Bernardi incorona Farioli: “In Italia è sottovalutato”

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L’idea nasce più o meno nel 2016, quando lavoravo a Fox Sports. Guardando un tipo di racconto simile a quello di BordoCam che facevano in Spagna — un programma che si chiama El Día Después — ho pensato che potesse funzionare anche in Italia.
In Spagna questo stile narrativo è molto diffuso perché tante emittenti trasmettono il calcio in chiaro e, non avendo sempre a disposizione tantissime immagini come invece accade nei grandi broadcast italiani, usavano spesso una camera dedicata a bordo campo per raccontare dettagli ed emozioni della partita.
Vedendo quella modalità di racconto, ho capito che poteva essere un modo per dare ancora più luce a un evento che il pubblico normalmente vive dal divano, che si concentra solo ciò che viene trasmesso. Non puoi scegliere le telecamere, non puoi cogliere tutto quello che succede. E allora ho pensato: “Questa potrebbe essere una maniera diversa e più immersiva di raccontare una partita”.
Come sei riuscito a mettere in pratica l’idea?
Il primo tentativo lo facciamo a Fox Sports, grazie anche alla visione di Manuele Corazzi e Marco Foroni, durante il Clásico del Bernabéu con il famoso gesto di Messi. Poi abbiamo portato l’idea a DAZN con l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juve. Inizialmente volevamo seguire tutta la sua stagione con un BordoCam dedicato a ogni partita, così da creare quasi un documentario dal campo su Cristiano Ronaldo.
Per motivi produttivi quell’idea non andò in porto, ma il progetto rimase lì. Poi arrivò il Covid: non essendoci pubblico negli stadi, si sentiva tutto e c’era bisogno di produrre contenuti diversi. Da lì abbiamo iniziato a svilupparlo sempre di più, fino ad arrivare all’esplosione definitiva con lo scudetto del Napoli, che ha reso il format molto più virale.
BordoCam è un format perfetto per diventare virale, a metà tra giornalismo sportivo e social. C’è ancora oggi un rapporto autentico tra giornalisti e calciatori? Ci racconti un aneddoto?
È una bella domanda. Il rapporto oggi è molto diverso rispetto a tanti anni fa. L’altro giorno vedevo un reel di un giornalista argentino che entra nello spogliatoio dell’Argentina prima di Argentina-Australia ai Mondiali del 1994. I giocatori si stavano preparando e lui andava tranquillamente da Batistuta a chiedergli come avrebbe attaccato la difesa australiana.
Oggi una cosa del genere, nel calcio italiano, sarebbe impensabile. Nel basket, per esempio in Eurolega, capita ancora di vedere interviste pre-partita direttamente sul parquet, ma nel calcio no.
È difficile definire in modo generale il rapporto tra giornalisti e calciatori, perché ci sono tante dinamiche. Oggi esistono i social, la comunicazione è cambiata e molti giocatori tendono a proteggersi di più. Dipende molto dalla persona, dal ruolo che hai, dai contatti che costruisci nel tempo. Se lavori spesso a bordo campo magari i giocatori imparano a conoscerti; se invece fai più lavoro da tribuna stampa, senza rapporti extracampo, è più difficile creare un rapporto diretto.
Parliamo di Serie A, torneo che hai seguito da vicino e ha emesso ormai quasi tutti i verdetti. Che voto dai a questo campionato?
È stato un campionato molto strano. L’Inter ha vinto con merito perché è stata la squadra che ha sbagliato meno. Però il fatto che abbia chiuso con così tanti punti di vantaggio evidenzia anche i limiti delle altre squadre.
Il paradosso è che l’Inter non ha nemmeno brillato negli scontri diretti, eppure è riuscita a mantenere una continuità che gli altri non hanno avuto. Ha saputo trovare soluzioni anche nei momenti di difficoltà.
Il Napoli, invece, ha vissuto una stagione molto sfortunata. Da campione d’Italia, con il mercato fatto, era giusto considerarlo favorito a inizio stagione. Poi ha avuto una quantità enorme di problemi e Conte è stato bravo a trovare sempre delle soluzioni, nonostante gli infortuni.
Il Milan, secondo me, ha un po’ rovinato la percezione della sua stagione nelle ultime settimane. Però credo che Allegri abbia fatto un grande lavoro. Aveva una forbice molto ampia da richiudere, con tanti nuovi giocatori e una situazione psicologica complessa dopo la finale di Coppa Italia persa. Per un certo periodo hanno davvero creduto di poter lottare per lo scudetto.
Cosa pensi delle inchieste sugli arbitri delle ultime settimane? Sono state trattate correttamente dai media o in modo troppo sensazionalistico?
Credo sia impossibile giudicare senza avere il quadro completo. Bisognerebbe leggere bene tutte le carte ed è rischioso dare giudizi adesso.
Mi è piaciuto molto come Fabregas ha parlato della situazione in conferenza stampa: ha detto che ci sono troppe variabili che ancora non conosciamo e quindi esporsi sarebbe sbagliato. Concordo totalmente. Prima bisogna capire bene tutto, poi si può esprimere un’opinione seria e rispettosa delle persone coinvolte.
L’Italia purtroppo non parteciperà ai Mondiali, ma DAZN coprirà completamente l’evento. Farai parte anche tu del team? Cosa ti aspetti da questo torneo?
Sì, stiamo ancora definendo bene tutto perché ovviamente senza l’Italia cambia parecchio. Però sarà comunque un’occasione straordinaria: 104 partite e un Mondiale negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
Secondo me sarà un Mondiale spartiacque. Probabilmente l’ultima grande occasione per giocatori come Messi, Modrić e Cristiano Ronaldo. Dopo questo torneo si aprirà davvero una nuova generazione. Credo che DAZN farà di tutto per raccontarlo nel migliore dei modi.
Chi vedi come favorita?
È difficile dare una risposta univoca. Per talento e per come stanno arrivando i giocatori, credo che la Francia abbia qualcosa in più. Però bisogna vedere anche la Spagna, che riesce sempre a trovare risorse culturali e tecniche incredibili quando si tratta di grandi tornei.
Poi c’è l’Argentina campione in carica e c’è il Brasile di Ancelotti. Nei Mondiali servono bravura, gestione e anche un po’ di fortuna. E Ancelotti, nella sua carriera, ha sempre dimostrato di avere entrambe.
Quanto può incidere questo Mondiale sulla crescita del calcio negli Stati Uniti?
Tantissimo. La MLS sta già facendo un grande lavoro portando grandi giocatori e grandi brand. Messi non è soltanto un calciatore: è un’azienda che si sposta.
Negli Stati Uniti il soccer era già molto diffuso, soprattutto a livello femminile, ma ora anche il movimento maschile sta crescendo molto. Hanno giocatori importanti: McKennie, Pulisic, Weah… e anche il Canada è cresciuto tantissimo. Non so quanto riusciranno a colmare il gap con l’Europa, ma hanno strutture incredibili per crescere ancora.
Giocare in casa può essere un vantaggio per gli Stati Uniti?
Sicuramente sì. Ci sarà anche il tema climatico: al Mondiale per Club, per esempio, il caldo e le tempeste erano stati un problema.
Sono curioso di vedere che tipo di Mondiale sarà. Ogni Mondiale lascia qualcosa: nel 2014, per esempio, abbiamo iniziato a vedere il portiere partecipare molto di più alla costruzione del gioco. Voglio capire quale sarà la nuova tendenza tattica di questa edizione.
E come ti immagini l’atmosfera negli stadi?
Gli impianti saranno straordinari, enormi. Però i biglietti costano molto, quindi sarà interessante capire quanto pubblico straniero riuscirà a partecipare.
Mi raccontavano che per Brasile-Marocco ci sono state oltre 12 milioni di richieste di biglietti. Sono curioso di vedere come verrà gestita tutta questa domanda.
Adesso qualche veloce domanda “one shot”. Sei pronto?
Vai.
Messi o Ronaldo, chi ha fatto di più per il calcio?
Messi.
Serie A o Premier League, quale è più difficile da analizzare?
Premier League.
VAR: salvezza del calcio o errore storico?
Salvezza.
Il calciatore più simpatico che hai incontrato?
Florenzi. Mi ha fatto molto ridere dal vivo.
E il più grintoso?
Gattuso. Tra quelli che ho visto io, sicuramente lui. E poi Sergio Ramos.
L’allenatore più sorprendente?
Farioli. L’ho visto dal vivo e l’ho trovato veramente molto bravo. Secondo me è sottovalutato in Italia. Ovunque sia andato, dall’Ajax al Porto, ha fatto sempre un grande lavoro.
Una sola parola per descrivere queste nazionali. Italia?
Delusa…
Spagna?
“Picardia”. Quella cattiveria agonistica e quell’arroganza positiva che li rende competitivi da generazioni.
Stati Uniti?
Rebus. Sono curioso di vedere cosa farà Pochettino.
Canada?
Curiosità. Lo sport canadese sta crescendo tantissimo.
Inghilterra?
Speranza. Hanno qualità enormi ma non riescono mai a vincere.
Fammi un nome per il mercato per alcune squadre italiane. Inter?
Carnesecchi.
Milan?
Sørloth.
Juventus?
Bernardo Silva.
Napoli?
Probabilmente un centrocampista centrale. Il Napoli non deve cambiare molto, se l’infermeria si svuota.
Roma?
Un centrocampista di geometria e gamba, come Guerra del Valencia.




