Serie A, Frosinone- Genoa 1-2

Frosinone (3-4-1-2): Sportiello; Goldaniga, Salamon, Capuano (75′ Vloet); Zampano, Chibsah, Hallfredsson, Molinaro; Ciano; Campbell (61′ Soddimo), Perica (46′ Ciofani). A disp.: Bardi, Ariaudo, Krajnc, Ghiglione, Brighenti, Cassata, Crisetig, Beghetto, Pinamonti. All.: Longo
Genoa (3-4-1-2): Radu; Biraschi, Spolli, Criscito; Romulo, Hiljemark, Sandro (75′ Mazzitelli), Lazovic (63′ Zukanovic); Pandev (68′ Pedro Pereira); Kouamé, Piatek. A disp.: Marchetti, Vodisek, Gunter, Lakicevic, Bessa, Medeiros, Omenga, Favilli, Dalmonte. All.: Ballardini
Arbitro: Sacchi
Marcatori: 33′, 36′ Piatek (G), 41′ rig. Ciano (F)
Ammoniti: Goldaniga, Hallfredsson, Campbell (F), Sandro, Mazzitelli (G)
Addio tabù, a mai più. Il Genoa torna a vincere in trasferta (2-1). La novità in formazione ha la faccia barbuta di Sandro. E’ il debutto dal primo minuto per il brasiliano. Nel nuovo stadio il primo abbozzo di puntura è dei padroni di casa, con un bolide del genovese Zampano cicatrizzato coi pugni chiusi dal riconfermato Radu. In avvio il controllo del pallone prende residenza tra gli uomini di Longo. Il Grifone risponde con manovre di alleggerimento e un paio di conclusioni telefonate. Chiamo io o fai tu? La partita si evolve in maniera equilibrata. Cambi di fronte in pareggio. Ritmi non altissimi bagnati da quasi trenta gradi. Poi Criscito e compagni stendono la rete a centrocampo, potenziando i filtri difensivi e uscendo palla al piede con altra qualità. Il primo squillo rossoblù per poco non tira giù il muro. L’azione si sviluppa sulla sinistra, Kouamè la mette per l’accorrente Romulo. La mira è calibrata dal piede spurio da ottima posizione. Peccato. Bum. Ci pensa KP9, al secolo Krzysztof Piatek, ad accendere la giostra al luna park. Hilijemark pesca Kouamè con un lancio millimetrico, l’assist aereo fende l’aria sino al bomber polacco. Controllo di destro. E calcio di prima intenzione. Dritto per dritto. Da manuale. Neanche il tempo di ordinare lo zucchero filato, nello spicchio di curva dei 293 genoani allo ‘Stirpe’, che il tiro al bersaglio regala il raddoppio. Fotocopia degli interpreti. Kouamè ruba palla in uscita agli avversari e serve Piatek per il comodo tap-in. Due a zero. Record su record. Prima dell’intervallo Sacchi decreta però un penalty per un presunto intervento scomposto di Spolli su Perica. Va Ciano. Palla da una parte, portiere dall’altra. Il gol rinfocola gli ardori e Chibsah scuote il palo con una bordata dai 25 metri. Fiuuuu.
Dentro per la ripresa con gli stessi, mentre i locali mettono l’ariete Ciofani armando tiri dalla distanza. Senza catapultare però brividi dalla parti di Radu. Anzi, sì. Succede quando Campbell si trova la sfera sul destro, dentro i sedici metri. La parabola viene intercettata dal 97 rossoblù. Si gioca a tutto campo. Le squadre cercano ampiezza sugli esterni per aggirare i dispositivi. Le interruzioni permettono di riprendere fiato. Il Genoa offre la sensazione di poter fare male quando si distende, in fase di non possesso bada alla compattezza per non lasciare varchi. Non sempre ci riesce. Il primo quarto d’ora saluta senza altre opportunità. Quando ripartono Romulo & Co. costringono gli avversari alle maniere forti, colorando di giallo, leggi ammonizioni, il cartellino dell’arbitro. Tant’è. Il Frosinone spinge con lucidità in modalità più off che on. Il primo cambio dalla nostra panchina vede sulla lavagnetta indicare il numero di Zukanovic. Si gioca, si soffre, si impreca. Per qualche imprecisione tecnica nei contropiede da affondare. E’ fondamentale mettere i tre punti in cassaforte, dopo tanti viaggi a vuoto tra campionato precedente e attuale. Statistiche alla mano, il successo è maturo come i grappoli d’uva appesi ai filari nel frusinate. Goool. Il terzo sembra alle porte quando Kouamè, gambe come gru per farci di tutto, colpisce in diagonale il palo lontano e quello vicino. La palla ballonzola sulla linea. Come se qualcuno avesse teso un elastico. Il Frosinone riprende coraggio sul pericolo scampato e produce due opportunità per il pareggio. Negli ultimi minuti i nostri si appiccicano agli avversari come chewing-gum alle scarpe. Sino al triplice fischio.




