DOLOMITI BELLUNESI-NOVARA Serie C 1-2: formazioni, risultato finale, cronaca e post partita

DOLOMITI BELLUNESI-NOVARA 1-2
GOL: pt 24’ Agosti; st 43’ Lorenzini, 45’ Zambataro.
DOLOMITI BELLUNESI: Sonzogni; Saccani, Mondonico, Gobetti, Migliardi (st 38’ Trabucchi); Montenegro (st 38’ Kowalski), Ba; Cossalter, Clemenza (st 21’ Sia), Agosti (st 46’ Beltaief); Toci (st 1’ Estrella) (in panchina: Abati, Costa, Lewis, Barbini, Morreale, Zidouh, Casanova). Allenatore: A. Bonatti.
NOVARA: Brancolini; Moretti (pt 28’ Cannavaro), Miceli, Lorenzini, Lartey; Basso (st 37’ Arboscello), Collodel; Valdesi (st 38’ Zambataro), Romano (st 16’ Ledonne), Lanini; Zuppel (st 16’ Da Graca) (in panchina: Borseggia, Anfossi, Dell’Erba, Khailoti, Cortese, D’Alessio). Allenatore: M. Iori.
ARBITRO: Gerardo Simone Caruso di Viterbo, (assistenti: Nicola Giancristofaro di Lanciano e Marco Infante di Battipaglia; quarto ufficiale: Giorgio Bozzetto di Bergamo; operatore FVS: Alberto Callovi di San Donà di Piave).
NOTE. Spettatori: 540. Angoli: 5-1 per il Novara. Ammoniti: Valdesi, Miceli, Basso. Recupero: pt 4’; st 7’.
Seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche dello Zugni Tauro: dopo il passivo maturato nel “monday night” contro il Lumezzane, la Dolomiti Bellunesi scivola di fronte al Novara. Il cambio d’allenatore, avvenuto in settimana, dà subito la scossa ai piemontesi, che espugnano lo stadio di Feltre in un finale a dir poco rocambolesco. Perché, a ridosso dello scadere, capitan Cossalter e compagni stavano assaporando i tre punti. E non avevano concesso pressoché nulla agli avversari. I minuti fatali? Sono i numeri 88 e 90 di un match che i dolomitici hanno interpretato in maniera impeccabile, ma si sono visti scivolare via come sabbia fra le mani. Pur all’interno di un epilogo non felice, non mancano le note positive. Come il ritorno al gol di Louis Agosti, autore di un colpo da biliardo.
“MIGNA” OUT – Senza l’infortunato Mignanelli, un pilastro che finora aveva saltato solo scampoli di gara, mister Bonatti lancia dal primo minuto Agosti, alla terza da titolare in questa stagione e, con capitan Cossalter e Clemenza, destinato a ispirare la grande novità di giornata: Eljon Toci. Il centravanti non partiva dall’inizio dall’amichevole estiva contro l’Hellas Verona. In tema di novità c’è pure Migliardi ad agire da terzino sinistro, con Gobetti riportato nel cuore della difesa, rispetto alla trasferta di Brescia.
SCACCHI – I moduli sono speculari e la partita, almeno inizialmente, è a scacchi. Intensità e agonismo si intrecciano a uno sviluppo tattico che lascia poco spazio alle occasioni, ma è di assoluto interesse. Per spezzare l’equilibrio serve una giocata fuori dagli schemi. E puntualmente arriva al 24’, quando Saccani semina il panico nella metà campo biancoblù e serve Toci, il cui velo libera alla conclusione Agosti: il diagonale è precisissimo e la sfera si adagia all’angolino, alla sinistra dell’incolpevole Brandolini. Una decina di minuti più tardi, invece, Clemenza calcia a colpo sicuro, o quasi, ma trova sulla sua strada Miceli, che ribatte in maniera decisiva. E, sul successivo corner, Saccani coglie il palo, dopo uno splendido avvitamento. La reazione del Novara, invece, si manifesta attraverso un colpo di testa di Larini, neutralizzato da Sonzogni.
IMPREVEDIBILITÀ – Al rientro dall’intervallo, i padroni di casa spingono. E sfiorano il raddoppio con un’iniziativa personale di Agosti, la cui stoccata scheggia il legno, mentre finisce larga la girata di Clemenza. Bonatti prova a immettere forze fresche e si gioca la carta Sia, che reclama un possibile penalty, ma l’arbitro, dopo revisione al Football Video Support, lascia proseguire. In difesa, la Dolomiti Bellunesi è solida e trema solo sulla deviazione sotto porta di Zuppel, su cui interviene miracolosamente Mondonico. Ma il finale è nel segno dell’imprevedibilità: a 1’ dallo scadere, Lorenzini va a segno sugli sviluppi di un corner, mentre il neo entrato Zambataro, servito da Zuppel, raddoppia in contropiede. E gela lo Zugni Tauro.
Una sconfitta che brucia. Anche e soprattutto per il modo in cui è arrivata: avanti 1-0 fino a due minuti dalla fine, la Dolomiti Bellunesi vede sfumare la vittoria, e addirittura il pareggio, al cospetto del Novara. E quando arriva il momento di analizzare il match, Thomas Cossalter sceglie la strada dell’equilibrio. Il capitano avrebbe più di un motivo per soffermarsi sull’episodio dell’1-1, nato da un contatto con Lorenzini, liberatosi in maniera ben poco ortodossa prima di trovare la rete. Ma non cerca alibi, non alza la voce, non trasforma la recriminazione in una giustificazione: «Il dispiacere è tanto. Per le persone che c’erano allo stadio, per il presidente De Cian, ovviamente per poi stessi. Questo purtroppo è il calcio».
SIGNORILITÀ – È una frase semplice. Quasi disarmante, se rapportata a una serata nella quale i dolomitici avevano assaporato la possibilità di conquistare il primo successo casalingo in campionato: «L’azione del loro pari? La rivedrò con calma. Tuttavia, ero sicuro al 100 per cento che la rete venisse annullata. Ma su questo aspetto non ho nient’altro da aggiungere». Il capitano affida quindi la valutazione alle immagini e all’arbitro. Lui preferisce concentrarsi su ciò che la squadra avrebbe potuto fare diversamente. Ed è proprio qui che emerge il suo senso di responsabilità. Perché, al netto del finale, la prova resta una delle più convincenti offerte dalla Dolomiti Bellunesi allo Zugni Tauro: «Abbiamo tenuto la gara in controllo per almeno 80 minuti. E questo non fa altro che aumentare il rammarico».
MATURITÀ – È nella gestione della fase conclusiva che Cossalter individua il margine sul quale lavorare: «Una volta subìto il primo gol, non avremo dovuto prendere il secondo. Dal punto di vista della maturità, qualcosa ci è mancato». Nessuna ricerca di alibi. Soltanto il pragmatismo di chi sa che un collettivo cresce pure attraverso le sconfitte più difficili da digerire. Ed è questa la lezione che il centrocampista porta con sé in vista del prossimo appuntamento: la trasferta di Ospitaletto contro il Desenzano, in calendario sabato 10 ottobre (ore 17.30). «Anche se non ha prodotto punti, ripartiamo dalla buona prestazione». A conferma che la fascia da capitano non è soltanto un simbolo cucito sul braccio. È il modo in cui si sceglie di parlare quando le cose non vanno per il verso giusto. È la capacità di difendere il gruppo senza dribblare ciò che non ha funzionato. È saper distinguere l’amarezza del momento dalla lucidità necessaria per ripartire.




