Serie A, Lazio – Roma 0-1
LAZIO-ROMA 0-1
Marcatore: 38` Pellegrini
LAZIO (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Tavares (46` Pellegrini); Guendouzi, Rovella (46` Cataldi), Dele-Bashiru (14` Belahyane); Pedro (79` Noslin), Dia (62` Castellanos), Zaccagni.
A disp.: Mandas, Furlanetto, Patric, Isaksen, Cancellieri, Hysaj, Provstgaard, Pinelli, Farcomeni.
All.: Maurizio Sarri
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Celik, mancini, Ndicka; Rensch, Kone, Crsitante (80` El Aynaoui), Angelino (80` Tsimikas); Pellegrini (73` Pisilli), Soulé (73` Baldanzi); Ferguson (65` Dovbyk).
A disp.: Vasquez, Gollini, Ziolkowski, Sangaré, Ghilardi, El Shaarawy.
All.: Gian Piero Gasperini
Arbitro: Simone Sozza (sez. Seregno)
Assistenti: Baccini – Vecchi – IV ufficiale: Ayroldi
V.A.R.: Di Paolo – A.V.A.R.: Massa
NOTE. Ammoniti: 83` Ndicka (R), 88` Gila (L). Espulsi: 86` Belahyane (L), Guendouzi (L).
C`è la firma di Lorenzo Pellegrini, tornato a sorpresa tra i titolari, sul derby di Roma. L`ex capitano, lanciato dall`inizio nella mischia da Gasperini, ripaga la fiducia del tecnico con l`interno destro che decide la stracittadina al 38`. Prima del gol decisivo ci aveva provato di più la Lazio, imprecisa però nelle conclusioni dal limite di Pedro e Tavares. Nella ripresa la pressione dei biancocelesti alla ricerca del pari produce l`occasione più clamorosa sui piedi di Dia, che davanti a Svilar calcia alto sulla traversa. Finale incandescente, con l`espulsione di Belahyane, poi l`incrocio dei pali colpito da Cataldi con un tiro a giro dal limite, infine il cartellino rosso per proteste a partita finita di Guendozi.
Pellegrini
Cosa c’è nella tua esultanza dopo il gol?
“C’è tanto, mi sono un po’ commosso dopo il gol perché lui (Mancini, ndr) lo sa – magari non tutti lo sanno – ma è da quando mi sono fatto male che le persone che mi sono vicine sanno quanto ci tenessi a tornare, a tornare bene. E se oggi sono riuscito in questo – a tornare in campo dall’inizio, a vincere questo derby per la nostra gente – tanto lo devo alla mia famiglia e lui (sempre Mancini, ndr) fa parte della mia famiglia, e tutte le persone che mi sostengono e che mi vogliono bene e che mi sono state vicino in questo periodo difficile, di fatica ma di volontà”.
Cinque minuti prima che facessi gol è venuto fuori uno striscione “bentornato capitano”: per loro lo sei ancora però… Lì ce ne sono di persone che ti vogliono bene.
“Sì, ma questo io lo so e non l’ho mai messo in dubbio e io voglio bene a loro. Comunque, al di là di tutto, penso che questa squadra possa ancora tanto migliorare perché ha un sacco di persone e di uomini veramente con tanta personalità che tengono tantissimo alla Roma e io mi sento orgoglioso di essere uno dei capitani, uno dei responsabili di questo: del fatto di trasmettere questa passione che c’è – che manda avanti la Roma, la passione dei nostri tifosi – a chi arriva, a chi viene e magari ancora non ha capito dov’è. E in questo c’è lui, che non è un mio compagno di squadra: è più un fratello forse, un fratello di sangue diverso ma un fratello, un grande fratello”.
Hai mai pensato di andare via dalla Roma, quest’estate?
“Io penso che, al di là di tutti i ragionamenti e le parole che uno può dire, c’è una costante. La costante è che io amo la Roma e che, da quando sono stato qui fino a quando porterò questa maglietta addosso, non ci sarà mai un momento in cui Lorenzo potrà dare qualcosa di meno.
Non so quello che succederà in futuro perché la vita è imprevedibile, basta guardare quello che è successo: ero a un passo magari dall’andare e non si sapeva come sarei tornato dall’infortunio. E oggi torno dall’inizio in un derby e faccio il gol vittoria, quindi il calcio è imprevedibile, è bello per questo, e io me lo vivo fino alla fine con la maglietta che amo addosso”.
Quattro gol nel derby, quattro vittorie, però tutte sotto la Nord. Adesso manca l’altra parte…
“Chi mi vuole bene sa che mi manca fare un gol di là, anche perché vorrei continuare la corsa e andare a esultare con la mia gente. Però, a parte gli scherzi, va bene sotto la Sud, sotto la Nord, va bene pure sotto la Tevere se ci mettono una porta…”.
Mancini
È così Gianluca, si può essere capitani anche senza fascia?
“Assolutamente, ma questo c’è sempre stato nel nostro spogliatoio, almeno da quando ci siamo noi: Bryan, Stephan, insomma tutti quelli che sono un po’ più vecchi all’interno dello spogliatoio. Ci sentiamo importanti: avere una squadra di tanti leader è una grande cosa.
Lore, io, Bryan, come ho detto, cerchiamo di dare una mano a chi arriva, perché questa partita qua oggi forse è la quindicesima volta che la giochiamo, ma ogni derby è sempre un magone nello stomaco. Per Roma è una partita importante, e chi viene da fuori magari non lo può capire: noi cerchiamo di farglielo capire, ma appena entri sul campo a fare riscaldamento ti fanno capire cos’è il derby. E quindi siamo contenti di questa vittoria”.
Finisce 1-0 all’Olimpico: a decidere l’incontro la rete – numero 4 in un derby – di Pellegrini sotto la Curva Nord, proprio come lo scorso anno
Ecco le parole del tecnico giallorosso.
Le sue sensazioni dopo questa vittoria? Pellegrini è stato decisivo.
“Per fortuna ho la possibilità di vedere gli allenamenti, di vedere i giocatori, di vedere Pellegrini come si è allenato in queste settimane. Non ho avuto dubbi a schierarlo oggi, è un ragazzo di grandi qualità, ma può essere anche un atleta. Della partita sono stato molto soddisfatto fino a quando siamo stati in superiorità numerica, li abbiamo rischiato di mettere a repentaglio una gara fatta molto bene”.
Può essere una risorsa importante un giocatore come Pellegrini?
“Pellegrini calcia benissimo, ha dei tempi di inserimento di assoluto valore, ma questo non deve essere il marchio di fabbrica per forza. Lui deve giocare da centrocampista e realizzare come ha fatto oggi. Sugli attaccanti possiamo fare meglio, sono ragazzi che si impegnano, Ferguson, Soulé ha fatto un’ottima gara, Dovbyk quando è entrata. In base alla loro crescita alzeremo o meno il livello della squadra. Così gli altri. Abbiamo bisogno di tutti per la fase offensiva”.
Quanto conta il cuore di Pellegrini per il futuro?
“Io non posso parlare del pregresso, ma ho trovato un ragazzo assolutamente maturo, un ottimo ragazzo. Il cuore ce l’ha lui, Mancini, Kone, Cristante, non posso elencarli tutti. Lui deve essere un giocatore forte, per la squadra, come tutti gli altri. Se riesce a diventare un atleta, alza di molto il suo livello”.
Quanto è speciale una partita come il derby? E a che punto è la squadra?
“La squadra sta bene, noi abbiamo avuto una difficoltà con il Torino, non siamo riusciti a fare al meglio. Non abbiamo ripetuto le altre partite, non l’avevamo preparata benissimo. Io voglio vedere il miglioramento sì di squadra, ma anche individuale. Ad esempio, la prova di oggi di Rensch, al di là degli altri 7-8. Di come lavorano i giocatori sono soddisfatto, l’ho sempre detto. I complimenti a loro li ho sempre fatti”.
Come si gode la festa per il suo primo derby?
“Sono felicissimo, ma nel finale non riuscivo a farmi sentire dai giocatori. Era una situazione troppo favorevole per noi. Potevamo avere degli spazi per finire tanti a pochi, abbiamo rischiato di prendere il gol e magari sarebbe stato anche giusto per quello che abbiamo sprecato negli ultimi minuti. Siamo felici, sappiamo quanto è importante questa gara, ma da stasera devo pensare a come migliorare gli ultimi 10 minuti”.
Ecco cosa hanno detto i nostri giocatori!
Pellegrini
Cosa c’è nella tua esultanza dopo il gol?
“C’è tanto, mi sono un po’ commosso dopo il gol perché lui (Mancini, ndr) lo sa – magari non tutti lo sanno – ma è da quando mi sono fatto male che le persone che mi sono vicine sanno quanto ci tenessi a tornare, a tornare bene. E se oggi sono riuscito in questo – a tornare in campo dall’inizio, a vincere questo derby per la nostra gente – tanto lo devo alla mia famiglia e lui (sempre Mancini, ndr) fa parte della mia famiglia, e tutte le persone che mi sostengono e che mi vogliono bene e che mi sono state vicino in questo periodo difficile, di fatica ma di volontà”.
Cinque minuti prima che facessi gol è venuto fuori uno striscione “bentornato capitano”: per loro lo sei ancora però… Lì ce ne sono di persone che ti vogliono bene.
“Sì, ma questo io lo so e non l’ho mai messo in dubbio e io voglio bene a loro. Comunque, al di là di tutto, penso che questa squadra possa ancora tanto migliorare perché ha un sacco di persone e di uomini veramente con tanta personalità che tengono tantissimo alla Roma e io mi sento orgoglioso di essere uno dei capitani, uno dei responsabili di questo: del fatto di trasmettere questa passione che c’è – che manda avanti la Roma, la passione dei nostri tifosi – a chi arriva, a chi viene e magari ancora non ha capito dov’è. E in questo c’è lui, che non è un mio compagno di squadra: è più un fratello forse, un fratello di sangue diverso ma un fratello, un grande fratello”.
Hai mai pensato di andare via dalla Roma, quest’estate?
“Io penso che, al di là di tutti i ragionamenti e le parole che uno può dire, c’è una costante. La costante è che io amo la Roma e che, da quando sono stato qui fino a quando porterò questa maglietta addosso, non ci sarà mai un momento in cui Lorenzo potrà dare qualcosa di meno.
Non so quello che succederà in futuro perché la vita è imprevedibile, basta guardare quello che è successo: ero a un passo magari dall’andare e non si sapeva come sarei tornato dall’infortunio. E oggi torno dall’inizio in un derby e faccio il gol vittoria, quindi il calcio è imprevedibile, è bello per questo, e io me lo vivo fino alla fine con la maglietta che amo addosso”.
Quattro gol nel derby, quattro vittorie, però tutte sotto la Nord. Adesso manca l’altra parte…
“Chi mi vuole bene sa che mi manca fare un gol di là, anche perché vorrei continuare la corsa e andare a esultare con la mia gente. Però, a parte gli scherzi, va bene sotto la Sud, sotto la Nord, va bene pure sotto la Tevere se ci mettono una porta…”.
Mancini
È così Gianluca, si può essere capitani anche senza fascia?
“Assolutamente, ma questo c’è sempre stato nel nostro spogliatoio, almeno da quando ci siamo noi: Bryan, Stephan, insomma tutti quelli che sono un po’ più vecchi all’interno dello spogliatoio. Ci sentiamo importanti: avere una squadra di tanti leader è una grande cosa.
Lore, io, Bryan, come ho detto, cerchiamo di dare una mano a chi arriva, perché questa partita qua oggi forse è la quindicesima volta che la giochiamo, ma ogni derby è sempre un magone nello stomaco. Per Roma è una partita importante, e chi viene da fuori magari non lo può capire: noi cerchiamo di farglielo capire, ma appena entri sul campo a fare riscaldamento ti fanno capire cos’è il derby. E quindi siamo contenti di questa vittoria”.





