Viaggio attraverso la flessione delle prime punte: meno gol, più compiti tattici. E a brillare ora sono trequartisti e ali.
LA RIVOLUZIONE DEI MARCATORI
Viaggio attraverso la flessione delle prime punte: meno gol, più compiti tattici. E a brillare ora sono trequartisti e ali.
Una classifica marcatori senza centravanti

Le prime punte attraversano una crisi di vocazione: tra difese asfissianti e compiti tattici più ampi, hanno smesso di segnare con regolarità, passando la responsabilità del gol a trequartisti ed esterni d’attacco. Lo certifica la vetta della classifica marcatori: un centrocampista, Hakan Çalhanoğlu, e un’ala, Riccardo Orsolini, entrambi a quota 5, di cui 2 su rigore. Il turco ha distribuito le sue reti in tre partite, firmando due doppiette (contro Juventus e Fiorentina); l’asso del Bologna, invece, dopo una partenza a razzo è a secco da quattro giornate.
Il confronto con le ultime stagioni
Ecco il quadro dei marcatori dopo le prime 11 giornate negli ultimi cinque campionati, che evidenzia la drastica riduzione dei bomber con almeno 4 gol all’attivo e del numero di reti dei leader della classifica.
- 2024/25: 16 attaccanti (Retegui 11, Thuram 7, Vlahović 6)
- 2023/24: 9 (Lautaro davanti a Giroud – Osimhen – Lukaku, tutti a 6)
- 2022/23: 11 (Arnautovic 7, Immobile – Lautaro – Vlahović 6)
- 2021/22: 13 (Immobile 9, Vlahović e Simeone 8)
- 2020/21: 14 (Cristiano Ronaldo 10, Ibrahimović 9, Lukaku 8)
Stagione 2025/26: solo sei punte a quota 4 gol

Nell’annata in corso la riduzione del contributo dei centravanti è evidente: soltanto sei prime punte hanno raggiunto i 4 gol – Simeone, Bonazzoli, Bonny, Pinamonti, Castro e Lautaro – tutte affiancate da giocatori di qualità in altri ruoli. A 4 marcature troviamo infatti anche trequartisti come Nico Paz e De Bruyne, ali come Leao, Pulisic e Berardi e un centrocampista centrale come Zambo Anguissa. L’americano del Milan vanta inoltre la media gol più alta: 4 reti in 7 gare, 0.57 a partita.
I due nerazzurri e l’attaccante argentino del Bologna rappresentano le prime cinque classificate; gli altri tre centravanti giocano in squadre che puntavano, almeno in partenza, a una salvezza tranquilla.
Le big e i bomber segnano meno

La grande assente dalla lotta per il titolo di capocannoniere è la categoria dei centravanti delle big, un tempo dominatori naturali della competizione. Con la sola eccezione dell’Inter, le squadre d’alta classifica non finalizzano primariamente con i propri “numeri 9”.
Alla Roma, ad esempio, Dovbyk si è fermato a due reti e Dybala a una, mentre Ferguson è ancora a secco. Nel Milan Giménez deve ancora sbloccarsi e, nell’attesa, è Leao – spesso utilizzato da attaccante centrale – a sostenere il peso offensivo, arrivando a quattro gol grazie anche a due rigori. Nel Napoli Højlund ha messo insieme due reti e non segna da oltre un mese, mentre Lucca non ha più trovato il gol dopo quello segnato al Pisa alla seconda giornata.
Situazione analoga in casa Juventus, dove Vlahović – solitamente una garanzia – è fermo a quota due, David ha segnato un solo gol e Openda non ha ancora aperto il suo conto stagionale. La Lazio ha perso Castellanos per infortunio dopo due gol e Dia, pur giocando, fatica a trovare la porta con appena una rete all’attivo. Anche l’Atalanta non sorride: Krstović è fermo a due gol e Scamacca a uno. Nel Como Morata non ha ancora trovato la via della rete nella sua nuova avventura italiana, mentre Douvikas è arrivato a due marcature. Infine la Fiorentina: Piccoli si è sbloccato solo con il Genoa, Dzeko è ancora a zero e Kean, che un anno fa a questo punto della stagione era già a cinque, oggi è fermo a quota due.
Nell’unica eccezione, l’Inter, anche Lautaro (4) e Thuram (3) sono sotto ai propri standard, compensati però dal sorprendente impatto di Bonny (4) e del giovane Pio Esposito (1).
Perché i centravanti segnano così poco
Una parte della spiegazione risiede nell’evoluzione tattica del nostro calcio: sempre più intensa, sempre più orientata alle transizioni, sempre più avara di spazi negli ultimi 30 metri. Alla prima punta sono richiesti compiti che esulano dalla finalizzazione: pressing sulle prime linee avversarie, duelli spalle alla porta, sponde, manovra e verticalizzazioni.
Intanto, trequartisti ed esterni godono di maggiore libertà: possono inserirsi centralmente da dietro, attaccare l’ampiezza, colpire da zone più dinamiche. Non è raro vedere i giocatori più pericolosi – e quelli che toccano più palloni in area – essere centrocampisti o addirittura difensori (terzini o braccetti) che si sganciano con licenza d’inserimento. Le punte, spesso, devono svuotare l’area per creare varchi, finendo a giocare lontano dalla porta.
Ai centravanti restano palle alte e calci piazzati per lasciare il segno, in un campionato in cui gioco aereo, tiri da fuori e situazioni da fermo pesano sempre di più.
L’ultimo giocatore a vincere la classifica capocannonieri senza essere un centravanti è stato Michel Platini nel 1985, considerando Del Piero e Di Natale alla stregua di autentici attaccanti d’area. Che la storia possa ripetersi quest’anno? La tendenza apre più di un interrogativo: oggi il re dei bomber potrebbe essere diverso dal classico numero 9.
(Foto Getty Images + LaPresse)





