Olbia-Piacenza 2-3

Una sconfitta che fa male. L’Olbia cede in casa per 3-2 al Piacenza al termine di una partita che aveva dominato nel primo tempo e portato sul 2-0 nel corso della ripresa, prima che la reazione degli ospiti fruttasse tre reti in 18′, l’ultima delle quali, in pieno recupero su calcio di rigore.
Una sconfitta che brucia e che bisogna quanto prima archiviare cercando di preservare e valorizzare quanto di buono fatto vedere per oltre 70′ durante i quali il Piacenza ha subito il fraseggio e le imbucate dei bianchi; ma, soprattutto, cercando di capire e risolvere quanto sia oggi che sabato a Livorno ha determinato che l’Olbia lasciasse per strada la bellezza di 5 punti.
La sensazione che potesse essere la giornata giusta per tornare alla vittoria è piena e giustificata. L’Olbia, nel primo tempo, irretisce il Piacenza con un palleggio ordinato e ficcante, premiato con costanza dalle verticalizzazioni della mediana che mandano in sofferenza la retroguardia emiliana. Per sbloccare la gara, però, ci vuole un altro schema vincente su palla inattiva: Giandonato pennella da corner, Cadili sbuca sul secondo palo e fa 1-0 al 35′.
Il Piacenza accusa il colpo, l’Olbia lo fiuta e prova ad affondare. Nella ripresa, al 54′, Ladinetti lavora bene un pallone sul lato corto sinistro dell’area, scarica per Giandonato il quale fa filtrare per Udoh: l’assist per Ragatzu è al bacio e da pochi passi l’Olbia raddoppia con pieno merito. I bianchi danno la sensazione di poter controllare e colpire ancora, specie con un Udoh anche ispiratissimo, ma quando Scazzola innesca la girandola dei cambi e ridisegna la sua squadra in campo, l’inerzia della gara prende un’altra direzione. E tutto precipita.
Il Piacenza guadagna metri, Tornaghi si disimpegna per la prima volta su De Respinis, ma al 72′ Cesarini detta i tempi in area e Gonzi, con un bel lob sul secondo palo, accorcia le distanze. L’Olbia reagisce subito con Ragatzu, murato dopo due dribbling in area, poi con Altare al culmine di un’azione insistita in area piacentina che il difensore risolve con un mancino da posizione defilata. Nei minuti finali, però, l’Olbia esce di scena e soffre l’intraprendenza avversaria: all’87’ Lamesta colpisce in pieno l’incrocio dei pali, ma due minuti dopo la spizzata di testa di Corbari va infilarsi sotto al sette: 2-2.
Si entra nel recupero, concesso nel numero di sei minuti, e dopo aver rischiato in contropiede (provvidenziale la diagonale di Cadili su De Respinis lanciato a rete), l’Olbia capitola all’ultimo secondo quando Altare atterra lo stesso attaccante in area: dal dischetto va Palma e fa 2-3.
Finisce così, con un pugno di mosche e tanta amarezza per l’Olbia. Che adesso è chiamata a rialzarsi subito, perché il calendario incalza e i punti latitano.
TABELLINO
Olbia-Piacenza 2-3 | 25ª giornata
OLBIA: Tornaghi, Arboleda, Emerson, Altare, Cadili, Pennington (84’ Cocco), Giandonato, Ladinetti (74’ Lella), Biancu (84’ Belloni), Ragatzu (78’ La Rosa), Udoh (84’ Doratiotto). A disp.: Van der Want, Cabras, Putzu, Secci, Demarcus, Marigosu. All.: Max Canzi.
PIACENZA: Libertazzi, Tafa, Battistini (67’ Lamesta), Marchi, Simonetti (46’ Gonzi), Corbari, Palma, Visconti, Pedone, Galazzi (59’ Cesarini), Babbi (59’ De Respinis). A disp.: Stucchi, Martimbianco, Renolfi, Miceli, Scorza, Maio, Saputo, Cannistrà. All.: Cristiano Scazzola.
ARBITRO: Stefano Nicolini di Brescia. Assistenti: Costin Del Santo Spataru di Siena e Stefano Lenza di Firenze. Quarto ufficiale: Federico Cosseddu di Nuoro.
MARCATORI: 35’ Cadili, 54’ Ragatzu, 73’ Gonzi (P), 89’ Corbari (P), 97’ rig. Palma (P)
AMMONITI: 29’ Giandonato, 51’ Battistini, 58’ Palma, 62’ Ladinetti, 89’ Arboleda, 95’ Altare
NOTE: Gara disputata a porte chiuse. Recupero: 2’ pt, 7’ st
Il commento di Max Canzi
Da 2-0 a 2-3 in 18′. Contro il Piacenza, L’Olbia getta alle ortiche una vittoria perdendo tre punti a beneficio di una diretta concorrente per la salvezza. Una sconfitta difficile da digerire e commentare, anche per il tecnico dei bianchi Max Canzi che a fine gara ha cercato di analizzare il film della partita: “C’è grande rabbia per come è andata. Penso però che dopo il pareggio di Livorno e la sconfitta di oggi sia il caso di fermarsi per andare a capire le ragioni di ciò che sta succedendo. È evidente, a mio avviso, che le motivazioni siano più psicologiche che tecniche. In alcuni momenti della partita siamo fragili: oggi, dopo aver subito il primo gol, siamo andati in ansia e abbiamo smesso di giocare con serenità. E questo non va assolutamente bene perché se fino al 70′ abbiamo fatto e condotto la partita, non vedo perché non dobbiamo essere capaci di farlo fino alla fine“.
Gli errori oggi sono costati una sconfitta pesante per il morale oltre che per la classifica: “Quando ci si spaventa si tende a tornare sui proprio difetti. Oggi non abbiamo subito niente per tre quarti di gara, poi forse è subentrata la paura di non farcela“. Se la prestazione non è mancata, i punti lasciati per strada iniziano a essere tanti e pesanti: “Fare prestazioni non basta e non può essere più una priorità adesso. Adesso conta fare i punti. Dobbiamo rimanere lucidi nell’analizzare cosa non va e lavorare molto a livello mentale“. Sui cambi: “Ho tardato un po’ il primo perché avevo notato che gli avversari si erano disposti diversamente. I loro? Sicuramente hanno dato freschezza alla rincorsa e consentito di alzare i ritmi. Noi, di contro, ci siamo abbassati troppo e abbiamo commesso errori di reparto gravi. È oggettivo che stiamo vivendo una situazione tutt’altro che semplice. Come se ne esce? Facendo quadrato e tutti insieme“.




