FIGLI D’ARTE IN SERIE A
FIGLI D’ARTE IN SERIE A
L’esordio di Louis Thomas Buffon con il Pisa si aggiunge alla lista di padri e figli della nostra Serie A Enilive. Tante storie, campioni intramontabili e destini inaspettati. Un passato ricco di grandi campioni.
È il 19 novembre 1995 e Nevio Scala, ai tempi allenatore del Parma, ha un problema da risolvere. In quella domenica autunnale la sua squadra deve affrontare allo stadio Tardini il Milan di Fabio Capello, ma c’è la grana dell’infortunio di Luca Bucci; una perdita piuttosto grave vista la forza della corazzata rossonera. Il sostituto naturale sarebbe l’esperto Alessandro Nista, un buon 12 considerando il passato in Serie A con Ancona e Pisa. All’ufficialità delle formazioni, però, arriva la sorpresa: Nista in panchina, Gianluigi Buffon titolare. Una scelta che fa scalpore, forse anche azzardata. Gigi è un ragazzo diciassettenne, di lui si parla un gran bene, ma farlo esordire contro il Milan non sembra la via più indicata per una prima volta. Nulla di più sbagliato. Sicura amministrazione della difesa, presente in uscita, volante tra i pali; il giovane portiere sfodera una prestazione da futuro campione e i rossoneri impattano 0-0, bloccati dalle gesta di quello che un giorno diventerà uno dei migliori numeri 1 della storia del calcio mondiale.
Trent’anni dopo siamo di nuovo qui: stesso cognome sulle spalle, la faccia giovane, l’orizzonte ampio, il futuro da scrivere. Il 5 ottobre 2025 è scattata l’ora di Louis Thomas Buffon. Subentrato a Mbala N’zola nel finale della partita contro il Bologna, il figlio di Gianluigi si iscrive alla lunga lista di figli d’arte della Serie A. Nella crescita calcistica di Louis Thomas ci sono 2 anni nel settore giovanile della Juventus, prima del passaggio nel 2023 al Pisa. Ricopre il ruolo di attaccante, ma a differenza del papà (che da centrocampista a 14 anni si era spostato in porta) resta fedele alla prima vocazione. Con la Primavera nerazzurra segna 12 gol, il 9 marzo 2025 disputa la prima gara tra i professionisti in Serie B contro lo Spezia e -confermato nella rosa di Alberto Gilardino per l’annata successiva- scende in campo in Coppa Italia Frecciarossa nella sfida con il Torino. Papà Gianluigi in carriera ha toccato quota 658 presenze in Serie A (mai nessuno come lui), per Louis Thomas, invece, si apre ora un nuovo affascinante capitolo.
Di padre in figlio, gli altri del nostro calcio

Di Enrico e Federico Chiesa si è parlato tanto negli ultimi anni. Un periodo nel quale Federico ha saputo trovare il suo percorso, scrollandosi presto di dosso l’ombra pesante del padre. L’avvento in Serie A, la prima all’Allianz Stadium con la sua Fiorentina affrontando quella divenuta poi la sua futura squadra. Per il classe ’97 sono 9 stagioni complessive in Italia, 47 gol in Serie A (26 con la Fiorentina, 21 con la Juventus), 2 Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, tutti trofei alzati in bianconero. Trascinatore ad Euro 2021, le reti in azzurro ai danni di Austria agli ottavi e Spagna in semifinale per l’apice più bello della sua carriera. Federico è un giocatore a tratti funambolico, scattante, orientato al duello individuale; capace di assalirti partendo dall’esterno e puntando con decisione il perimetro dell’area. Enrico, invece, era dotato di un fisico diverso. In grado di lottare contro difensori rocciosi, in un’epoca in cui il contatto e la forza fisica dovevano essere caratteristiche ben presenti nelle corde degli attaccanti, lui si distingueva per classe ed eleganza. Facilità di calcio fuori dal comune, gambe forti e spiccato senso del gol. Enrico Chiesa ha toccato tante piazze del calcio italiano, ma è con Parma, Fiorentina e Siena che ha saputo far vibrare i cuori dei tifosi. Chiude la carriera con 380 presenze in Serie A e ben 138 gol segnati.

Cuore romano, ma destini diversi. Bruno Conti è uno dei fautori del mondiale spagnolo del 1982. Dietro ai gol di Paolo Rossi c’era la sua infinita qualità palla al piede. Velocità di corsa e conduzione nel traffico pari a nessun’altro in quel calcio; assist a profusione (quando ancora non si registravano a dovere nelle statistiche) e carisma da vendere. Nato a Nettuno, città metropolitana della capitale, Bruno ha legato indissolubilmente la sua carriera alla Roma. Tolte due fugaci parentesi al Genoa, la sua carriera ha attraversato gioie e dolori della squadra giallorossa. Campione d’Italia nel 1982-83, finalista di quella meravigliosa cavalcata in Champions League, con la dolorosa sconfitta ai rigori per mano del Liverpool, termina la sua avventura al termine della stagione 1990-91. Sindaco di Roma per i suoi tifosi, anima e corpo della formazione capitolina. E se le vie del calcio sono infinite, ne sa qualcosa Daniele Conti. Da buon figlio di Bruno, muove i primi passi nel settore giovanile della Roma, esordendo in Serie A nel 1996 a 17 anni; resta in squadra fino al 1999 senza trovare lo spazio necessario per emergere. Coraggiosamente decide di cambiare rotta, accettando la proposta del Cagliari. I primi anni sono duri: pochi minuti e squadra retrocessa in Serie B. Daniele non si arrende, dopo 4 stagioni di cadetteria è uno dei protagonisti della promozione. Nel 2000-01 diventa capitano e resta con la fascia al braccio fino al 31 maggio 2015, giorno del ritiro. Recordman di presenze con la maglia del Cagliari (464), guerriero della mediana isolana. La dimostrazione di poter arrivare all’obiettivo anche da strade inesplorate.

Tornando indietro di molti anni, è impossibile non citare Valentino e Sandro Mazzola. Forse l’esempio più lampante di come la classe si possa trasmettere di generazione in generazione. La leggenda del grande Torino la conosciamo un po’ tutti, il mito della squadra imbattibile, quella che solo il fato seppe piegare. Il capitano, l’intramontabile Valentino è nell’olimpo del nostro calcio. Scomparso a soli 30 anni con i compagni in quel maledetto 4 maggio 1949 -data dell’incidente aereo di Superga- il contributo al calcio di Mazzola senior è qualcosa che forse non si può descrivere. Un calciatore di appartenenza moderna, forte e bello da vedere. Mezzala o attaccante, il suo contributo in diverse zone del campo non mancava mai. Vinse 5 campionati in fila, fu capocannoniere della Serie A 1945-46 segnando 29 gol e lasciò un’impronta indelebile nel calcio italiano. Differente nei colori la storia calcistica di Sandro Mazzola, rimasto a vita legato alla maglia dell’Inter. In totale 17 stagioni in nerazzurro, 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Fu protagonista anche e soprattutto con la nazionale italiana: prima l’europeo vinto da leader nel 1968 e poi il mondiale solo accarezzato di Messico 1970, caratterizzato dal dualismo con Gianni Rivera. Sandro era un maestro del dribbling, prima attaccante e poi centrocampista, comunque sempre dedito alla causa nerazzurra. Viene ricordato come uno dei capitani più vincenti della storia dell’Inter.

Per chiudere in bellezza il giro dei figli d’arte si transita da casa Maldini. Da Cesare a Daniel, passando per Paolo. La linea che non si spezza, il dna di una famiglia dalla quale la Serie A ha tratto enorme giovamento e storia. I tempi di Cesare Maldini si legano a quelli di Nereo Rocco e alle prime imprese in Champions del Milan. La finale del 1963 come prima pietra, una storia lunga decenni, fino ad arrivare a Paolo e ai successi del 2003 e del 2007. Nel mezzo tante battaglie, trofei a profusione e serate da ricordare. Due difensori diversi per caratteristiche individuali, ma riconducibili nel saper gestire il gruppo. Capitani di stile, inconfondibili nella tempra, mitologici nella figura in campo. Chi invece ha sgomitato è Daniel Maldini. Ora all’Atalanta, nella batteria di giocatori offensivi a disposizione di Ivan Jurić, la sua è stata una crescita costante: dai tempi delle prime volte con il Milan ad un 2025-26 carico di aspettative. Nel mezzo le esperienze con Spezia, Empoli e Monza. E se già Cesare e Paolo insieme fanno 1058 presenze in Serie A (record assoluto nel conteggio padre e figlio), con Daniel si raggiunge quota 1184. Il più giovane dei Maldini non è lontano dalla tripla cifra di gettoni e magari alla fine di questa annata potrebbe superare questo traguardo. L’esordio in azzurro c’è già stato, il sogno di salire sempre più su è custodito al sicuro nel cassetto dei desideri.
(Foto LaPresse + Getty Images)





