorgio Murgia nel primo anno Giovanissimi a Castiadas, nel femminile Roberto Gorla nel primo anno di Villacidro. Cito anche mister Tore Arca nell’ultimo anno in rossoblù.”
Idolo di gioventù?
“Del Piero, sono juventina doc.”
Ci sono delle partite o dei gol che ricordi con particolare piacere?
”Ricordo Oristano–Alessandria di due stagioni fa, noi penultime, loro erano terze. Abbiamo vinto 3-2 al termine di una prestazione maiuscola da parte di tutta la squadra. È stata una grande soddisfazione perché ci davano per spacciate e abbiamo ribaltato ogni pronostico. Avevo segnato il gol della vittoria su calcio di rigore e avevo giocato con due costole filate (a rischio rottura); ricordo particolarmente la prestazione personale perché non ero assolutamente nelle condizioni per poter giocare. Il gol che ricordo con piacere è stato contro l’Oristano nel derby dello scorso febbraio con la maglia rossoblù, è stato il gol del vantaggio: una liberazione personale e ci ha dato maggiori stimoli e maggiore convinzione per vincere la gara. L’esultanza fu liberatoria…”
Sogni e ambizioni per il futuro?
”Vincere qualcosa, anche vincere questo campionato, perché no… Nella mia carriera vorrei vivere e conquistarmi delle soddisfazioni importanti. Il mio sogno è quello di vestire la maglia della nazionale.”
Una volta conclusa la tua carriera, vorresti rimanere nel mondo del calcio?
“Prima di smettere totalmente mi piacerebbe provare a giocare a calcio a 5, vivere un’esperienza diversa dal calcio a 11. In generale, una volta concluso il percorso calcistico, penso che mi piacerebbe fare l’allenatrice, dunque trasmettere tutto ciò che ho imparato, e imparerò, a chi inizierà.”
Grazie per la disponibilità Alessia, in bocca al lupo #conLaTorresNelCuore




